Con la fine della grande coalizione tra progressisti, liberali e popolari si rischia il ritorno all’austerità, ma per la sinistra si aprono
 
«spazi per un’azione politica più ambiziosa e maggiormente identitaria».
 
Lo ha spiegato a l’Unità la capodelegazione degli eurodeputati Pd, Patrizia Toia. Cosa significa per l’Europa l’elezione di Antonio Tajani alla presidenza del Parlamento europeo?
 
«Noi siamo lieti che sia un italiano ad avere l’incarico di presiedere l’aula di Strasburgo ma, al di là della persona di Antonio Tajani e del suo profilo istituzionale, il dato politico è che l’elezione ha coalizzato Ppe, Liberali e Conservatori dell’Ecr, con un blocco che si è arroccato con arroganza nei suoi numeri. Significa il ritorno in auge della destra europea, rigorista e ultraliberista, oltre che attraversata da diffuse tendenze nazionaliste. Ieri si è aperta una nuova fase politica in Europa: da un lato uno schieramento di destra, piuttosto risicato e carico di contraddizioni. Dall’altro una nuova convergenza tra forze democratiche e progressiste. Per noi riformisti del gruppo S&D si possono aprire spazi per un’azione politica più ambiziosa e maggiormente identitaria rispetto alla costrizione, quasi obbligata, di una grande coalizione».
 
Significa che l’Europa tornerà anche alle vecchie politiche economiche orientate verso l’austerità?
 
«Sicuramente il rischio c’è. Lo stesso ministro Padoan ha ricordato che dobbiamo rovesciare completamente le politiche economiche. Per questo noi avevamo appoggiato con convinzione la candidatura alla presidenza del Parlamento europeo di Gianni Pittella. Lui, col nostro gruppo, è stata una delle voci più critiche sulle politiche del rigore. Ora il pericolo è che alcuni politici siano tentati di fare campagna elettorale “in casa” a spese dei nostri Paesi del Sud. Per questo è sempre più urgente il bisogno in Europa di forze che difendano le ragioni e gli interessi dei giovani, delle famiglie, del lavoro e delle imprese. Di una politica coraggiosa che si batta per rispondere ai bisogni dei gruppi sociali più esposti e vulnerabili. Per questo per noi oggi è cruciale un’Agenda Sociale, perché la povertà è di casa in Europa e colpisce soprattutto le donne e i minori, e il loro diritto all’educazione, alla salute e a uno sviluppo dignitoso».
 
È a rischio la riconferma del presidente del Consiglio Ue, Donald Tusk?
 
«Questo è un passaggio che decideranno i leader».
 
Cosa succederà ora nell’aula del Parlamento europeo?
 
«Noi saremo liberi, ambiziosi e costruttivi nell’interesse dei cittadini. Bisognerà costruire, in un panorama più ampio, delle maggioranze ad hoc per ogni atto legislativo sulla base dei nostri valori. Junker lo sa bene e si è già attivato per chiedere collaborazione. Dopo questo passaggio elettorale il nostro lavoro “per il cambiamento” in Europa continua con più determinazione, coerenza e forza, consapevoli di costruire anche dal gruppo, assieme al partito europeo, il programma delle future elezioni europee».