Sottosegretario Baretta, qual è il suo giudizio complessivo sul taglio del cuneo fiscale messo in piedi dal governo e illustrato ai sindacati due giorni fa?

«Il mio giudizio è molto positivo e sono soddisfatto soprattutto per tre ragioni: la prima ragione è per la distribuzione dei 3 miliardi di taglio del cuneo, sia in termini quantitativi che dal punto di vista dell’estensione del beneficio dal punto di vista della platea coinvolta. Parliamo in totale di circa 16 milioni di persone. La seconda ragione è riferita al consenso sindacale che abbiamo incassato. Si tratta di un segno di svolta perché il governo, se vuole fare le riforme, deve puntare molto sulle buone relazioni con le parti sociali. La terza ragione della mia soddisfazione sono i tempi: abbiamo finito una legge di Bilancio molto impegnativa appena un mese fa e diamo subito certezze ai lavoratori su come il taglio fiscale sarà distribuito».

 

E’ possibile immaginare che nei prossimi mesi saranno trovati altri soldi per rafforzare il taglio del cuneo?

«No, da qui a luglio non credo sarà possibile: l’operazione è ormai definita. Ma per il prossimo anno sarà indispensabile recuperare risorse. Quest’anno ci sono 3 miliardi sul piatto, ne serviranno 5 nel 2021 e dobbiamo porci da subito il problema di come fare a finanziare la riforma».

 

Per quale ragione il taglio si è concentrato solo sui lavoratori, lasciando da parte le aziende?

«Si è trattato di una scelta condivisa da mesi con le associazioni imprenditoriali, che infatti non hanno protestato».

 

In queste ore, i vostri alleati dei 5 Stelle, rilanciano il tema della riduzione dell’Irpef spiegando che il taglio del cuneo fiscale, da solo, non ha senso. Cosa ne pensa?

«Dico che non c’è ragione per essere inquieti perché a Contigliano abbiamo detto in maniera chiara che il problema del taglio dell’Irpef per favorire le fasce di reddito più basse è un obiettivo strategico. Ovviamente come riuscire a farlo dovremo capirlo tutti insieme. Tra l’altro dovremo affrontare anche il problema dell’Iva e delle Tax expenditures: si tratta di temi impegnativi e vanno risolti in termini complessivi e unitari. Non possiamo impegnare quasi tutte le risorse della prossima legge di Bilancio per sterilizzare integralmente l’imposta come è stato fatto quest’anno, dovremo agire selettivamente».

 

È un elemento innegabile, tuttavia, che da questa operazione che avete messo in piedi è stato escluso un bel pezzo di Paese, non crede?

«Sì, è vero. Sono state fatte delle scelte precise in questa fase ed ora, anche su questo, dobbiamo fare una profonda riflessione tutti insieme. Dal taglio del cuneo, essenzialmente, sono stati esclusi i pensionati, gli incapienti e i lavoratori autonomi a minor reddito. Sappiamo che sono fasce sociali di primaria importanza per la vita collettiva e dovremo occuparcene. È vero che per molti incapienti c’è il Reddito di Cittadinanza, ma non per quelli che lavorano e vengono sottopagati. I pensionati hanno avuto una rivalutazione degli assegni all’inflazione. Ma è fuori dubbio che si è trattato di adeguamenti poco più che simbolici. Il tema resta in campo».

 

I pentastellati reclamano anche l’introduzione del Quoziente familiare.

«In tema di Welfare familiare, voglio ricordare l’introduzione del Fondo unico per la famiglia che, tra l’altro, dovrà portare alla nascita dell’assegno unico universale per i figli. Dobbiamo assolutamente farlo partire dal 2021, dedicandovi tutte le nostre forze».