Se la Corte rottama l’Italicum, presidente Rosato, è una bocciatura anche per voi che l’avete sostenuto?
 
«Questa legge elettorale è stata scritta per una Camera sola risponde il capo dei deputati del Pd dopo il referendum il contesto è cambiato, i giudici della Corte devono tenere conto del fatto che ci sono due Camere».
 
Ritiene che sia una legge costituzionale?
 
«Io sono convinto che l’Italicum, previsto per una sola Camera, aveva i requisiti di costituzionalità».
 
Quanto tempo richiederà al Parlamento armonizzare ciò che esce dalla Corte con la legge elettorale del Senato?
 
«Ritengo che in questa fase sia importante che la politica non condizioni il lavoro dei giudici, perciò tireremo le somme solo dopo aver letto la sentenza».
 
Mettiamo che dalla Corte esca fuori uno schema proporzionale: è immaginabile, per il Pd, buttare a mare il partito a vocazione maggioritaria?
 
«Per questo motivo, qualche settimana fa, abbiamo approvato all’unanimità come proposta il Mattarellum. Che è un sistema a base maggioritaria e ha pure dimostrato di funzionare».
 
Il Mattarellum non ha i numeri per passare, visto che Forza Italia e M5S sono contrari.
 
«Non darei il ‘no’ per scontato: in fin dei conti, Berlusconi con il Mattarellum ha vinto. Per questo, dico che bisogna aprire una discussione seria».
 
Che potrebbe portare a un sistema proporzionale: in quel caso, vede all’orizzonte un’alleanza che va da Affamò a Pisapia?
 
«Vedo un’alleanza che parta dal lavoro di Pisapia a Milano. Ma anche un’alleanza che si allarghi il più possibile con le forze compatibili che hanno vocazione di governo, che sanno assumersi responsabilità e con cui possiamo costruire un programma comune».
 
Pensa anche lei, come Orfini, che la legislatura è politicamente morta il 4 dicembre?
 
«Sì. Gentiloni sta facendo molto bene il lavoro che gli è stato affidato, però è chiaro che la sconfitta al referendum segna la fine della legislatura, che doveva fare le riforme costituzionali come mandato assunto da quasi tutti i partiti al momento della elezione di Napolitano. Quel percorso è finito, ne traiamo le conseguenze».
 
Mi sta dicendo che questo è un governo di zombie?
 
«No, è un governo nel pieno dei poteri. Ma nell’interesse del Paese ci vuole stabilità e una prospettiva temporale più lunga. Per questo l’orizzonte delle elezioni per noi dovrebbe essere il più vicino possibile».
 
Vale a dire giugno? O a ottobre?
 
«È il presidente della Repubblica che scioglie le Camere. La data che sceglierà Mattarella sarà quella in cui andremo a votare».
 
Con quale candidato premier? Renzi, Gentiloni o altri?
 
«Renzi, lo abbiamo scritto nel nostro statuto. Approvato tra l’altro da tutti, anche quelli che oggi sono in minoranza: valeva ieri per Bersani, vale ora per Renzi».
 
Sostiene D’Alema che con Renzi il Pd non vincerà mai.
 
«Non è la prima volta che D’Alema si sbaglia».
 
Ma un governo con un orizzonte limitato può affrontare una situazione economica difficile come quella attuale?
 
«Sì, perché lo sta facendo. Dopo di che ci sono strategie da mettere in campo che richiedono di non avere tre o sei mesi davanti, ma cinque anni. Per il bene del Paese, dunque, è necessario che si vada rapidamente al voto».
 
Qual è la lista delle cose urgenti da fare prima di votare?
 
«Si devono chiudere alcuni provvedimenti in Parlamento: povertà, revisione del processo penale, cittadinanza, lavoro autonomo. Si può fare in qualche settimana. E naturalmente, bisogna occuparsi del terremoto e del maltempo, che sono per noi la priorità».