Da martedì 14 luglio i deputati della Commissione lavoro, di tutti i gruppi parlamentari, intervengono in Aula a fine seduta per sollecitare il Governo ad affrontare e risolvere il problema della cosiddetta «Opzione donna». Lo faremo tutti noi della commissione lavoro più altri colleghi che hanno chiesto di aderire, è iniziata analoga azione anche in Senato, dopo 2 risoluzioni approvate in commissione sia alla Camera che in Senato, dopo tanti incontri, dopo tutti i tentativi istituzionali provati adesso utilizziamo anche questo, democratico in aula, leggeremo gli ordini del giorno approvati dai comitati provinciali e regionali dell’Inps a favore delle donne, ma anche per sostenere il diritto del legislatore di non veder modificate le norme con circolari interpretative restrittive.

Il Presidente dell’Inps Boeri grande sostenitore del sistema contributivo dovrebbe essere sensibile su questo e agire immediatamente !

Questa norma prevede come sperimentazione per le lavoratrici la possibilità di andare in pensione a 57 anni di età con 35 anni di contributi (58 anni per le lavoratrici autonome) purché optino per il calcolo contributivo dell’assegno pensionistico. La legge è del 2004, ma i primi anni è stata utilizzata poco perchè le donne potevano andare in pensione a 60 anni con un calcolo più favorevole, dopo la manovra Fornero è diventata molto interessante perchè unica possibilità per poter evitare un’attesa troppo lunga, fino a 10 anni, 66/67 anni per la pensione di vecchiaia o almeno 41 anni e 6 mesi di contributi. Purtroppo, nel 2012, l’INPS ha diffuso 2 circolari attuative che restringono il periodo di sperimentazione, anziché considerare la maturazione del requisito entro il 31.12.15 si pretende che l’effettiva decorrenza del trattamento pensionistico sia già al 31 dicembre 2015, escludendo quindi le lavoratrici che, alla stessa data, abbiano maturato i soli requisiti per il pensionamento e che avrebbero percepito la pensione 15 o addirittura 21 mesi dopo. Noi chiediamo che l’INPS corregga queste circolari, a parole tutti hanno capito che le donne che accedono a questa opzione hanno il diritto di essere trattate come tutti gli altri “pensionandi”, maturare i requisiti e successivamente aspettare il trascorrere del tempo della finestra mobile di 12 o 18 mesi + l’aspettativa di vita per godere effettivamente “dei soldi”, del trattamento pensionistico.

 

Facciamo presente che le risorse stanziate nel 2004 ammontano complessivamente a 1 miliardo 684 milioni di euro, dei quali sono stati spesi, fino a tutto il 2014, soltanto 708 milioni. Avanzano quindi 976 milioni, vale a dire il 58 per cento dello stanziamento totale; ci ha stupito che la Ragioneria di Stato abbia chiesto una copertura finanziaria per questa correzione, ci siamo sempre opposti, contestando la richiesta, ma adesso abbiamo anche i dati precisi che dimostrano che le risorse già stanziate sono superiori  al reale utilizzo.

Il Ministero del lavoro e l’INPS hanno dichiarato la loro disponibilità alla correzione: manca ancora il consenso del Ministero dell’economia e della Ragioneria dello Stato che sono perfettamente a conoscenza della questione. La nostra sollecitazione è finalizzata a risolvere un problema molto sentito dalle lavoratrici: a questo punto, non ci sono alibi, né politici, né contabili, per dire «no» a questa richiesta di giustizia sociale.

Luisa Gnecchi, capogruppo PD Commissione Lavoro