«Sono pugliese. A Taranto ho lavorato come commissario ai tempi del default. Quando i ministri e i premier arrivavano in città, si chiudevano in Prefettura. Il presidente Giuseppe Conte ha dato a tutti noi una lezione. E dimostrerà che su Taranto fa sul serio».

Francesco Boccia è ministro delle Autonomie. Dal principio segue in prima linea il dossier acciaio.

Che accadrà?

«Nel prossimo consiglio dei ministri il premier presenterà all’ordine del giorno “il cantiere Taranto”. Un intervento sull’area con progetti che avranno una ricaduta economica, sociale e ambientale. Si riuniranno stakeholders, associazioni, istituzioni locali e si metteranno in campo progetti concreti per costruire il futuro di Taranto».

Ci saranno finanziamenti?

«È possibile. Ma è importante l’idea: Conte vuole davvero fare di Taranto un laboratorio».

State pensando a un superamento dell’Uva?

«No. L’Ilva e l’acciaio sono un asset centrale del paese. Ma ci sono le regole che vanno rispettate. E bene che Arcelor Mittal lo capisca: in Italia gli impegni contrattuali si rispettano. E poi ci sono cose poche chiare».

A che cosa si riferisce?

«Questi signori lo scorso anno hanno fatto un’offerta e preso degli impegni. La congiuntura era prevedibile, così come i dazi. Se c’erano esuberi me li sarei aspettati in altre parti di Europa o in India; non a Taranto, nel nuovo investimento».

Lei è sempre stato contrario all’arrivo di Arcelor.

«Lo rivendico. Taranto era una bandierina per Arcelor che ha già dozzine di stabilimenti in tutta Europa. Sarebbe stata la prima fabbrica invece per i concorrenti di Jindal, che guidavano una cordata con tanta Italia dentro».

Ma la cordata Arcelor aveva offerto molti più soldi.

«Il prezzo non doveva essere il criterio principale di aggiudicazione. Doveva esserlo la prospettiva industriale, l’ambientalizzazione. E comunque dopo un anno questi signori vogliono mandare a casa gli operaie risparmiare sul canone di affitto; i due punti grazie ai quali hanno vinto la gara. Scherziamo?».

Che si fa se vanno via?

«Si portano in tribunale, come ha detto il presidente. Si nomineranno dei commissari. A proposito: i tecnici scelti dal precedente governo perdevano meno di Arcelor. E’ possibile che il più grande gruppo mondiale dell’acciaio faccia peggio dei commissari italiani? E’ strano. Ecco perché bisogna capire se sono vere quelle perdite. Capire da chi sono state comprate materie prime con prezzi fuori da mercato. Se per esempio fossero state comprate da altre aziende del gruppo Arcelor…».

Sta dicendo che Arcelor compra materiale da sue aziende per Ilva pagandolo con prezzi troppo alti?

«Sto dicendo che ci sono delle cose da capire. Per ora ci metto i “se”».

Però avete tolto lo scudo penale.

«La questione non è lo scudo. Se Mittal capisce che Ilva va sposata e non utilizzata le cose cambiano. Se Mittal non lo avesse ancora capito, dppo la visita del premier dovrebbe essere loro chiaro: non si possono fare ricatti sulla pelle dei lavoratori. Siamo pronti a reinserire lo scudo, scrivendolo per bene. Ma devono rinunciare ai 5 mila esuberi. Ci può essere anche uno sconto sull’affitto, ma solo se Arcelor si impegna a nuovi investimenti. Solo così la partita si può riaprire».