Andrea Orlando prende per buona la smentita di Graziano Delrio sulla legge elettorale che non può esser merce di scambio con il voto anticipato, ma ciò che più preme al Guardasigilli è stoppane le larghe intese con Berlusconi.
 
Quindi non va bene la proposta del Cavaliere: proporzionale in cambio del voto in autunno?
 
«Non ci deve essere un nesso tra le due cose. E sul proporzionale ho forti riserve. Credo sia meglio lavorare partendo dal sistema del Pd proposto da Rosato, che reintroduce i collegi, senza schiacciarsi troppo sul proporzionale: magari lavorando sul testo, in modo da consentire davvero le coalizioni. Ed è poi dirimente anche cercare il massimo consenso possibile».
 
Ma lei è contrario alle urne anticipate?
 
«No, ho sempre detto che quando c’è una nuova legge elettorale poi si può andare a votare, ma non va data l’impressione che si fa qualunque legge solo per andare alle urne. La legge dovrebbe scongiurare la prospettiva di larghe intese e per questo insisto per avere un sistema con una correzione maggioritaria».
 
E si può fare un’alleanza di centrosinistra con chi, come Mdp, pone il veto sul leader del Pd?
 
«Intanto se ritornasse il concetto di coalizione nel sistema di voto sarebbero tutti spinti a più miti consigli: oggi i toni sono diversi perché immaginano tutti di andare in ordine sparso. Comunque, in tantissimi comuni dove si vota a giugno, il Pd fa alleanze con Mdp. A livello nazionale sarà pure un’altra cosa, ma se ci fosse un meccanismo che spingesse a prendere un voto in più di un’altra coalizione, tante schizzinosità sarebbero destinate a essere superate. Soprattutto se sapessimo costruire un nuovo centrosinistra civico, sociale, che mobiliti energie del volontariato, dell’associazionismo».
 
E sul piano programmatico?
 
«Non mi pare che la scissione si sia consumata sul terreno programmatico. Certo, non è un processo semplice, ma si può trovare un’intesa più con loro che non con Berlusconi».
 
Come andranno le cose in Parlamento? Cosa farà il Pd di fronte a questa offerta di Forza Italia?
 
«Deve difendere l’impostazione del “Rosatellum”, quel quid di maggioritario che la legge contiene, magari aprendo sul tema coalizione come chiedono Mdp e Pisapia».
 
Chiudendo allo scambio con Berlusconi?
 
«Con lui si può ragionare, ma niente scambi. Capisco che lui voglia un proporzionale puro. Noi no, bisogna dunque provare a cercare un punto di equilibrio, un premio maggioritario magari non così forte».
 
Se si votasse a settembre, chi approverebbe la legge di bilancio se non uscisse una maggioranza dalle urne?
 
«Si questo è un problema di difficile soluzione. La mia preoccupazione nasce da questo: non ci possiamo permettere, in un paese in queste condizioni, di fare una legge elettorale che produca totale ingovernabilità, con un aumento del rischio mercati esponenziale. Non è che voglio indurre un premio di coalizione solo perché mi piace rimettere insieme il centrosinistra, ma sono preoccupato che senza un premio di maggioranza si rischi una situazione di stallo».
 
Ma la paralisi della politica è evidente: lei rischia di veder morire la sua riforma penale, tutte le leggi spinose vengono rinviate. Volete passare un anno così?
 
«Non darei per scontato che tutte le leggi debbano finire su un binario morto. Il processo penale è stato incardinato alla Camera e spero che si approvi con un voto di fiducia: perché vedo una serie di rischi nei voti segreti che riguardano le libertà personali. Non tornerei infatti al Senato dove ci sono già tanti provvedimenti fermi. E sulle urne dico: ha un senso invocare il voto se lo scenario futuro fosse di maggiore governabilità. Fare le corse per votare solo per avere un parlamento paralizzato mi pare una soluzione peggiore del male».
 
Sta dicendo che Renzi è senza una strategia chiara?
 
«Dico che con questa proposta di legge Rosato si è trovata una buona sintesi: è un passo avanti, ma se ci torniamo sopra rischiamo di confondere la situazione e dare messaggi ambigui. Non si può proporre un giorno il maggioritario e il giorno dopo accettare il proporzionale tout court».
 
A proposito di processo penale. Nella polemica sulle intercettazioni tra Napolitano e Orfini lei con chi sta?
 
«Mi pare che Napolitano abbia detto le cose come stanno con la precisione che lo contraddistingue. Trovo poi surreale che il presidente Pd apra una polemica con il presidente emerito. Ci sono regole non scritte di rispetto istituzionale che andrebbero seguite».