Un appello al Governo, e in particolare alla ministra per la Famiglia e le Pari opportunità Elena Bonetti, per azioni concrete nel contrasto alla violenza sulle donne. È il cuore di una lettera firmata da 17 donne del Partito Democratico e consegnata all’HuffPost con cui si chiede alla ministra di Italia Viva “un cambio di passo” nelle politiche di genere. La lettera è firmata da diverse esponenti del Pd, tra cui la viceministra Anna Ascani.

DIAMOCI UNA MOSSA

Agenda per le politiche di genere e il contrasto alla violenza sulle donne

Sosteniamo l’impegno per la condivisione del lavoro di cura tra madri e padri e chiediamo che il Family act sappia compiere con coraggio quella rivoluzione culturale paritaria voluta dalla direttiva europea e già attuata da Svezia e Spagna.

Sappiamo bene come in Italia l’incertezza dei servizi e la precarietà siano forti deterrenti al compimento del desiderio di genitorialità. Si tratta, perciò, di iniziative davvero lodevoli.

Ma se le donne oggi devono poter scegliere quando e se essere mamme e mogli, ancor prima devono poter essere donne libere ed autonome. Innanzitutto dalla violenza.

I quotidiani fatti di cronaca, ci ricordano ogni giorno come il tema della violenza maschile sia ancora drammaticamente tutto davanti a noi e richieda risposte e interventi più efficaci e incisivi.

Nella settimana che ci siamo lasciate alle spalle, abbiamo contato l’uccisione di sei donne in diversi luoghi del nostro Paese per mano di uomini che dicevano di amarle. Sei in sette giorni.

I casi che occupano le prime pagine dei giornali – troppo spesso con un linguaggio vittimizzante – sono solo la punta dell’iceberg della violenza maschile sulle donne. Tutto il resto è sommerso, spesso impalpabile.

La violenza di genere è un fenomeno culturale radicato che va affrontato con determinazione, costanza e impegno. Anzitutto leggendo in maniera corretta la violenza per quello che è: una cultura di dominio possesso e sopraffazione esercitata da un genere, quello maschile, su un altro quello femminile in ragione di un modello sociale e familiare strutturato nel tempo. Di fronte a questo pensare solo a strumenti repressivi e punitivi non basta più.

Non dimentichiamo che la Convenzione di Istanbul, ratificata dall’Italia nel 2013, stabilisce che la violenza maschile sulle donne è una violazione dei diritti umani.

È necessario lavorare di più sul rafforzamento della rete di protezione, investire di più su specializzazione e formazione degli operatori dell’intera filiera, dare nuovo impulso e concretezza alle azioni di prevenzione, sostenere di più e meglio i servizi antiviolenza, le reti di contrasto, i progetti di autonomia per donne vittime di violenza, ripartire dalle scuole con l’educazione al rispetto della differenza e dell’identità di genere. Sappiamo come i primi anni di vita siano determinanti.

Auspichiamo, dunque, una serie di azioni concrete che rappresentino un cambio di passo per un Governo e un Paese amico delle donne. È necessario un pacchetto di azioni che chiamino in causa tutte e tutti per la costruzione di una società più giusta e paritaria.

Le firmatarie

Anna Ascani, Vice Ministro Pubblica Istruzione
Lorenza Bonaccorsi, Sottosegretaria Mibact
Francesca Puglisi, Sottosegretaria al Lavoro e Politiche sociali
Debora Serracchiani, Deputata Partito democratico
Anna Rossomando, Vice Presidente Senato
Lucia Bongarzone, Portavoce democratiche Emilia Romagna
Francesca Danversa, Delegata Conferenza nazionale Molise
Diana De Marchi, Referente Democrazia Paritaria e Diritti Lombardia
Cinzia Del Torre, Portavoce democratiche Friuli Venezia Giulia
Cecilia D’Elia, Referente conferenza Lazio
Teresa Esposito, Referente democratiche Calabria
Sara Ferrari, Portavoce democratiche Trentino
Meri Marziali, Coordinatrice democratiche Marche
Lorenza Panei, Referente democratiche Abruzzo
Raffaella Salmaso, Portavoce democratiche Veneto
Lucia Sileo, Referente democratiche Basilicata
Antonella Vincenti, Portavoce democratiche Puglia