“A legislazione vigente l’incompatibilità tra le funzioni di consigliere regionale e quella di parlamentare è prevista anche per le Regioni a Statuto ordinario, non solo per quelle a Statuto speciale. Il Senato infatti non è, nella previsione attuale, organo di rappresentanza delle istituzioni territoriali come previsto invece dalla riforma e dunque non è composto da consiglieri regionali e sindaci. Se la riforma costituzionale entrerà in vigore l’incompatibilità verrà “spazzata via” per i consiglieri delle Regioni a Statuto ordinario (visto che è prevista da legge ordinaria), mentre per quelli delle Regioni a Statuto speciale, per le quali l’incompatibilità è prevista dagli Statuti speciali (fonti di rango costituzionale), occorrerà una modifica degli Statuti, che avverrà con legge costituzionale su intesa con le Regioni interessate”. Così Anna Finocchiaro, Presidente della commissione Affari costituzionali a Palazzo Madama risponde a Roberto Calderoli.

 

“Niente di straordinario: già l’art. 39 della riforma prevede – continua la senatrice – l’applicabilità alle Regioni speciali del nuovo titolo V con la stessa procedura. A meno che Calderoli – conclude la Finocchiaro – non ritenga possibile che ci siano Regioni a Statuto speciale che non vogliano mandare i propri rappresentanti a comporre il Senato. Francamente mi pare improbabile che il Friuli o la Sicilia rinuncino a sedere in Parlamento con i propri rappresentanti ed a esercitare i poteri conseguenti”.