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«A volte ci vuole più intelligenza nel fare un passo indietro che farne uno in avanti a prescindere. Perciò, anche per evitare ulteriori stress a un governo nato per rimediare ai disastri di Salvini, mi auguro che il ministro Bonafede sappia fare un intelligente passo di lato».

 

Reduce dalla visita al presepe vivente di Pietrelcina, il titolare degli Affari regionali Francesco Boccia si dice convinto che neppure l’ultima diatriba sulla riforma della giustizia riuscirà a rovinare l’armonia ritrovata in maggioranza dopo il sofferto varo della manovra di bilancio. Ottimismo ammirevole, ministro. Fatto sta che il M5s sta piazzando tutte le sue bandierine: dopo il taglio dei parlamentari adesso tocca alla prescrizione, che rischia di spaccare il governo e ridurre il Pd a un ruolo subalterno.

 

Vi siete arresi?

«Da quando abbiamo deciso di caricarci sulle spalle i problemi che avevano portato all’implosione del precedente esecutivo – penso al fondo salva-Stati, all’Iva o all’autonomia – abbiamo lavorato per offrire soluzioni che facessero bene al Paese, non al Pd. Abbiamo cioè individuato degli obiettivi comuni che sono le bandierine dell’intero governo, non di questo o quel partito della coalizione. Oggi la gente ci chiede di non litigare e di risolvere i problemi, non gliene frega nulla se chi lo fa indossa la casacca rossa, fucsia o gialla».

Il segno del Pd però non si vede, cosa avete ottenuto voi?

«Le pare poco essere riusciti a sterilizzare 23 miliardi di clausole Iva che, ricordo, erano state firmate da Lega e 5S? O aver tagliato le tasse sul lavoro, nella prospettiva di ridurle del 30% nei prossimi anni? Un percorso che ora speriamo di fare pure sulla prescrizione, anch’essa approvata dai grillini insieme a Salvini, che senza la riforma del processo penale targata Orlando è davvero un obbrobrio giuridico».

Per intanto “l’ergastolo processuale”, com’è stato ribattezzato dalle opposizioni, entrerà in vigore il primo gennaio, mentre il Pd ha ottenuto in cambio una cambiale in bianco. Vi basta?

«Noi siamo sicuri che nel giro di un paio di mesi si chiuderà la riforma del processo penale e la prescrizione si adatterà a quella riforma. Altrimenti porteremo avanti la nostra proposta e vediamo chi ci sta. Insisto: se entra in vigore lo stop è per una scelta sbagliata del precedente governo».

Italia Viva pero ha già detto che il disegno di legge Orlando non neutralizza gli effetti della riforma Bonafede e senza modifiche voteranno il ddl Costa. Cosa farete?

«Agli amici di Iv dico che se si sta in maggioranza le questioni si discutono e si risolvono dentro la maggioranza. Questo gioco a smarcarsi non fa bene ne’ al Paese ne’ al governo, chiamato nei prossimi anni a vincere la sfida su tre grandi temi che devono diventare i pilastri di un’alleanza sociale: lavoro, con la riduzione progressiva del cuneo fiscale; scuola, innalzando l’obbligo a 18 anni, aprendo gli istituti anche al pomeriggio e aumentando lo stipendio degli insegnanti; ambiente, con un serio programma di investimenti green. Solo così il governo può acquisire quell’anima sociale che è la ragione per cui è nato in alternativa alle destre».

Altro tema caldo, i decreti sicurezza. Il Pd voleva abolirli, il premier Conte ha aperto a semplici ritocchi per recepire i rilievi di Mattarella. Vi sta bene così?

«Penso che i decreti Salvini facciano solo danni: non c’entrano nulla con la sicurezza quando saranno cancellati, insieme alla Bossi-Fini, il nostro sarà un Paese più civile. Per farlo però bisognerebbe avere in Parlamento il 51%, non il 18 meno la scissione di Iv. Modificarli è già un passo avanti. Confido che sia solo il primo».

E su Alitalia e Popolare di Bari avete risolto i vostri contrasti?

«Il ruolo dello stato che regola con forza e interviene nei casi di crisi unisce il Pd e il M5s. Semmai le differenze sono sulle modalità con cui lo Stato deve intervenire».

A sentir lei andate d’amore e d’accordo, eppure le cronache raccontano di interminabili vertici notturni e risse quotidiane.

«Quello che abbiamo fatto in questi mesi è ruotato tutto attorno alla manovra. Su 31 miliardi, 23 sono andati all’Iva. Era fisiologico discutere per stabilire l’ordine delle priorità. Ora però e’ il momento della verità. E sulla prescrizione noi porteremo avanti il ddl Orlando, Bonafede sapra trovare la soluzione».