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l`Ue rischia di essere una vittima del virus?

«L`emergenza coronavirus risponde Enzo Amendola, ministro degli Affari europei sta accelerando l`esigenza di una nuova Europa. Ora o mai più. È interesse nazionale dell`Italia che l`Ue non solo regga, ma si rafforzi. L`Italexit o altre alternative, che qualcuno ipotizza in queste ore, sarebbero un salto nel buio. È una crisi non dei mercati finanziari, ma dell`economia reale, per questo oltre alle scelte della Commissione e della Bce serve qualcosa di più».

L`Europa a due velocità era già tra le possibili strategie dell`Unione. Adesso diventa lo scenario più probabile?

«La forza dell`Europa è l`unità nella diversità, ma non vorrei che chi in queste ore ancora teorizza rigore e austerità non si sia accorto che siamo già oltre quel dibattito. Dinanzi alla crisi non solo c`è il tema di difendere i mercati dagli speculatori, ma il rischio è che tante imprese possano chiudere e tanti lavoratori di rischiare il posto».

Lei è da sempre un europeista convinto. Ma senza grandi ambizioni l`europeismo muore. Dovendo indicare un traguardo comune, proprio in questo momento nero per tutti, cosa immagina?

«Io non sono un europeista con i paraocchi, ma un eurorealista. Serve una nuova Europa in cui non solo si difendono i valori della democrazia liberale, quelli che abbiamo conosciuto, ma che cambia radicalmente nella sua capacità di proteggere crescita e diritti sociali. Siamo oggi a un bivio, di fronte a sfide che vanno al di là della capacità dei singoli stati. Proprio chi vuole difendere l`interesse nazionale, deve sapere che andare da soli è andare verso una sconfitta sicura».

Lei ribadisce cosa va evitato, ma non sarebbe utile porre un nuovo obiettivo? L`elezione diretta del presidente o un welfare minimo universale?

«L`Europa è la nostra comunità di destino. È chiaro che potrebbero servire nuovi strumenti come una garanzia di disoccupazione europea che tuteli i più deboli e chi in questa emergenza ha perso il lavoro o è rimasto solo. Nessuno deve sentirsi abbandonato o lasciato indietro».

Quando Ursula von der Leyen ha tenuto il suo discorso in italiano da un lato ha mostrato vicinanza al nostro Paese, ma dall`altro ha reso visibile che l`Europa non aveva affatto capito che i contagi in Lombardia non erano un problema localizzato, come un grave terremoto, ma il primo focolaio di un`epidemia che avrebbe toccato tutti e che avrebbe meritato una risposta comune. Manca ancora tale consapevolezza?

«Ho apprezzato molto l`intervento della presidente von der Leyen. In quelle ore non si era ancora- da parte di tutti coscienti della grandezza del problema. Detto questo, sarebbe sbagliato affermare che l`Italia è sola in questa emergenza: congelamento del patto di stabilità, aiuti di stato elevati ai massimi, spesa rapida dei fondi europei e programma della Bce, sono un toccasana per le nostre economie. C`è la consapevolezza che questo non basta, ma è evidente che non c`è ancora unità su ulteriori strumenti per affrontare le difficoltà».

Però sul patto di stabilità noi giornalisti, semplificando, abbiamo scritto che è stato sospeso. Leggendo i documenti, tuttavia, emerge che il 20 marzo è stata solo applicata la clausola del patto che autorizza temporaneamente gli Stati membri ad allontanarsi dagli obiettivi di bilancio, senza però compromettere la sostenibilità dei conti a medio termine. È giusta questa lettura?

«In realtà non è così, perché dopo questa crisi l`Europa dovrà necessariamente rivedere obbiettivi e politiche. La presidente von der Leyen ha attivato la cosiddetta “generai escape clause” che include la deviazione temporanea dagli obiettivi di medio termine. La Commissione europea e l`E cofin, anche grazie al lavoro di Paolo Gentiloni e del ministro Roberto Gualtieri, nelle prossime due settimane devono proporre soluzioni per la tenuta e il rilancio di tutti gli stati membri. A partire dal mondo del lavoro, che come sappiamo bene al Sud è cruciale per la tenuta sociale del Paese, come ci ricorda tutte le volte il presidente Mattarella».

A proposito di Sud, per il sostegno dell`economia si farà ricorso ai fondi europei del 2014-2020, che possono essere spesi entro il 2023. L`importo disponibile è di 49,9 miliardi oggi destinato per due terzi al Mezzogiorno. E corretta la previsione di chi già scrive che tali fondi invece saranno spesi soprattutto al Centronord?

«Stiamo lavorando con il ministro per il Sud Giuseppe Provenzano: non ci sarà alcune distorsione di risorse dal Mezzogiorno verso il Nord. Tutta l`Italia sta affrontando una pesante emergenza che non è solo sanitaria, ma anche economica e sociale. Ne usciremo non dividendoci, ma solo se saremo più coesi».

Un`ultima domanda: che sensazione le ha fatto la scelta della Merkel di apparire nella videoconferenza di giovedì notte solo in foto?

«Non c`è nessun mistero o retroscena politici. La presidente tedesca è in autoisolamento precauzionale a casa. Foto o video poco importa, quello che conta è il contenuto di quella videoconferenza. Ci auguriamo tutti che, nel minor tempo possibile, ci potremmo rincontrare dal vivo per dare maggior forza al progetto europeo».