Il cinema come veicolo chiave per la promozione dell’Italia all’estero. Lo afferma il ministro della Cultura Dario Franceschini: «Con la nuova legge sul cinema sottolinea faremo tornare le grandi produzioni nel nostro Paese».
 
Ministro, il premier Renzi porterà a cena dal presidente Obama Roberto Benigni e Paolo Sorrentino. Quanto contano le eccellenze cinematografiche in un contesto politico come questo?
 
«Siamo stati abituati per troppo tempo ad un cinema italiano noto solo per i maestri del dopoguerra. In realtà adesso il cinema sta vivendo una stagione molto positiva, per i prestigiosi riconoscimenti come l’Oscar a Sorrentino, ma anche per una nuova consapevolezza: che l’immagine di un paese è in buona parte affidata al cinema. Un film italiano di qualità o un film straniero girato in Italia, vale molto più in termini di promozione turistica del paese di una campagna spot pubblicitaria a pagamento».
 
Il cinema deve vivere in un clima così glamour per essere efficace?
 
«Glamour a parte, il cinema è un veicolo di promozione del nostro paese. Il lavoro che stiamo facendo con la nuova legge sul Cinema è aiutare a far tornare le grandi produzioni in Italia. Abbiamo visto gli effetti benefici di Spectre, Zoolander, Young Pope. Cinecittà che sembrava condannata al declino ora ha i tempi di attesa. A piazza di Spagna si celebrano ora i cinquant’anni di Vacanze Romane, film che ha contribuito a promuovere l’immagine di Roma nel mondo. Persino per la Grande Bellezza tour operator organizzano itinerari guidati sui luoghi del film. A novembre, poi, abbiamo in programma a Los Angeles una serie di eventi per promuovere Fuocoammare di Rosi, candidato all’Oscar. Insomma, in questo momento il cinema italiano sta vivendo il suo momento».
 
Cosa pensa dell’uso dei Beni culturali come set cinematografici?
 
«Abbiamo dato indicazioni sempre a tutti di aprire, anche perché l’attrattiva dell’Italia è legata ai nostri beni culturali. Per questo stiamo lavorando con le varie Film Commission regionali, con cui abbiamo in settimana un incontro, perché sulla base dell’esperienza positiva del Lazio, vogliamo avere presto un portale nazionale al servizio di produttori e registi italiani e stranieri. Se vogliono un palazzo barocco, per esempio, o una piazza medievale, qui possono consultare un elenco di location disponibili con riferimenti, luoghi, caratteristiche e costi. L’obiettivo è mettere in rete il nostro patrimonio al servizio del cinema. E spero che in poco tempo diventi comprensivo di tutto, in modo da incentivare le produzioni a girare in Italia».
 
Il Colosseo potrebbe rientrare in questo elenco?
 
«Non è certo il ministro che può dirlo, ci sono delle responsabilità che spettano alla Soprintendenza di Roma, però quando sono rispettati tutti i principi di tutela, non vedo in generale motivi per dire di no».
 
Abbiamo assistito ad una stagione ricchissima di produzioni, da 007 a Young Pope. La prossima annata come dobbiamo aspettarcela?
 
«Sarà segnata dalla nuova legge sul Cinema, attesa da11965. Approvata al Senato, dovrebbe passare alla Camera in tempi brevi, in modo che le norme siano in vigore dal primo gennaio. Il che significa più risorse, sul modello francese un fondo minimo di 400milioni, destinato a crescere nel 2017 in base all’Il per cento delle entrate Ires e Iva del settore, non altro che le tasse che versano i contenitori, ossia le televisioni, broadcaster, produttori dell’audiovisivo. Finisce così il tema che ogni governo del momento, in base alle situazioni di conti pubblici, faceva calare o crescere il Fus, lasciando l’industria cinematografica in un’incertezza di fondo».
 
Entrando nello specifico della legge, spariscono le commissioni giudicatrici di esperti per assegnare i finanziamenti e si fa largo agli incentivi automatici. «Scompare la commissione che giudica il valore culturale del film, che puntualmente alimentava strascichi di polemiche. Per quanto fossero commissioni di tecnici di alto livello. Ora lo spazio di discrezionalità arbitraria è azzerato, perché si basa per 1’82 per cento su tax credit e solo un margine di 15-18 per cento selettivo per opere prime, under 35. Quelli che da soli sul mercato non ce la farebbero ad entrare».
 
Come tutte le leggi, le critiche non sono mancate. L’Anac, l’associazione degli autori, auspica correttivi perchè, dicono, favorisce l’intrattenimento a fronte della qualità.
 
«Loro chiedevano una quota più alta di quel 15 per cento selettivo, arrivando all’effettivo 18 per cento. In realtà il meccanismo del tax credit è uguale per tutti. I film opera prima o under 35 possono prendere il contributo selettivo, ma anche il tax credit. Non è: o l’uno o l’altra».
 
Sul fronte incentivi, cosa si prevede sul tema della distribuzione dei film e soprattutto sulle sale?
 
«Noi abbiamo cercato di dare, nell’ambito del tax credito, un premio a chi si distribuisce da solo il film. In più ci sono altri capitoli di risorse nuove a favore delle sale: 150 milioni, divisi in 30 all’anno, per ristrutturazione di sale o per costruzione di nuove. Ma soprattutto prevediamo strumenti in deroga urbanistica per trasformare un cinema in un multisala, naturalmente con il consenso del Comune e della Regione».
 
Dopo il successo del secondo mercoledì al mese al cinema a 2 euro, pensate di rinnovarlo nel 2017?
 
«Sono convinto dell’importanza di questo progetto. Riesce ad avvicinare persone, giovani soprattutto, che ormai vedono film solo su smartphone, tablet, altro. E si perdono tutta la magia del cinema».
 
Sulla nuova legge di Bilancio, quali sono le novità legate alla Cultura?
 
«Il tema del cinema ritorna forte, visto che la card da 500 euro per i 18enni è stata confermata per il 2017 e nello schema pedagogico-culturale può essere usata per andare al cinema, oltre che per comprare libri, andare al museo e a concerti».