Se vinceremo, il governo andrà avanti, avendo più forza e autorevolezza in Europa. Se perderemo, metteremo al centro di tutto il bene degli italiani, Mattarella si troverà di fronte un Pd responsabile». Graziano Delrio ovviamente è convinto che il Sì può farcela, «perché la gente si sta informando e gli italiani vogliono votare con la testa a dispetto di quello che dice Grillo». Ma conferma che in caso di sconfitta, il governo rimetterà il mandato nelle mani del capo dello Stato.

 

Non siete riusciti a raddrizzare quello che Renzi stesso ha definito il “pateracchio” della personalizzazione. Quanto peserà questo errore?

«Certo un peso ce l’ha sempre il voto pro o contro il governo: l’ha avuto per la Brexit e anche nelle elezioni Usa ha pesato un contesto, i poveri che votano un miliardario dimostrano che la gente che soffre tende a focalizzare il suo voto sulla protesta. Sarebbe quello un errore e diciamo loro, così come a tutti, che vale la pena di informarsi su cosa comporta questa riforma. Poi avranno occasione di mandare a casa Renzi, Delrio e il governo nel 2018». Come le sono sembrate le motivazioni del Si di Prodi? «Sono quelle di un uomo che, come me, ha sempre creduto, fin dalla nascita dell’Ulivo, alla democrazia dell’alternanza e della capacità di decidere».

 

Con la vittoria del No sarebbe finita la stagione del maggioritario?

«Certo la compagnia del proporzionale avrebbe più slancio, sarebbe sempre più difficile dunque far nascere i governi. C’è un vasto fronte che ricomincia a parlarne, dimenticando che gli italiani hanno archiviato il proporzionale a suo tempo e sarebbe un ritorno indietro. Non crediamo che il proporzionale sia un bene e lo abbiamo detto con chiarezza. Si possono fare correzioni all’Italicum, ma un passaggio al proporzionale non ci vedrebbe d’accordo».

 

Il sì di Prodi allontanerà gli elettori di Berlusconi, visto che è stato il suo nemico storico?

«No, perché non è un sì politico, ma di merito. Prodi ha valutato la coerenza di questo progetto rispetto alle cose che si discutono da trent’anni per aiutare il cambiamento del paese. Quindi gli elettori di vario credo politico sanno che scelgono tra un paese più efficiente e lasciare la situazione di fatto. E spero e credo che voteranno su questo».

 

Un sì troppo tardivo, ha detto qualcuno: se fosse giunto prima, sarebbe cambiato qualcosa nel Pd?

«Non lo so, penso che le sue parole pesano sempre su tutti, nel bene e nel male. Certo in questi mesi, abbiamo ragionato di combinati disposti, di italicum, di governo, di stile e di modi, ma poco dei contenuti della riforma. Una riforma che viene da lontano, non aumenta i poteri del premier, non è proRenzi. Ma mira a semplificare e correggere gli errori della riforma del 2001 che sono sotto gli occhi di tutti. E garantisce di più l’esigibilità dei diritti della prima parte della Costituzione che non viene toccata. Per tutto il resto, ci sarà il congresso del Pd».

 

Dicono che in questa dichiarazione di Prodi ci sia anche il suo zampino. Vero? «Prodi decide con la sua testa».

 

Che succederà se vincerete, farete un bel rimpasto di governo?

«Dovremo parlare a quelli che hanno votato No nel merito, per aiutare a tenere insieme il paese. Fare uno sforzo unitario. Sul governo dico solo che stiamo cominciando a raccogliere quel che abbiamo seminato: le previsioni fatte sul Pil si dimostrano corrette, abbiamo cercato di promuovere gli investimenti. La cosa migliore dunque penso sia quella di proseguire. Il governo avrà più forza e autorevolezza in Europa per portare avanti le sue politiche di espansione e di investimenti».

 

Che succederà invece se perderete, dopo le dimissioni farete piazza pulita nel Pd? «Assolutamente no: servire bene gli italiani lo si può fare solo con un partito unito. Non ci saranno rese dei conti. Certo, ci sarà bisogno di fare un’analisi franca e fraterna, come si fa in una comunità politica, del messaggio consegnato dal voto degli italiani».

 

Quindi niente espulsioni o radiazioni dalle liste elettorali?

«No, queste le lasciamo fare ad altri partiti. Da noi chi è andato via, lo ha fatto di sua volontà».

 

Se perdete, farete sorbire agli italiani il cine panettone Natale con lo spread? O ci sarà subito un altro governo per andare al voto?

«In quel caso, noi faremo di tutto per mettere al centro il bene del paese. Renzi farà di tutto per mettere, davanti a ogni cosa, ai destini o alle preoccupazioni personali o di partito, il bene dell’Italia. Quindi col presidente della Repubblica, il Pd si comporterà come sempre in questi anni, con grande senso di responsabilità e anche a volte accollandosi fatiche che altri non si vogliono accollare, per garantire governabilità. Nel 2013 come si ricorda la situazione era piuttosto caotica…».

 

Se la roulette del dopo voto si fermasse su di lei, le tremerebbero i polsi?

«Non esiste. Punto».