L’Italia da un lato vuole evitare la procedura d’infrazione e dall’altro manovre depressive. Si possono conciliare queste due esigenze?
 
«Sì, perché l’Italia ha i conti in regola risponde Gianni Pittella, presidente dei Socialisti e democratici al Parlamento europeo -. Aprire una guerra su una manovra strutturale pari allo 0,2% del Pil è surreale, tenendo conto che nel nostro Paese è successo di tutto alluvioni, terremoti, afflusso straordinario di migranti e che in altri Paesi, come la Germania, ci sono deviazioni dalle regole sul surplus commerciale che finora non sono state sanzionate. Mi sembrerebbe quindi saggio chiudere questa vicenda con qualche aggiustamento, che non comporti manovre. Anche perché l’Italia potrebbe seccarsi e dire: basta con questo atteggiamento da maestrina, per cui se si sfora di uno zero virgola si deve essere puniti, perché se è così, tutto l’impianto del Fiscal compact e del Patto di stabilità va rivisto».
 
La Commissione sostiene che lo 0,2%è il minimo per rassicurare i mercati. Lo spread in effetti sta salendo.
 
«A me non pare che lo 0,2% sia elemento decisivo per tenere sotto controllo lo spread. Meglio rilanciare la crescita».
 
E allora perché sta aumentando lo spread?
 
«Perché se c’è un contesto internazionale che non aiuta è soprattutto per l’accanimento che si mette su questo 0,2%. Spero che prevalgano le posizioni più equilibrate del commissario Moscovici e del presidente Junker e la ragionevolezza di Padoan».
 
Per la prima volta sembra esserci una divaricazione tra Pd e Padoan, che starebbe preparando la manovrina.
 
«Il ministro dell’Economia non vuole la procedura d’infrazione. E in realtà nessuno la vorrebbe. Però va detto con franchezza che una eventuale procedura non significherebbe nulla di drammatico».
 
Dice che ci converrebbe?
 
«No, perché sono per il Aspetto delle regole, ma non in maniera dogmatica».
 
La tenuta dell’Europa sembra messa a dura prova anche dall’asse Trump-May.
 
«E evidente che Trump punti a usare il Regno Unito come un cavallo di Troia per distruggere l’Ue. Il presidente degli Stati Uniti, con le sue ultime decisioni di chiusura all’ingresso di tutti i migranti di alcuni Paesi, ma non di altri con í quali continua a fare affari, diventa una seria minaccia per la democrazia. Se continua così, credo che l’Europa debba rispondere coi fatti, pensando a una radicale restrizione della politica dei visti con gli Usa».
 
Non le pare una risposta esagerata?
 
«Sto invocando una misura straordinaria che non voglio applicare. Ma siamo di fronte a una personalità che sta dilaniando a livello mondiale il sistema di valori su cui si regge la nostra vita di comunità. Attenti a non sottovalutare la situazione. In passato, per averlo fatto, ci siamo ritrovati con dittatori e guerre mondiali».