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Bisogna avviare un confronto serio con l’Europa «e costruire un canale privilegiato per scorporare gli investimenti green dal debito».

Va dritto al punto Pier Paolo Baretta, vice ministro dell’Economia, impegnato fino a tarda seria nella messa a punto della legge di bilancio.

L’Europa, almeno secondo la presidente Ursula von der Leyen, appare fredda sulla questione?

«La presidente ha messo al centro del suo intervento la sostenibilità e indicato le risorse disponibile che, ad di là di ogni altra considerazione, mi sembrano ingenti. Proprio per questo motivo ritengo sia opportuno avviare una discussione e immaginare un canale privilegiato per indirizzare nuove risorse in questa direzione, scorporandole dal debito pubblico. Ovviamente bisogna farlo in maniera selettiva, senza strappi».

Come il governo pensa di muoversi?

«Credo sia opportuno che l’Italia inviti l’Europa a fare un passo ulteriore, entrando nel merito. Capisco ovviamente che sono necessarie delle limitazioni e forme di tutela e garanzia, ma bisogna a mio parere andare avanti».

Avete qualche idea specifica?

«Per esempio i green bond che, come sottolineato più volte dal ministro Gualtieri, possono offrire garanzie precise e finanziare interventi mirati, non andando a incidere, è la nostra idea, sul monte del debito. Si tratterebbe di una innovazione importante con obiettivi ben delimitati».

Quando si potrebbe partire?

«Credo che una volta varata la manovra, e ormai siamo in dirittura d’arrivo, si possa avviare una discussione costruttiva sia a livello interno che in proiezione esterna. Penso che dal punto di vista più concreto possa essere sfruttata la presentazione in primavera del Piano Nazionale delle Riforme per andare avanti in questa direzione, mettendo sul tavolo tutte le iniziative riguardanti gli investimenti legati alla sostenibilità, all’ambiente, inteso nelle sue varie articolazioni».

Non sarà facile convincere Bruxelles?

«I margini di manovra credo ci siano e il discorso della presidente dimostra una grande attenzione al tema. Del resto si tratta, visto la portata degli interventi annunciati, di investimenti ingenti che hanno l’obiettivo di creare una nuova economia, puntando sulla sostenibilità e la difesa dell’ambiente. Un traguardo importante che va asso- lutamente raggiunto nei tempi indicati dalla Commissione Ue».

Tornando allo scorporo dal debito, degli investimenti green, credete di poter trovare degli alleati in Europa?

«Penso proprio di sì. Noi abbiamo già stanziato circa 3 miliardi proprio su questo fronte per i prossimi anni. E anche la Francia mi sembra orientata a scorporare gli investimenti verdi, o almeno una parte di essi, dal debito. Ripeto: va avviato un confronto costruttivo e aperto. Con dei paletti ben chiari. Serve, voglio sottolinearlo, una selezione degli interventi. Di certo incentivi sia sul fronte pubblico che su quello dei privati vanno studiati allo scopo di favorire un processo importante per il nostro Continente».

Oltre ai bond verdi, cosa avete in mente, quali interventi potrebbero essere scorporati dal debito?

«Penso, ad esempio, al piano contro il dissesto idrogeologico che ha, come evidente, una grande impatto ambientale E che dunque rientra o può rientrare proprio nell’ambito del green deal. Non solo però. Penso anche alla necessità di una parte del mondo imprenditoriale di avviare delle riconversioni industriali imponenti, che ovviamente vanno favorite proprio perché legate ai temi dell’ambiente».