All’attenzione dell’Assemblea Nazionale del Partito Democratico

 

Mercoledì 10 marzo i circoli del Partito Democratico dell’Est Ticino hanno convocato una assemblea aperta a tutti gli iscritti e i simpatizzanti della zona.

L’assemblea è stata convocata per discutere insieme della situazione che si è venuta a creare all’interno del PD dopo le dimissioni del segretario nazionale.

Si è trattato di un evento partecipato (55 persone collegate) e vivace (22 interventi) che ha mostrato ancora una volta l’esistenza di un patrimonio di passione politica e di impegno sui territori che merita valorizzazione e riconoscimento.

Si è deciso di preparare un documento da trasferire all’assemblea nazionale con l’aiuto dei delegati del nostro territorio Francesco Prina e Paolo Razzano.

E’ emerso un sentimento prevalente di smarrimento e di delusione per il modo in cui spesso le vicende nazionali del Partito e le divisioni tra correnti interne di pensiero finiscano per mortificare e penalizzare l’azione quotidiana del PD in mezzo alle persone.

E’ risultata peraltro diffusa una estrema voglia di esserci, di rilanciare, di trovare una strada comune per rendere il Partito Democratico una risorsa veramente vicina ai bisogni delle persone e delle comunità, capace di elaborare una visione e una sintesi capaci di scaldare i cuori e di delineare al tempo stesso soluzioni concrete ed efficaci per il nostro tempo e per le generazioni future.

Serve però ripartire dalle fondamenta dell’impegno politico, dal coinvolgimento reale e non burocratico della base degli iscritti e del mondo culturale e associativo con cui siamo in dialogo.

E’ scaduto il tempo per potersi permettere di presentarsi al Paese e alle nostre comunità come il partito dei “capibastone”, delle correnti fini a se’ stesse ed impegnate in un processo irreversibile di autoreferenzialità.

Riportiamo di seguito alcuni concetti emersi nel corso dell’assemblea di zona, fiduciosi nella capacità del Partito di accogliere e accettare questi stimoli non come banali rumori di fondo, ma come l’unico e autentico elemento di innovazione e di vitalità.

  • Le dimissioni del segretario nazionale Zingaretti sono state vissute da parte di molti come una resa di fronte alla ingovernabilità interna del Partito. Qualcuno ritiene che sia un’occasione per “fare pulizia”, altri temono invece che si tratti solo dell’ennesima ripartenza senza reali speranze di cambiare le cose. Se i capicorrente contano di più del segretario eletto dalle primarie, non si può andare molto lontano.
  • Un Partito al 15% non serve a nessuno ed è la negazione delle premesse da cui è nato. Occorre recuperare la capacità di essere il punto di riferimento di un’area culturale e politica ampia, anche attraverso la ripresa di un dialogo costante e sincero con i mondi dell’associazionismo, del terzo settore e delle imprese.
  • In evidenza anche la difficoltà del Partito a leggere ed interpretare i cambiamenti economici e sociali degli ultimi anni, soprattutto in riferimento alle sofferenze e alle fatiche delle fasce più fragili della popolazione. Il mondo del lavoro deve tornare ad essere l’ambito nel quale costruire con forza una dimensione identitaria capace di integrare tutela dei diritti, sostenibilità economica e tutela dell’ambiente.
  • Dobbiamo capire come rilanciare il nostro partito non pensando solo al nuovo Segretario ma pensando a chi vogliamo rappresentare, ai nostri punti di riferimento che oggi sembrano perduti. A tale proposito condizione indispensabile è quella di recuperare e riallacciare il rapporto con il volontariato, di riaprirci al mondo dei corpi intermedi e dei sindacati.
  • La questione femminile è fortemente sentita da uomini e donne. Qualcuno auspica in questo senso soluzioni che portino finalmente una donna ad essere alla guida del PD. Serve però più in generale un’attenzione più costante e assolutamente non strumentale alle vicende che comportano una penalizzazione insopportabile dei principi della parità di genere.
  • In merito alle stesse origini del PD, è stata espressa da qualcuno la sensazione che lo statuto fondativo sia stato costruito più per favorire un vantaggio elettorale specifico del periodo in cui è stato elaborato che non per sostenere una visione lungimirante capace di portare veramente ad una integrazione delle anime originarie. Spesso sembra che inseguiamo gli umori prevalenti più che non cercare di imporre un’agenda basata sui valori fondanti.
  • Il PD non può sottrarsi al proprio compito di essere il punto di riferimento per il centrosinistra, perché possiede un patrimonio culturale, storico e di competenze che non può e non deve essere sprecato. Serve una fase di riflessione che ci riporti alla capacità di progettare e di essere credibili.
  • Una delle lacune più dolorose del Partito è data dalla sua fatica nel riuscire ad ascoltare i bisogni più impellenti ed importanti della vita delle persone. Senza una ripresa di questa capacità sarà molto difficile riuscire a svolgere quella funzione di sintesi e di mediazione sociale che ci si aspetta da un partito politico come il nostro.
  • Alcuni interventi hanno espresso il pensiero che forse la base locale del Partito ha sopportato troppo a lungo le distanze e le assenze da parte del livello nazionale. Le criticità e i malesseri covano da anni, ma poi tende a prevalere la responsabilità del lavoro sul territorio. Ora che i nodi stanno venendo dolorosamente al pettine, occorre pensare ad un modello di governance del PD che riesca veramente ad accogliere gli umori e le percezioni degli iscritti.
  • In riferimento poi ai nostri interlocutori nella società, dobbiamo assolutamente migliorare, anche in termini comunicativi, la capacità di interpretare i veri bisogni delle categorie più bisognose di un supporto. La politica non si fa solo sui social, ma quel canale deve comunque essere presidiato potenziando non soltanto la capacità di rispondere alle provocazioni della destra, quanto piuttosto la forza e la solidità dei nostri contenuti e delle nostre proposte.
  • Molte riflessioni sul tema della responsabilità, che ha sempre contraddistinto il PD ma che ci ha fatto pagare prezzi molto alti sostenendo governi “complicati”. Molti hanno disagio per l’appartenenza ad un governo in coabitazione con la Lega e nel quale corriamo il rischio di essere una realtà minore e poco rilevante. Da sviluppare la riflessione sulla responsabilità a tutti i costi per un partito che dalla vocazione maggioritaria rischia di passare alla vocazione governativa.
  • La crisi provocata dalla pandemia e le conseguenze che ne deriveranno aprono sicuramente molti spazi di interlocuzione e di ascolto nella società. Il PD dovrà essere capace di essere presente per proporre soluzioni più efficaci di quelle fallimentari del centro destra, soprattutto nelle politiche sanitarie e sociali sui territori.

 

Chiudiamo con l’auspicio che la stessa passione politica che ha permeato l’assemblea di zona e che caratterizza e motiva quotidianamente il nostro stare sul territorio si respiri tra i 1.000 delegati dell’assemblea nazionale.

La nostra speranza è che l’assemblea nazionale non si trasformi in una mera conta di voti e di peso delle diverse correnti per l’elezione del nuovo segretario ma che sia capace di esprimere una linea politica in grado di dare una risposta ai bisogni delle persone.

Solo con un PD capace di tornare punto di riferimento nella società quando oggi incontriamo in “remoto” i nostri iscritti ed elettori e quando domani ritorneremo per strada con i nostri gazebo saremo in grado di convincere le persone a iscriversi e a votare il nostro Partito.

Buon lavoro a tutti e viva il Partito Democratico

 

Partito Democratico Est Ticino