Non è un caso se la carta fondamentale dei diritti, la Costituzione, al primo articolo consacri il lavoro come elemento fondativo della Repubblica. E non è un caso che subito dopo, l’articolo 3 sancisca il diritto ad essere uguali, anche nella sostanza, tra gli esseri umani. L’apparentamento tra questi due pilastri dello Stato democratico riporta in luce la necessità, inderogabile, di riaffermare come primo punto dell’agenda politica il tema del lavoro delle donne.
 
Indubbiamente il novecento è stato il secolo delle donne che, attraverso l’ingresso nel mondo del lavoro, hanno avviato un percorso di emancipazione che ha permesso a molte delle intelligenze femminili di portare il proprio sapere e ingegno nel campo della produzione e delle professioni. Tuttavia questo cammino di conquiste non ha mai seguito un percorso lineare ed ha profondamente risentito della situazione generale di sviluppo o crisi del sistema.
 
L’ingresso delle donne nel mondo del lavoro, si è sempre presentato con una ambigua modalità che costringeva, purtroppo anche oggi, a scegliere tra carriera e maternità, tra famiglia e affermazione di un ruolo pubblico. Questi due elementi, del sempre precario riconoscimento dei diritti delle donne e questa violenta ed ingiusta radicale scelta tra due prospettive che devono essere conciliate, ha prodotto una società segnata da profonde diseguaglianze che solo, o prevalentemente, la soluzione del rapporto donne e lavoro riesce a sanare.
 
Se oggi le donne lavorano 60 ore in più degli uomini per avere lo stesso stipendio, hanno minori garanzie lavorative, se occupano posizioni che sono inferiori al loro livello professionale o qualifica di studio, se il lavoro domestico grava per l’81% sulle donne, se in Italia il tasso di occupazione femminile è del 48% mentre in Europa è del 62,4% significa solo che dobbiamo confrontarci con queste ingiustizie. Solo così si può sanare una frattura gravissima nella società di donne e uomini che la legge vuole uguali in modo sostanziale, nella vita privata come in quella pubblica.
 
Dalla fase della denuncia si deve passare a quella dell’azione politica in cui si riorientano le attività di incidere sui processi formativi e dei mezzi attraverso i quali abbattere le barriere e gli ostacoli. Il Dipartimento Pari Opportunità del Pd si muove in questa direzione mediante la costruzione di un’Agenda Politica che si fondi su tre filoni principali:

  • lavoro;
  • presenza delle donne nelle Istituzioni;
  • violenza di genere.

 
In questo senso si è aperto un dialogo di scambio con quelli che molto incisivamente, si chiamavo i corpi intermedi, le sentinelle che ogni giorno si muovono nel tessuto sociale per comprendere e, soprattutto, aiutare chi il diritto ad essere Cittadina a pieno titolo non l’ha mai esercitato o lo esercita parzialmente.
 
Saremo all’Assemblea Nazionale delle donne della CGIL in cui sarà presentata la piattaforma di genere, tra le Associazioni territoriali per comprendere a che punto siamo sulla legislazione, quali sono le criticità e come pensiamo di risolverle. Ecco perché il Dipartimento Pari Opportunità del Pd si mette a disposizione e adotta una modalità di inclusione delle energie, individuali e collettive, che vogliano contribuire alla creazione di una società fondata sui principi di eguaglianza, libertà e sorellanza.

Avv. Andrea Catizone