Da vent’anni, accusa Alessia Morani, deputato del Pd, di professione avvocato, esiste uno «squilibrio tra potere giudiziario e politico». E questo «mina la qualità della nostra democrazia». Per capire la bufera che sta travolgendo Matteo Renzi e il Pd, dice l’ex responsabile giustizia del partito, bisogna partire da qui. E poi dalla «reazione» di certi mondi di fronte al tentativo, fatto dal governo dell’ex premier, di toccare determinate «corporazioni».
 
Però il quadro che emerge dall’inchiesta Consip è devastante. Soldi, ricatti, appalti, parenti. È tutto un complotto?
 
«No. Ho la massima fiducia nella magistratura. Le inchieste devono essere fatte velocemente, così che si chiariscano eventuali ombre. Ho però una certezza: Luca Lotti è un uomo perbene. Non ho nessun dubbio che sia completamente estraneo ai fatti che gli sono attribuiti».
 
E Tiziano Renzi?
 
«Il tempo ci dirà chi ha ragione».
 
C’è, però, anche un piano politico. È opportuno che il padre del presidente del Consiglio si faccia da tramite con uomini di governo per incontri con imprenditori?
 
«Intanto bisogna stabilire se ci sono stati questi incontri e se erano finalizzati alle ipotesi di cui parla la Procura. Siamo nel campo delle tesi degli inquirenti che devono essere provate in giudizio, se ci sarà un processo. Sul piano dell’opportunità politica, quello che fa Tiziano Renzi non influisce su quello che fa Matteo Renzi. Non credo sia giusto che le eventuali colpe dei padri ricadano sui figli».
 
Però siamo già al secondo padre indagato, dopo quello di Maria Elena Boschi.
 
«La stessa cosa che dico per il padre di Renzi, la sostenni per quello di Maria Elena».
 
Con il ministro Cancellieri, però, non siete stati così garantisti.
 
«Siamo su due piani totalmente diversi. Nel caso di Cancellieri si poteva configurare un conflitto di interessi. Lotti, come lui stesso ha detto, non si è mai occupato di Consip. E comunque l’accusa che gli viene mossa riguarda la rivelazione del segreto di ufficio. Reato compiuto con cadenza settimanale con le fughe di notizie dalle procure, quando si danno notizie ai giornali. Ma di questo non parliamo mai. Però mi lasci dire una cosa».
 
Cosa?
 
«Purtroppo da vent’anni non siamo riusciti a trovare un equilibrio tra potere giudiziario e politico. Ed in questo conflitto la qualità della nostra democrazia è stata fortemente minata. Quello che è successo negli ultimi anni in Emilia Romagna è sconcertante».
 
Si riferisce a Vasco Errani?
 
«Non solo. Errani dopo la condanna in appello si è dimesso e poi è stato assolto in Cassazione. Le primarie che hanno visto i due protagonisti, Stefano Bonaccini e Matteo Richetti, indagati per lo stesso reato e poi uno archiviato, l’altro assolto».
 
La sinistra, però, ha spesso cavalcato questo squilibrio.
 
«È vero. Abbiamo passato gli ultimi vent’anni a fare la guerra a Berlusconi sul piano giudiziario, smarrendo la mission di un partito, che è di fare proposte. Abbiamo nutrito il nostro popolo con il giustizialismo e oggi in parte lo scontiamo. Però questo squilibrio va risolto. Non si può disprezzare il principio costituzionale della presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio».
 
Prodi cadde dopo l’inchiesta su Mastella, Berlusconi dopo il processo sulle Olgettine.
 
«…e a quante Olgettine bis, ter, quater siamo arrivati?».
 
Quater credo. E ora tocca a Renzi. C’è un filo?
 
«Io non credo alla giustizia a fini politici o a orologeria. Credo, però, che dobbiamo trovare un equilibrio tra i due poteri».
 
Bisogna riformare la giustizia?
 
«Bisogna fare in modo che un avviso di garanzia torni a essere uno strumento a tutela dell’indagato, non un’onta pubblica. Stefano Graziano, Salvatore Margiotta, Filippo Penati, Errani: c’è un lungo elenco di politici indagati, imputati e poi assolti. Tutti dovrebbero riflettere. La politica, la magistratura e anche l’informazione».
 
Però anche Gianni Cuperlo e Michele Emiliano hanno chiesto le dimissioni di Lotti. “Sciacalli”, come ha detto qualcuno?
 
«Non parlo di sciacalli perché sono brutti animali. Ma la speculazione politica su vicende di questo tipo, specie se riguardano un tuo compagno di partito, la eviterei».
 
Lasciamo stare il piano giudiziario, ma sono stati fatti errori dal cosiddetto Giglio Magico?
 
«Nessuno è immune da errori naturalmente. Chi come noi fa politica incontra continuamente persone, imprenditori, associazioni. E anche il nostro compito: ascoltare le esigenze delle persone, prendere informazioni e provare a dare soluzioni. Tornando al cosiddetto Giglio Magico che è una invenzione giornalistica e stando ai fatti non mi pare ci siano situazioni inopportune».
 
Non è stato un errore mettersi intorno sempre vecchie conoscenze?
 
«Ciascuno di noi si circonda delle persone di cui ha più fiducia. Io, per esempio, mi sono circondata di gente del mio territorio. Conosce qualcuno che si circonda di nemici? E poi non è vero che Matteo ha un cerchio ristretto ai fiorentini, prova ne è che tra i ministri voluti da lui ci sono persone che non vengono da quel mondo, ma che provengono dalle minoranze come De Vincenti, Teresa Bellanova, Maurizio Martina».
 
Non sarebbe stato meglio se Lotti e Boschi, dopo il referendum costituzionale, si fossero dimessi, come ha fatto Renzi?
 
«Sono valutazioni che ha fatto il presidente del Consiglio Gentiloni insieme a Luca e a Maria Elena. Le reputo persone molto valide e capaci. Non ci vedo nulla di strano che facciano parte della squadra di governo».
 
Pensa sia in atto un attacco a Renzi e al renzismo?
 
«Dopo la sconfitta del 4 dicembre sicuramente si sono intensificati gli attacchi a Renzi e al gruppo dirigente che ha guidato il Paese in questi anni. Quando si vanno a toccare gli interessi di qualcuno, poi questo qualcuno reagisce. Il nostro è un Paese a struttura borbonica. La filosofia della riforma costituzionale e delle politiche del governo era di scardinare questa struttura. Noi veniamo da una storia antica di corporazioni che non sono mai state sconfitte, ma, anzi, nel tempo si sono rafforzate. In questi anni di governo abbiamo provato a toccarle. Ora c’è la reazione».
 
Si riferisce alla magistratura?
 
«Escludo che queste inchieste abbiano finalità politica, ma è innegabile che quando siamo intervenuti su ferie e pensioni dei magistrati abbiamo visto, soprattutto da parte dell’Anm, forti resistenze».
 
Ci sono anche altri mondi che stanno “reagendo” contro Renzi?
 
«È evidente che ci sono alcuni ambienti a cui non siamo particolarmente simpatici. Ma mi fermo qui».
 
Ha senso fare un congresso che finirà per essere travolto dalle polemiche giudiziarie? Non sarebbe stato meglio rinviarlo?
 
«Ma per favore. No. Siccome c’è qualcosa di più importante di noi stessi, cioè il destino dell’Italia e dell’Europa, il congresso dobbiamo farlo nei tempi stabiliti. Io sosterrò convintamente Matteo Renzi per affrontare le sfide future che saranno difficili, perché il centrodestra è agguerrito e il M5S incombe».
 
Intanto, però, molti scendono dal carro di Renzi. Ultimo, il veltroniano Andrea Martella.
 
«Sono scelte che rispetto, a volte anche condizionate dal futuro personale. Per me sono importanti i renziani dell’ultima ora, quelli che stanno vicino a Matteo non quando è al massimo del successo, ma nei momenti di difficoltà. E io sono tra quelli».
 
Nel frattempo ci risiamo con le tessere pagate o gonfiate. Possibile che a ogni tesseramento o primarie nel Pd si ripeta questa storia?
 
«In un grande partito possono purtroppo accadere cose del genere su cui interveniamo sempre con prontezza: mi pare siamo gli unici rimasti a fare congressi mentre altri pensano che la politica si faccia a colpi di post sui blog o di click su una piattaforma web. Non è giusto, però, mettere sotto accusa un intero partito per alcuni casi, a fronte di migliaia di circoli che agiscono nella totale correttezza. Il nostro è un partito sano e grande. Vadano fuori quelli che si comportano male. Ma rispettiamo i tanti militanti che si comportano in modo trasparente».
 
Cosa ne pensa di Orlando?
 
«Ha fatto bene a candidarsi, perché parla ad alcuni iscritti e sostenitori che magari non si riconoscono nella linea di Renzi».
 
E i DP di Bersani? Il Pd si alleerà prima o poi con loro?
 
«Mi è molto dispiaciuto quando nostri compagni di strada hanno deciso di farne un’altra. Non so se ci reincontreremo. Io sono convinta che Renzi vincerà il congresso. Loro hanno una pregiudiziale nei suoi confronti. Quindi mi pare difficile».
 
Lei è stata spesso oggetto di insulti. Sui sociale non solo. Si è mai pentita di fare la parlamentare?
 
«No. A me gli insulti caricano. Mi convincono che sto facendo la cosa giusta».
 
Lei è una pasdaràn della guerra ai grillini. Non passa giorno senza che ci combatta. Qual è il loro punto di forza e di debolezza?
 
«Il punto di forza è di dire esattamente quello che le persone vogliono sentirsi dire. Raccolgono i problemi delle persone e li trasformano in slogan politici. La debolezza è che non danno soluzioni. Basta vedere Roma, emblema della loro incapacità a trovare soluzioni concrete. E poi mi fa arrabbiare gente come Di Maio».
 
Perché?
 
«È entrato in Parlamento grazie a 189 click, probabilmente il suo condominio, e oggi si erge a grande statista. Non ha fatto neanche un giorno in consiglio comunale, è un fuoricorso cronico e pensa di poter guidare questo Paese. Attendo dal M5s la mozione di sfiducia per la Raggi nonché la campagna #Raggiconfessa ora che è comparso l’assessore Mazzoli tra i fogli nella monnezza».