Ministro Andrea Orlando, in tour in Puglia per parlare di giustizia ma anche per la campagna referendaria. Ieri sera è stato a Santeramo. Questa regione è considerata a rischio per il Sì anche per la presenza di Emiliano e di D’Alema. Si parla di Sud all’opposizione. Che ne pensa?
 
«Al Sud conviene questa riforma. Che moderizza, velocizza le istituzioni,le rende in grado di decidere. I suoi detrattori dicono che la riforma spinge verso un modello autoritario, verso il comando di una persona sola? Sono passati quasi cinquant’anni dalla nascita delle regioni, della moltiplicazione dei centri di spesa e di decisione. E cosa ha guadagnato il Mezzogiorno? In Europa il bicameralismo sopravvive sono in Romania. Vogliamo dire che la Romania è democratica e il resto d’Europa autoritaria?».
 
Con quali argomenti crede di poter convincere un elettore indeciso a votare Sì?
 
«Se si torna al merito. Il quesito referendario chiede agli elettori se vogliono superare il bicameralismo, abolire le province e il Cnel, rivedere il Titolo V Negli ultimi trent’anni diverse commissioni parlamentari hanno cercato di raggiungere gli stessi obiettivi. Adesso una parte di parlamentari che hanno votato questa riforma sono schierati con il no. La campagna elettorale referendaria è diventata una battaglia di tutti contro il presidente del Consiglio, Matteo Renzi. Capisco Salvini e Grillo e persino Mario Monti. Meno i sostenitori del no di sinistra. Immaginano che dopo verrà uno scenario più avanzato? ».
 
La campagna elettorale appare inevitabilmente come un giudizio sul governo. Dopo il 4 dicembre, si aprirà la corsa per le elezioni anticipate ?
 
«Dopo il 4 dicembre se dovessero vincere i no, si aprirerebbe la stagione dell’immobilismo. Chi dice che dopo aver bocciato il referendum il Parlamento farà le riforme costituzionali sa che non è vero».
 
Capitolo giustizia. Sulla prescrizione la battaglia è ancora aperta. Cosa prevede?
 
«La proposta in discussione al Senato è frutto del lavoro anche di magistrati e avvocati. Ora aspettiamo anche l’incontro di domani (di oggi, ndr) con i presidenti del Consiglio, Renzi, e dell’Anm, Davigo,e quello con il presidente del Consiglio nazionale forense Mascherin per capire quali modifiche si possono apportare per rafforzare la condivisione attorno al pacchetto penale al Senato. Aggiungo che il tema della prescrizione riguarda anche un aspetto che vogliamo aggredire: la gestione organizzativa degli Uffici giudiziari».
 
L’Anm non risparmia riserve e critiche.
 
«Vedremo domani a Palazzo Chigi. Intanto registro con soddisfazione che finalmente l’Anm discute di problemi reali, di personale carente e del funzionamento degli uffici giudiziari».
 
Avete indetto un concorso per 360 magistrati e assunzione di 1000 amministrativi. Un po’ poco per accelerare i tempi dei processi ?
 
«Da oltre vent’anni non arrivava nuovo personale negli uffici giudiziari, per anni sono stati fermi anche i concorsi per la magistratura. Questo aveva ingenerato rassegnazione in tutti gli operatori. Noi stiamo portando 4000 assunzioni negli uffici, abbiamo fatto un concorso per la magistratura ogni anno, abbiamo investito nell’informatizzazione come mai nessuno prima. Certo, lunghi anni di polemiche politiche sui massimi sistemi e contestuale incuria per la dimensione organizzativa della giustizia hanno lasciato un’eredità pesante, ma la direzione di marcia è cambiata. Investire sulle persone che lavorano nel servizio giustizia, sull’ammodernamento ed efficentamento del sistema, bandire il primo concorso dopo oltre 20 anni…non sono cose che regalano titoli sui giornali, ma io sono fiero di averlo fatto».
 
Legge contro il caporalato. La finalità è positiva e non potrebbe essere diversamente. Ma dalle organizzazioni di categoria si levano molte critiche perché si teme che norme troppo vessatorie possano danneggiare gli agricoltori onesti. Come replica?
 
«Il caporalato è una malapianta che va estirpata. Siamo soddisfatti che finalmente l’Italia ha una legge efficace che darà un contributo alla lotta contro il caporalato. Siamo consapevoli della dimensione sociale che coinvolge questa forma di intermediazione della manodopera. Migliaia di donne e uomini sfruttati, imprese, aziende complici,controlli inadeguati. Ora tutto questo finirà».
 
Giustissima la repressione contro i mercanti di manodopera, ma la tolleranza zero verso aziende per errori formali, non rischia di porre in ginocchio il settore?
 
«Credo che molti timori siano eccessivi. Facciamo partire la legge. L’esperienza ci dirà se e come la stessa legge avrà bisogno di correttivi. Io penso di no».
 
Per schivare controlli i datori di lavoro potrebbero assumere meno lavoratori, compresi gli stagionali. È quella del Sud, a differenza di quella del Nord, necessita di manodopera. Non le sembra che questo sia un problema da evitare ?
 
«Credo che la stragrande maggioranza delle imprese rispettino le regole e subiscano la concorrenza sleale di chi sfrutta il caporalato. Combattere queste ultimo è un modo di aiu tare le prime».