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La Cultura per tornare ad immaginare e a costruire il nostro futuro

Il Partito Democratico rivendica con orgoglio il lavoro compiuto in questi due anni a sostegno della Cultura, segno evidente di una significativa inversione di rotta che giunge dopo anni di tagli mortificanti e mancanza di visione e prospettiva rispetto ad un settore che rappresenta uno dei pilastri fondamentali per lo sviluppo o meglio come condizione di sviluppo del nostro Paese.

E allora che obiettivi ci poniamo per i prossimi mesi e anni?
Nonostante le difficoltà create dalla grave crisi economica, bisogna avvicinare progressivamente la spesa pubblica a livelli europei, partendo dalla chiara affermazione che quello in cultura è un investimento.
Ma è evidente come non sia sufficiente l’aumento degli investimenti per risolvere tutti i problemi. Il nostro sistema culturale ha bisogno di riforme coraggiose, che ne rendano più dinamico il funzionamento, che rompano incrostazioni clientelari e insostenibili rendite di posizione. E che rimettano in moto un sistema bloccato, dando la possibilità a nuove energie e professionalità di potersi misurare rimuovendo le barriere all’ingresso fatte di posizioni inamovibili e meccanismi premiali basati sull’anzianità e non sul merito o sull’innovazione.

In questi due anni sono state adottate misure importanti:

  • La stabilizzazione del tax credit.
  • La riforma delle Fondazioni Lirico- Sinfoniche.
  • L’art bonus, diretto a favorire ed incoraggiare il mecenatismo culturale.
  • Il riordino del Ministero dei Beni Culturali e la riorganizzazione dei grandi Musei italiani . L’introduzione dell’IVA al 4% sugli eBook.
  • Lo stanziamento di risorse nuove ed aggiuntive che, pur non recuperando il drammatico taglio dei finanziamenti accumulatosi nell’ultimo decennio, testimonia però il recupero di una nuova consapevolezza sulla centralità di questo settore per lo sviluppo del nostro Paese.

Stiamo per intervenire sulla Rai, per ridare centralità al servizio pubblico che torni a produrre cultura, che torni ad avere una visione strategica, competitiva con il resto del mondo. Ci rendiamo conto che sono ancora tante le riforme da attuare, con coraggio.
Riforme di sistema come riforme di settore. Potremmo elencare l’editoria, il cinema, lo spettacolo dal vivo, il diritto d’autore. Ma anche riflessioni e interventi più ampie come coniugare insieme tutela e valorizzazione dei beni culturali; superare l’anacronistica divisione tra pubblico e privato:  il privato non è da solo la soluzione ad ogni problema ed il pubblico non è in grado di fare da solo.
Creare nuovo pubblico e incentivare il consumo culturale, creare maggiori sostegni per i giovani artisti, per aprire, come già si diceva,  un sistema chiuso, perché oggi il mondo della cultura è bloccato da un coacervo di rendite di posizione e di barriere all’ingresso. Un sistema che spesso finisce per respingere o relegare ai margini le energie più fresche.

Dobbiamo mettere a punto strumenti in grado di sostenere e favorire l’emergere di nuovi artisti e nuove professionalità. Apertura del sistema significa anche apertura dei mercati culturali. Il nostro Paese deve tornare ad essere un centro di produzione e non solo luogo di circuitazione e distribuzione di produzioni importate dall’estero.

Semplificare. Oggi tutto il sistema è ingabbiato dentro regole che risalgono a molti anni fa, totalmente anacronistiche e ridicole rispetto all’avvento delle nuove tecnologie. Per questo proponiamo un processo di semplificazione normativa del settore, dalla circolazione dei beni culturali, alle autorizzazione in tema di  spettacolo dal vivo fino alle disposizioni in tema di sponsorizzazioni e mecenatismo culturale.

Creare un welfare dei lavoratori della cultura. Gli operatori della cultura sono prima di tutto lavoratori: si tratta di un’affermazione non scontata. Chi lavora nello spettacolo è calato in una realtà particolare per età, orari, modalità, specificità, senza cancellare tutele e diritti. E anche in questo caso troviamo regole ormai inadeguate e non più rispondenti alla mutata realtà sociale e culturale.
Si dice spesso che il nostro Paese non riesce ad immaginare più il futuro. Ma abbiamo perso di vista anche il passato. Perché considerare la cultura come mera tutela della tradizione è un errore: le migliori storie del nostro Paese sono nate dalle capacità di riattualizzare questo grande patrimonio di cui siamo eredi.
Lo sforzo che dobbiamo fare è quello di riannodare i fili con il passato, assieme ad una grande idea di cultura, una visione più generale e più ampia per scrutare l’orizzonte del nostro Paese. La politica da molto tempo non era più  il luogo dell’innovazione. Oggi sta tornando ad esserlo. Per tornare ad immaginare e a costruire il nostro futuro. Quello di un grande paese, l’Italia.

Lorenza Bonaccorsi