Ha fatto rumore nel weekend l’articolo del Professor Alessandro Penati ‘Fibra obbligatoria e altri miti da sfatare sulla banda larga affare di Stato’, pubblicato su Repubblica il 5 luglio 2015. L’articolo, fra le altre cose, pone il quesito sugli effettivi benefici per il Sistema Italia derivanti dagli investimenti pubblici per la realizzazione della rete a banda ultralarga. Ne abbiamo parlato con Sergio Boccadutri, Coordinatore Area Innovazione del Pd.

Key4biz. Cosa pensa della tesi secondo cui gli investimenti pubblici nella banda larga andrebbero quasi tutti a vantaggio di fornitori stranieri e non del Pil nazionale?  

Sergio Boccadutri. Non sono d’accordo. Il ragionamento del prof. Penati potrebbe essere tradotto nella paradossale affermazione che se in uno stato non si producono automobili non c’è interesse a costruire reti autostradali.
Non credo sia un approccio corretto, e partendo proprio dall’ultima domanda del professore “in Italia quante sono le grandi imprese cresciute attorno alla Rete?”, rispondo: come può una impresa crescere senza infrastrutture digitali attorno?

Key4biz. Come?

Sergio Boccadutri. Per rendere più competitive le nostre aziende, dall’offerta di servizi alla promozione di piattaforme integrate di e-commerce/logistica solo per fare due esempi, si deve fortemente investire risorse pubbliche in banda ultralarga.

Key4biz. E sul fattore straniero cosa pensa?

Sergio Boccadutri. Anche sul fattore “straniero” trovo la questione posta assai curiosa: in Europa si sta realizzato un digital single market e senza una rete di ultrabroadband l’Italia non sarebbe in grado di attrarre investimenti stranieri. Non vedo più da tempo la bandiera di un’azienda come determinante, quando questa porta lavoro e investimenti nel nostro paese, e in Italia di aziende che fornirebbero tecnologie per le reti ce ne sono tante, che producono proprio sul nostro territorio. Semmai oggi c’è un problema di profit shifting ma che riguarda anche il paese in cui insistono gli headquarters della maggior parte degli OTT. Un tema di cui il G20 e l’Ocse si stanno molto occupando.

Key4biz. Non sarebbe più facile, come sostiene il professor Penati, coprire gli edifici con il WiMax e con il WiFi invece che puntare sulla fibra ottica per entrare nelle case degli italiani?

Sergio Boccadutri. Sono un sostenitore del WiFi diffuso, per tutta una serie di motivi che ho anche illustrato molte volte su Key4Biz. Ma se il WiFi non è “agganciato” alla fibra o ad un Adsl, così come ad un router WiMax non distribuisce un bel nulla, infatti il Wifi agisce sul lato della domanda di banda ultralarga. L’ultrabroadband wireless, oggi si parla di Fixed Wireless, è cosa diversa dal Wifi. Si tratta di tecnologie utili soprattutto per integrare quelle realtà in cui ci vorrà del tempo per infrastrutturare la fibra, ma non agevolmente gestibile nelle città anche per problemi di spettro. Infine senza una diffusione della fibra non sarà possibile mantenere le promesse del 5G nell’Internet Of Things, soprattutto in termini di riduzione della latenza. Ma questa è un’altra storia.


Key4biz. Secondo lei la banda larga sarà un business per le società televisive e le telco?

Sergio Boccadutri. Vedo le concentrazioni come un fatto positivo, servono a reggere la concorrenza in un mercato sempre più globale. Detto questo, credo che il tema sia mal posto dal professore. L’opportunità delle reti ultrabroadband nel settore televisivo non è tanto sulla modalità di distribuzione, anche se ne riduce fortemente i costi, piuttosto lo è in termini di qualità e soprattutto in termini di customer experience.
Basti pensare agli eventi sportivi o in diretta, il telecomando può diventare una sorta di cabina di regia, dal quale decidere da quale delle non più 3 o 4 ma decine di telecamere inquadrare la scena. Cambia tutto, la tv non distribuisce il punto di vista del regista, ma visualizza il punto di vista che lo spettatore preferisce, una curva piuttosto che l’altra, un bordo campo dalla panchina o dalla rete della squadra del cuore…

Key4biz. Il professore sostiene che aumentare la velocità di banda non risolve il problema del digital divide degli anziani e che in generale gli incentivi statali non saranno utili perché finiranno in “tasche straniere”.

Sergio Boccadutri. Pensare soltanto in termini di domanda diretta è un errore. Sarebbe come pensare, anche qui utilizzo la metafora stradale, che buone infrastrutture di comunicazione fisica servano soltanto a chi ha una patente, e non già ad esempio a chi trasportato su una ambulanza ha la necessità raggiungere più velocemente l’ospedale più vicino. Esattamente come sarà utile anche all’anziano non per fruire del web, ma per avere in casa un assistente robot (i primi prototipi sono già stati sviluppati dall’Istituto italiano di tecnologia di Genova) o per ricevere immediata assistenza di telemedicina.
Per quanto riguarda gli incentivi, il Piano del Governo ha individuato diverse aree su cui dosare l’intervento pubblico insieme ad un sostegno più diretto della domanda, quindi un intervento pubblico sulla realizzazione delle infrastrutture e uno per favorire gli abbonamenti (i cosiddetti voucher). Perché lo stato dovrebbe rimanere alla larga di una leva di crescita del paese, il professor Penati dovrebbe spiegarlo meglio, senza continuare ad agitare inutilmente lo spauracchio straniero. Mi ricorda maledettamente la vicenda Alitalia, e tutti sappiamo come è andata a finire.