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«È già pronta al futuro, entro dieci anni Napoli sarà la capitale mondiale del turismo». Parole del ministro dei Beni culturali Dario Franceschini, per due giorni in città in incognito. «Napoli la conosco bene. Negli ultimi due anni però l’ho vista solo durante visite ufficiali. Avevo voglia di tornare ad assaporare la città vera, che solo passeggiando da turista riesci a vivere, perciò mi sono concesso due giorni che mi hanno fatto riscoprire le meraviglie di Napoli». Torni a Napoli dopo qualche anno, fai il turista e riscopri le emozioni e il fascino della città; te ne innamori talmente da raccontarne solo il bello, magari esagerando. Capita a tantivisitatori, a tutti, probabilmente. È successo pure a Dario Franceschini che è ministro del turismo ma ha trascorso unweekend a Napoli in incognito assieme alla famiglia e, lasciando la città, s’è sbilanciato: «È già pronta al futuro, entro dieci anni Napoli sarà la capitale mondiale del turismo». Iniezione d’entusiasmo che chiude virtualmente l’estate dei record durante la quale Napoli ha contato il maggior numero di turisti mai registrato nella storia.

Ministro Franceschini, due giorni a Napoli in incognito, voleva scoprire com’è realmente questa città?

«Napoli la conosco bene. Negli ultimi due anni però l’ho vista solo durante visite ufficiali. Avevo voglia di tornare ad assaporare la città vera, quella che solo passeggiando da turista riesci a vivere, perciò mi sono concesso due giorni da turista che mi hanno fatto riscoprire le meraviglie di Napoli».

Sembra davvero entusiasta. Da dove vuol partire?

«Come ogni turista che torna a casa racconterò il percorso dei miei due giorni: Decumani, San Gregorio Armeno con visita alle suore del convento, pizza al Trianon, passeggiata a via Toledo, caffè al Gambrinus, cena al Borgo Marinai e giornata seguente iniziata a Posillipo con sosta immancabile da Cicciotto a Marechiaro, poi a Capodimonte splendida ultima tappa napoletana».

Ha ragione, è stato un perfetto turista, percorso netto. Quindi avrà anche scoperto le difficoltà che incontrano i turisti…

«Ma io non voglio raccontare quelle». Però i turisti a volte si lamentano della sporcizia, delle difficoltà nei trasporti, dei servizi che mancano. «Probabilmente hanno ragione i turisti che si lamentano, ma certi problemi sono condivisi con tante altre capitali del mondo. Qui a Napoli, però, ci sono un’energia e una spinta verso il futuro che altrove non esistono. Le difficoltà vanno superate, le potenzialità sono esponenziali».

Lei dice così perché parla da turista entusiasta.

«No, adesso parlo da ministro e mi sbilancio: entro dieci anni Napoli può diventare la capitale mondiale del turismo».

E in questi dieci anni cosa bisogna fare?

«Continuare a mostrare lo stesso entusiasmo che ho respirato in questi giorni. In Italia c’è una simile vivacità solo a Milano e anche a Palermo, un’aria differente rispetto a Roma, ad esempio».

Quindi lei ha una lista di buone pratiche e cattive pratiche.

«Ma non dirò cosa va male da una parte, quindi non dirò nemmeno cosa va bene dall’altra».

Qui a Napoli l’argomento del giorno è un corno da sessanta metri sfrattato dal Lungomare.

«Ho letto, ho letto», il ministro sorride pensando alla grande enfasi data alla vicenda del corno.

Lei che ne pensa?

«Io non ne penso. È una questione che va discussa fra Amministrazione locale e Soprintendenza. Comunque un corno me l’hanno regalato, a San Gregorio Armeno, ma è decisamente piccolino rispetto alle dimensioni di quello natalizio».

Vabbè, ma un’idea se la sarà fatta.

«In linea generale non mi dispiacciono le installazioni temporanee di arte. Nello specifico, ribadisco, non mi esprimo».

Torniamo al Franceschini turista entusiasta che pronostica un futuro clamoroso per Napoli.

«Oggi in città c’è la stessa spinta propulsiva che ha consentito a tante altre città di mare di diventare luoghi d’eccellenza del turismo mondiale. Sembra di vivere i giorni della rinascita di Barcellona, i momenti della crescita di Stoccolma. Le città di mare hanno grandi possibilità, sta alle persone fare la differenza».

E qui a Napoli c’è qualcuno che fa la differenza?

«Siete voi, sono i napoletani».

Questo ci lusinga, ma in che modo i napoletani fanno la differenza?

«Continuando a tenere vivi anche i luoghi turistici. Quando passeggi nelle strade di Napoli percepisci che intorno a te scorre la quotidianità delle persone: lungo i decumani incontri frotte di turisti e donne che vanno a fare la spesa alla bottega, gruppi di crocieristi e ragazzi che escono da scuola. Penso, invece, a certe Calli di Venezia o ad alcune strade affollatissime di Firenze dove ci sono solo lunghe file di negozi di souvenir o di grandi marchi internazionali e per strada incroci solo altri turisti. Questo a Napoli non deve accadere».

Come si fa ad evitare la «turistizzazione» della città?

«Adesso è ancora più facile. Abbiamo appena varato una norma che consente ai sindaci di individuare zone della città nelle quali è possibile evitare l’invasione delle catene internazionali o dei soli negozi destinati ai turisti. Ogni Amministrazione può decidere che in determinati luoghi storici o di particolare pregio, ci siano solo botteghe artigianali o negozi di prossimità, è una maniera per tutelare le città d’arte e difenderle dall’assalto del turismo».

Napoli oggi è realmente presa d’assalto dai turisti.

«Ho letto i numeri, ho parlato con le persone, ne sono davvero entusiasta».

S’è chiesto qual è il motivo?

«Ma come? È una città ricca di arte, piena di musei, colma di bellezze naturali dove ci sono buon cibo e accoglienza calorosa: c’è bisogno di altri motivi per scegliere un luogo così?».

Forse c’è bisogno di progetti, di una pianificazione corretta per il rilancio.

«Questo è un tema proprio del territorio, delle Amministrazioni locali e degli operatori del turismo. È ovvio che solo un impegno corale può consentire di costruire al meglio un futuro turistico».

Anche il Governo può intervenire…

«Lo abbiamo fatto in maniera forte nei tempi recenti con fondi e con i nuovi direttori dei musei che stanno lavorando al meglio».

Stavolta lei è stato solo a Capodimonte.

«La mia visita non era annunciata, eppure ho trovato una struttura in perfetto ordine. Ho chiamato il direttore solo dopo aver varcato la soglia della reggia, mi sono goduto una visita tra le meraviglie che solo a Capodimonte sono custodite. Poi ho anche visitato il parco che pure mi ha colpito per la pulizia e l’ordine».

Ministro, dalle sue parole sembra che Napoli sia una città perfetta…

«Attenzione. Non sto parlando della città nella sua totalità e nella sua complessità: so bene che qui i problemi sono tanti e vanno risolti con tenacia. Io sto parlando da turista, da cittadino che ha visitato solo certi luoghi ed è rimasto affascinato».

Avrà anche incontrato i napoletani, magari qualcosa le hanno chiesto.

«Sì, mi hanno riconosciuto e mi hanno fermato in tanti. Molti mi hanno fatto i complimenti, qualcuno si è lamentato, ma è nella logica delle cose. Però ogni incontro si è concluso con un sorriso, se avessero potuto, mi avrebbero offerto cento caffè, anche la donna che mi ha chiesto con angoscia di risolvere la questione dei migranti».

Tema caldo. Lei cosa ha risposto?

«No, io voglio parlare da turista. La politica e le scelte del Governo appartengono al lavoro, io misto ancora godendo il mio intenso week end napoletano».