“Se si vota a giugno nella Capitale? Assolutamente sì, il rinvio delle elezioni non è all’ordine del giorno”. Lo afferma al Corriere della Sera il Governatore del Lazio Nicola Zingaretti, che spiega di aver sentito “dopo le dimissioni” l’ex sindaco Ignazio Marino. “Credo – dice – che rimanga una risorsa, un punto di vista che deve trovare accoglienza. Dobbiamo rimettere in campo un processo unitario”.

 

“Il centrosinistra – osserva Zingaretti – esiste in Regione, nei Municipi. Andare divisi sarebbe l’ennesimo, tragico, errore. E rischieremmo di non andare neppure al ballottaggio”. Di fronte a quanto afferma Stefano Fassina, candidato di Sinistra italiana, secondo cui la caduta di Marino rappresenta un “vulnus”, Zingaretti replica: “E’ una ricostruzione che guarda al passato. La risposta che va data su Roma riguarda il futuro”. E sulle dimissioni dei 19 consiglieri del Pd per far dimettere Marino commenta, “Le recriminazioni sarebbero un suicidio. Il dibattito deve salire di livello. Il mio contributo è l’aver preso una delle peggiori Regioni e averla portata ad essere prima come crescita del Pil, consumi interni e lavoro come ha certificato l’Istat. Innanzitutto, la coalizione. Poi, certo, le primarie ma non chiuse ai soli partiti”.

 

Il Campidoglio per Zingaretti “appartiene al passato. Ma la mia non è una fuga dalle responsabilità: il mio apporto è dimostrare che esiste un’alternativa al cattivo governo”. L’avanzata del M5S, aggiunge, “dovrebbe essere l’Italia a temerla, per gli accenti di integralismo e semplificazione”.

 

Sul suo essere renziano, Zingaretti poi fa sapere: “Siamo persone diverse per cultura, storia, carattere. Ma tra noi c’è stato un confronto positivo e sincero. Io, con lealtà, credo che Renzi rappresenti un’innovazione utile ed in sintonia con la voglia di cambiare dell’Italia”.