Il ministro dell’economia, Roberto Gualtieri, l’ha definita un «piccolo miracolo». Anche se non si spinge fino a questo punto, il sottosegretario al Mef e componente della presidenza di Ali, Pier Paolo Baretta, intervenendo nei giorni scorsi al Congresso di Ali Lazio, spiega che la Manovra 2020 «è stato un percorso impegnativo», che ha coinvolto il governo fin dai primi giorni del suo insediamento.

 

Nella legge di Bilancio 2020 ci sono ingenti risorse per gli investimenti degli enti locali. Quali sono gli ambiti di intervento che il governo e il parlamento hanno ritenuto prioritari?

Il vero nodo di svolta di questa manovra economica è il piano italiano per il Green new deal. Lo stanziamento di contributi destinati alla sostenibilità ambientale e all’uso efficiente delle risorse del territorio è una leva importante per orientare scelte e comportamenti. Per la prima volta, e tra i primi paesi in Europa, l’Italia decide di dar vita a un piano pluriennale di opere pubbliche e investimenti privati che collega l’aumento delle risorse agli obiettivi della sostenibilità ambientale e sociale, dell’innovazione e dell’economia circolare, nella convinzione che queste sfide siano anche un forte volano per la crescita, l’innovazione e l’aumento della produttività. In particolare, per gli enti locali sono previsti 7 miliardi di investimenti pubblici aggiuntivi destinati all’efficientamento energetico degli edifici e dell’illuminazione pubblica (uso di energia da fonti rinnovabili) e allo sviluppo territoriale sostenibile (mobilità sostenibile, adeguamento e messa in sicurezza di scuole, edifici pubblici e patrimonio comunale e abbattimento delle barriere architettoniche). Si tratta di 500 milioni all’anno, fino al 2024, assegnati in base al numero di abitanti, che saranno ripartiti con apposito decreto del ministero degli Interni per interventi che dovranno essere cantierati entro il 15 di settembre di ogni annualità. In questo modo, diamo tempi e risorse certe a ogni ente. Altri 400 milioni all’anno, dal 2025 al 2034, saranno destinati ai comuni sempre per investimenti in sostenibilità, con particolare riguardo alla tutela del territorio e al dissesto idrogeologico. La legge di Bilancio punta anche sulla rigenerazione urbana, con interventi volti alla riduzione di fenomeni di marginalizzazione e degrado sociale, nonché al miglioramento della qualità del decoro urbano e del tessuto sociale ed ambientale: si tratta di un fondo iniziale di 150 milioni che diventeranno 700 dal 2025 al 2034.

 

Con il Canone unico e con l’unificazione Imu-Tasi si riapre il cantiere dell’autonomia finanziaria degli enti locali. Quali sono le prospettive?

Sul fronte dei tributi abbiamo agito in una doppia direzione. Da un lato, abbiamo aumentato di 100 milioni il Fondo di solidarietà per rispondere alle legittime richieste degli enti locali, favorendo, dall’altro, un ritorno all’autonomia fiscale. perché siamo convinti che spetti ai sindaci individuare le soluzioni per coniugare qualità dei servizi ai cittadini ed entrate.

 

La lotta all’evasione è uno dei punti cardine della politica fiscale del governo. Qual è il contributo che può essere dato dagli enti?

Abbiamo avviato una riforma della riscossione locale, finalizzata a migliorare la capacità di gestione delle entrate dei comuni, assegnando strumenti più efficaci nella lotta all’evasione fiscale e dando stabilità a un settore che ha conosciuto troppi anni di incertezza.

 

Nel decreto fiscale si è affrontato il tema, lanciato da Ali, della dignità degli amministratori che riconosce ai sindaci un’indennità minima di circa 1.500 euro. Ritiene che sia un punto di arrivo o di partenza per consentire ai cittadini di poter essere protagonisti della vita politico-amministrativa?

E un punto di partenza. Il punto d’arrivo sarebbe tornare a un sistema equo di finanziamento pubblico dei partiti. Questi anni hanno dimostrato che invece di favorire trasparenza e autonomia, il taglio ai costi della politica ha finito per ridurre la partecipazione dei cittadini alla vita democratica.