Pier Carlo Padoan, elezioni 2018
PIER CARLO PADOAN - Foto di Paolo Cerroni / Imagoeconomica

Trovo molte cose condivisibili in quello che ha detto Tria, sia alla Camera che ieri alla Guardia di Finanza. Ha usato esplicitamente il termine “continuità” e questo per me è sicuramente un fatto positivo«, sostiene Pier Carlo Padoan.
«L’aspetto fondamentale è la necessità di mantenere e continuare un quadro di consolidamento del bilancio, che è fondamentale per un paese ad alto debito. Come anche la necessità di sostenere la crescita» spiega l’ex ministro dell’Economia. Che mette in guardia dal rischio di uscire dal percorso di aggiustamento dei conti.
 

L’ad di Intesa Messina sostiene che Tria doveva parlare così già un mese fa…

 
«Non dimentichiamoci che nel frattempo lo spread ha fatto un balzo di quasi 100 punti, in gran parte a causa dell’incertezza generata dalle dichiarazioni di molti esponenti della maggioranza, non solo del governo. Un rialzo che non sarà facile riassorbire».
 

Il programma da 100 miliardi M5S-Lega è già archiviato?

«Si parla di un programma “da 100 miliardi” ma questa definizione non è basata su nulla: bisogna prima vedere quanto contano le singole misure e come sono definite. Siamo ancora nel campo delle ipotesi. Certamente è un numero incompatibile con la continuazione del percorso di risanamento dei conti».
 

Incompatibili anche flat tax e reddito di cittadinanza?

 
«Anche qui bisognerà vedere, perché ad esempio sulla flat tax tutti i giorni ci sono nuovi annunci su tempi e modalità. La flat tax si può declinare in tanti modi, così come il reddito di cittadinanza. In quest’ultimo caso poi non è solo una questione di modalità ma anche di regole: ricordo che misure di sostegno ai redditi dei più deboli erano parte integrante del programma del governo passato».
 

Sul deficit la Lega vorrebbe sfiorare il 3%, mentre i 5Stelle sembrano più cauti…

 
«Se si innesca una nuova dinamica della finanza pubblica, in cui il debito finisce per risalire daremmo un pessimo segnale ai mercati perché vorrebbe dire che si sta imboccando una strada diversa dal passato. Una strada che progressivamente aveva permesso, appunto, si abbassare lo spread ed ottenere più risorse per finanziare la crescita».
 

Come si conciliano il rafforzamento della lotta all’evasione con l’abolizione di spesometro e la «pace fiscale»?

«Al di là di redditometro e spesometro, che anche per il governo passato erano in via di superamento, quello che preoccupa di più sono forme più o meno velate di condono. Perché danno un segnale molto negativo ai contribuenti e vanificano tutto il lavoro che si è fatto per stabilire un rapporto di fiducia tra contribuenti e Fisco solo per ottenere guadagni di breve termine. Pensare ad una operazione di “pace fiscale” è molto imprudente e c’è il rischio che venga stoppata da Bruxelles».
 

Ma se ci presentiamo con lo stesso approccio tenuto sui migranti che succede?

 
«Ognuno ha lo stile che preferisce. Noi siamo dentro all’Unione europea e dentro
l`euro, che vanno tutti e due migliorati e resi più efficaci, però fin che ne facciamo parte dobbiamo rispettare le regole e provare a cambiarle insieme. E questo vale per i migranti, le politiche sociali, il bilancio Ue e la riforma dell’Eurozona».
 

Per il governo i nodi quando verranno al pettine?

 
«Certamente quando ci sarà da fare la nota di aggiornamento al Def ci sarà una prima verifica, perché lì saranno definiti gli aggregati di finanza pubblica, il deficit, l’output gap e l`aggiustamento strutturale, tutte cose che saranno sotto la lente della Commissione. E poi si dovrà pensare alle misure di bilancio. La nostra economia si sta riprendendo ma bisogna fare ancora molto. Nel programma del governo non vedo però alcun cenno alle riforme strutturali. Senza le quali una crescita duratura non si ottiene».