“La scelta del governo di agganciarsi al modello francese è quella giusta e Gualtieri sta facendo un ottimo lavoro. Ma non bisogna nascondersi che la strada avviata a livello internazionale è comunque un compromesso al ribasso”.

Francesco Boccia oggi è ministro degli Affari regionali, al lavoro fra il capitolo territoriale della manovra (è di giovedì l’accordo che blinda le risorse regionali) e la ricostruzione di un percorso per l’autonomia differenziata. Ma il suo curriculum lo etichetta come padre della web tax in Italia, che però è rimasta finora incompiuta.

«Perché la politica, in Italia e non solo, è stata fin qui troppo timida».

 

Perché il modello francese, e le altre proposte internazionali, sono un compromesso al ribasso?

“L’Ocse si è avvicinata alla nostra impostazione, in base alla quale si pagano le tasse dove si formano gli utili indipendentemente dalla residenza fiscale della capogruppo. Perché disegnano una tassazione diversa, e più leggera, per le multinazionali digitali”.

 

Meglio una tassazione diversa che una tassazione assente, no?

“Certo. Ma resto ancora legato alla mia prima proposta, votata dal Parlamento il 13 febbraio 2013, che imponeva l’utilizzo della partita Iva italiana a chi vendesse beni e servizi in Italia. Perché l’obiettivo vero è che le grandi imprese digitali paghino le stesse tasse delle altre aziende. Non esistono due vite, una online e una offline. La vita è una, e oggi viaggia in rete. Quindi non capisco perché chi produce scarpe debba pagare più tasse di chi le consegna a casa tramite una piattaforma web. Non bisogna sottovalutare un rischio, in prospettiva”.

 

Quale?

“Parliamo di imponibili enormi, che intrecciano tutti i comparti economici. Più andiamo avanti, più rischiamo di dividere il mondo fra alcuni soggetti che pagano pochissimo e tanti che pagano troppo. Così si va verso un conflitto inevitabile, che la politica ha il dovere di prevenire”.

 

Finora non ci è riuscita.

“No, e il fatto che il gettito sia arrivato solo dall’ottimo lavoro di Francesco Greco e della Procura di Milano è per certi versi una sconfitta della politica.

 

Ma che cosa può fare un solo Paese se l’opposizione degli Stati Uniti resta insuperabile?

“Serve prima di tutto che un’Europa forte chiarisca agli Usa che le multinazionali devono avere qui lo stesso trattamento che hanno là. È inaccettabile che la stessa amministrazione Trump usi le maniere forti per far pagare le tasse negli Stati Uniti e faccia scudo all’elusione in Europa”.

 

Ma l’Europa unita su questo punto non c’è.

“No ma va costruita nel negoziato, superando le condizioni insostenibili di Lussemburgo e Irlanda”.

 

Per accordarsi con gli Usa, la Francia ha garantito che se la tassazione Ocse sarà più leggera restituirà alle multinazionali la differenza. Deve farlo anche l’Italia?

“La clausola ha un senso. Ma l’Italia deve anche battersi all’Ocse perché le regole internazionali siano più forti, non più leggere”.