Come da statuto inviamo nostra richiesta giá ufficializzata l 11.3.21 alla presidente e alla segr organizzativa richiedendone la presentazione oggi in assemblea. Giuseppina Bonaviri

 

Gentile Presidente Cuppi

Gentile Segreteria Organizzativa

 

Inviamo un nostro documento, posto all’attenzione e alla discussione di altre realtà territoriali oltre la nostra provincia frusinate, auspicando che possa essere inserito nell’ordine del giorno dell’Assemblea del 14 marzo prossimo. In un momento tanto delicato il ruolo dei partiti, oggi, può essere determinante per i cambiamenti sociali e di rappresentanza reale del Paese.

 

Le donne rimangono il baricentro nei processi decisionali, di ripresa e resilienza del prossimo decennio, questo a sostegno di un patto democratico, libero ed equo. La politica deve tornare nei luoghi reali del dibattito, partendo dai territori nella loro più ampia accezione, per superare l’attuale distonia e garantendo ad un elettorato di appartenenza smarrito spazi decisionali e laboratori aperti per la costruzione di nuovo consenso. I varchi e i limiti delle vecchie alleanze hanno,in questi anni, costituito il vero sbarramento all’identità e alla rilettura dell’azione politica doverosa e sintonica del nostro partito verso una militanza dimenticata e orfana.

 

Certe che non ci saranno esitazioni, evitando ulteriori fratture e ritardi, rimettiamo questa proposta-patto- atto- appello a garanzia che la voce delle donne torni a contaminare e a motivare le anime deluse e gli esuli.

Sempre nel rispetto democratico delle regole che ci rappresentano intendiamo procedere con incontri condivisi e riunioni preordinate affinchè il nostro obiettivo prioritario diventi un traguardo per tutte e tutti noi.

 

Nel ringraziarLa, in attesa di cortese risposta,vi porgiamo gli auguri di buon proseguimento.

Giuseppina Bonaviri, Angela Incagnoli, Maria Palumbo,Valeria Parolari

Delegate Nazionali Assemblea Pd

 

Infoline [email protected]

 

 

 

 

E siamo la metà del Paese

Un incontro decisamente cruciale quello dell’Assemblea Nazionale del 14 marzo. Un incontro, che considerate le circostanze attuali, obbligherà scelte e decisioni fondamentali per la guida del Paese e per la ricostruzione di un centro sinistra unito e sintonico. Ecco che allora il dibattito aperto dalle donne nella società e nel Pd rimane una concreta e rilevante ipotesi di lavoro e di rappresentanza da cui ripartire per le prossime scelte, le più opportune e utili, atte a scongiurare scissioni e a mitigare laceranti conflitti interni.

La presenza qualificata e significativa delle donne nelle istituzioni politiche e nei luoghi della Governance del Paese -che non è certo una questione di poltrone o di quote ma di identità per un partito plurale e federatore di famiglie riformiste democratiche- oggi appare un reale bisogno dei tempi e non un feticcio nel ricordo di vecchi luoghi comuni. La parità di genere deve essere l’obiettivo strategico che permea tutte le politiche attive ed attuali a partire dal Pd, partito che evoca battaglie già intraprese nel tempo a favore della parità e dei diritti. Cooperare in questa direzione ci sembra il modo migliore per proseguire la nostra storia riformista e progressista, avviata già molti anni fa.

Non c’è solo il problema delle 440 mila lavoratrici in meno rispetto al dicembre 2020, essendo infatti un milione 300 mila le donne ulteriormente a rischio lavoro all’interno della grande crisi pandemica. L’obiettivo europeo del tasso di occupazione femminile è oggi del 48,5 % lontano dalla media europea del 64,5%. Rinascere è anche investire trasversalmente sui volani dell’occupazione femminile e giovanile a partire dai quei settori in forte crescita ed innovativi che rappresentano il vero moltiplicatore mentre la crescita non inclusiva crea squilibri sociali e stereotipi.  Necessita con urgenza una valutazione sull’ impatto (Vig) di genere ed un monitoraggio nella programmazione attuale equa ed efficiente per le politiche di sviluppo e di accesso al Piano nazionale nella fase di definizione dei progetti e selezione e non solo l’etichetta politically correct. Ricordiamo che solo 3 Stati membri su 2 hanno, al momento, una donna capo del governo.

La discussione che in queste settimane ha animato il dibattito pubblico sulla composizione del governo è stata caratterizzata da un dibattito unicamente rivolto agli addetti ai lavori senza avere risconto reale nel mondo femminile quando, invece, i temi che maggiormente ci stanno a cuore sono, senza dubbio, il piano vaccinale, il lavoro e il Recovery Fund; una strategia che sta cambiando il modello socio-economico dei prossimi anni e che per noi donne rimane questione delicata e non certamente marginale.

Per quanto detto, a garanzia di una visione unitaria, moderna ed evolutiva a favore della democrazia paritaria, riteniamo essenziale la COSTITUZIONE DI UNA SEDE PERMANENTE DI CONFRONTO tra il Governo, il Parlamento, le Regioni e le RETI DELLE DONNE che dal basso continuano a garantire sintesi, circolarità informativa a favore di azioni reali nel Paese: salute pubblica bene comune, lavoro, rilancio dell’economia, scuola, famiglia, disuguaglianze, coesione sociale e territoriale.

Un Forum permanente che possa garantire consultazioni immediate e interattività su singoli progetti e azioni strategiche attraverso l’individuazione di una Delegata istituzionale unica a livello governativo (anche grazie al coinvolgimento del Presidente del Consiglio) può diventare il canale di collegamento con i fermenti più attivi della base, sulle scelte cruciali che ci aspettano.

La costruzione partecipata del Piano Nazionale per il Rilancio e la Resilienza, a partire dalla Transizione Ecologica e dalla Trasformazione Digitale richiederà particolare attenzione anche perché il 57% degli investimenti è previsto in settori a massiccia presenza occupazionale maschile. Bisogna garantire che tali investimenti avvantaggino le donne tanto quanto gli uomini.

Riteniamo coerente lavorare, anche attraverso questa Assemblea Nazionale e la Conferenza delle Donne, con le tante sensibilità in campo verso un processo partecipato -richiesto dalle stesse istituzioni dell’unione europea- che ridia finalmente a tutte noi dignità decisionale, globale e solidale. Le quote femminili non ci appassionano particolarmente; il nuovo protagonismo parta dal merito e dalle competenze, vigilando sulle misure che riguarderanno l’impatto di genere. Per questi motivi un’apertura rifondativa che passi da noi donne è auspicabile per recuperare la rappresentatività, di quante fanno politica attiva, si adoperano nel sociale e nel volontariato di strada, negli ambienti accademici più evoluti, in ambito intellettuale, imprenditoriale, professionale per non dimenticare le tante donne ed uomini che hanno progressivamente abbandonato il partito non ritenendo adeguate le sole logiche correntizie rispetto al nuovo modello di trasformazione globale.

Per queste finalità ci impegniamo a mettere a disposizione le nostre esperienze accomunate da una visione chiara e determinata, sintonica con le nostre passioni, fondamentali per vincere insieme una sfida  quanto mai inedita e di grande portata, anche a favore delle prossime generazioni.

Auspichaimo che in sede assembleare sia discussa ed approvata questa nostra proposta certe che l’eguaglianza di genere sia operativa a partire dagli organi di corporate governance, in risposta alle attese e alle istanze avanzate in questi anni. Creare un BOARD al femminile che intercetti e capitalizzi la rappresentanza femminile delle tante donne impegnate nei territori, nell’associazionismo, nelle piccole imprese, nel sociale, nel terzo settore, nei sindacati di base, nelle minoranze, nella lotta alle disuguaglianze Lgtb, nei luoghi di culto, aumenterà l’interlocking femminile e i consensi di una classe politica  evoluta come dei tanti movimenti locali finora trascurati ma che per un partito di governo come il Pd fanno la differenza.