Manovra, Fedeli e Madia: saranno assunti 2.170 precari della Ricerca

“Care ricercatrici, cari ricercatori,

la campagna “Salviamo la ricerca italiana”, promossa da 69 scienziati e sostenuta da tantissimi tra voi, esprime la giusta volontà di mettere al centro del discorso pubblico e delle politiche del Paese un mondo vitale per la nostra società, per il nostro benessere, per il nostro futuro. Se le cose girassero per il verso giusto, questa campagna non avrebbe ragion d’essere. Ma da troppo tempo il nostro Paese non investe come necessario nelle potenzialità e nel ruolo centrale che svolgono scienza e ricerca, in ogni loro espressione. Addirittura, ci sono forze politiche che in modo irresponsabile portano avanti campagne denigratorie nei confronti delle istituzioni scientifiche, delegittimando scoperte e risultati frutto di decenni di ricerca, con grave rischio per i cittadini, e finendo con l’indebolire pericolosamente la fiducia tra scienza e opinione pubblica.

 

Per questa premessa, alla campagna va tutto il sostegno del Partito Democratico. Sostegno che abbiamo voluto dimostrare in questi anni di Governo, seppur in un contesto economico e sociale difficilissimo. Abbiamo invertito la rotta rispetto alle politiche dissennate della destra, che i tagli di Tremonti hanno plasticamente rappresentato. Mentre la ricerca pubblica in Italia veniva marginalizzata, le nazioni più importanti al mondo – l’Europa, gli Stati Uniti con Barack Obama, la Cina – per uscire dalla più grave crisi finanziaria globale hanno investito in capitale umano, ricerca, innovazione, qualità, riconversione tecnologica e industriale.
Recuperare il divario è ora possibile avendo invertito la rotta, con politiche fondate su una rinnovata fiducia verso la comunità dei docenti, dei ricercatori e degli studenti.

 

Solo per rimanere nell’ultima legge di bilancio, sono state stanziate risorse per l’assunzione di 1.612 nuovi ricercatori, di cui 307 riservati agli enti pubblici di ricerca (che dà continuità al reclutamento dello scorso anni di 1.077 ricercatori, di cui 2016 negli EPR); per l’aumento della borsa di dottorato; per recuperare gli scatti stipendiali dei docenti universitari fermi dal 2007, trasformandoli da triennali in biennali a parità d’importo.

 

Nel corso della legislatura, inoltre, il Programma Nazionale per la Ricerca 2015-2020 ha visto uno stanziamento di 2,5 miliardi (a cui si aggiungono 500 milioni dal Fondo di Sviluppo e Coesione); i nuovi PRIN sono stati rifinanziati con 391 milioni di euro, l’importo più alto di sempre, con attenzione specifica a giovani e Sud; è stato finalmente varato un piano di stabilizzazione del personale (ricercatori, tecnologi, tecnici e amministrativi) in servizio presso gli enti pubblici di ricerca; è stata approvata la riforma degli EPR: un sistema di regole più snello e un maggior grado di autonomia gestionale e finanziaria per gli enti pubblici di ricerca, con garanzia ai ricercatori di più formazione, aggiornamento, libertà di ricerca e autonomia professionale, recependo la Carta europea dei ricercatori.

 

I ricercatori italiani possono vantare risultati tra i migliori al mondo, e sono motivo di orgoglio per il Paese, grazie alla loro generosità e competenza.
Adesso che stiamo tornando finalmente a crescere, dobbiamo mettere sempre di più al centro questo settore strategico, aumentando gli investimenti e dandoci, insieme, la prospettiva di raggiungere gli obiettivi che ci siamo stabiliti come Europa.

 

Continuità e certezza di risorse sono essenziali per fare della ricerca un’infrastruttura strategica, imperniata sull’integrazione tra università ed enti, sul legame tra ricerca-imprese-territori, sul presidio delle frontiere tecnologiche. Per questo proponiamo una più efficace governance del sistema della ricerca pubblica in Italia, attraverso l’istituzione di un’Agenzia nazionale, per coordinare progetti e risorse ed evitare frammentazioni. E, contestualmente, proponiamo di rafforzare il piano straordinario di investimenti in ricerca di base e di realizzare un reclutamento strutturale e continuativo di diecimila ricercatori di tipo B nei prossimi 5 anni.

 

Raggiungere l’obiettivo di Barcellona del 3% del Pil in Ricerca e Sviluppo è possibile solo continuando sulla strada avviata dai governi sostenuti dal Partito Democratico. Per questo il fulcro del nostro programma è l’emissione di Eurobond per finanziare progetti su capitale umano, ricerca e infrastrutture: ipotizzando un’emissione fino al 5% del Pil dell’Eurozona, si tratterebbe di risorse aggiuntive dirette per la crescita pari a 540 miliardi.

 

Siamo convinti che la democrazia vincerà le sue sfide più difficili solo attraverso la costruzione di una società della conoscenza più solida, più larga e più accessibile, che dia protagonismo alla vita di ogni cittadino, in particolare i più giovani, e lo metta nelle condizioni di realizzare il proprio progetto di vita.
Per tutte queste motivazioni, care ricercatrici e cari ricercatori, siamo fianco a fianco nella battaglia per dare alla ricerca la forza strategica che è necessaria”.