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“Come ha chiarito bene il presidente Draghi, questo è un disegno di legge di iniziativa parlamentare che nulla ha a che fare con l’attività di governo”.

 

Lo afferma Simona Malpezzi, presidente dei senatori del PD, in un’intervista al quotidiano La Stampa, parlando della battaglia in aula per l’approvazione del Ddl Zan.

 

Il testo del ddl Zan è frutto di un lungo processo condiviso

“Il testo approvato alla Camera è il frutto di un lunghissimo processo di mediazione che ha coinvolto anche il centrodestra, con l’approvazione dell’articolo 4 con l’emendamento ‘salva idee’ di Enrico Costa. Ha superato il vaglio della commissione Affari costituzionali della Camera e il dossier del servizio studi del Senato”, ha detto aggiungendo che provare a modificare il testo “significa affossare la legge che è quello che ha cercato di fare Salvini dall’inizio”.

PD compatto nell’approvare la legge

Il Partito democratico secondo Malpezzi “si è riunito, ha discusso il testo nel merito, ognuno ha avuto la possibilità di esprimere le sua opinione ed ora è compatto nella volontà di approvare la legge”, ha concluso.

 

Sui dubbi sollevati con la lettera della segreteria di Stato del Vaticano, Malpezzi ha chiarito: “Mi sento di ribadire quanto detto dal presidente Draghi, il nostro ordinamento contiene tutti gli strumenti di controllo preventivo e successivo sulla legittimità costituzionale di una legge e sul fatto che la legge non violi il concordato e tutti i trattati internazionali”.

Il testo proposto da Ostellati non tutela tutti

“Il testo proposto dal presidente Ostellari è privo di tutela per persone transessuali e in transizione. Non si può chiamare mediazione. L’obiettivo della Lega  è solo quello di affossarlo ed è comprensibile pensando che si tratta dello stesso partito che ha aderito al manifesto illiberale dei sovranisti di tutta Europa e che è alleato di Orban che, proprio in ragione della sua legislazione discriminatoria nei confronti della comunità Lgbtq, potrebbe ricevere una lettera da Bruxelles con l’avvio di una procedura d’infrazione“.

Con IV non serve nuovo accordo, i numeri ci sono

“Noi non capiamo l’atteggiamento di Renzi perché, lo ribadisco, con i voti di IV il testo passerebbe”.

Intervista completa su La Stampa