Gianni Cuperlo
GIANNI CUPERLO

“Il governo deve guardare a tutti i 21 milioni di lavoratori privati in Italia, regolari e irregolari”. Ecco il primo messaggio di Gianni Cuperlo, una delle menti più influenti del Pd, storicamente a sinistra. Il secondo riguarda l’organizzazione della sanità: “Sulla riforma del Titolo V dobbiamo chiedere scusa”.

Il reddito di emergenza è la soluzione giusta?

Le misure del governo impattano più o meno su 14 dei 21 milioni di lavoratori privati in Italia. Lo fanno con ammortizzatori che per la prima volta guardano anche al lavoro autonomo. Ma circa 7 milioni di persone rimangono escluse: il decreto di aprile dovrà considerarli. L’impianto di Fabrizio Barca, Enrico Giovannini e Cristiano Gori ribadisce che a quei 7 milioni si deve arrivare. Non parliamo solo di irregolari, ma di 2 milioni e mezzo di regolari a tempo determinato in scadenza di contratto o a contratto scaduto, di 200-300 mila lavoratori a chiamata e di quelli che hanno esaurito la Naspi. Peraltro buona parte di questi vive al Nord per cui sgombriamo il campo da letture superficiali e un po’ razziste.

 

Quindi, bisogna considerare anche il lavoro nero?

Non puoi lasciare nessuno senza una forma di protezione: sarebbe un errore e un disastro sociale. Bisogna garantire un reddito per l’emergenza perfezionando il meccanismo e estendendo la platea. Ma subito.

 

La ministra del Lavoro, Catalfo, dice che si deve varare un nuovo sistema, il reddito di emergenza.

Ho apprezzato le sue parole. Io credo che si devono semplificare le procedure d’accesso e verificare i criteri di ammissione. Se vuoi espandere la platea sociale, devi rivedere i parametri a partire dal patrimonio immobiliare. Non esiste che una famiglia per mangiare debba vendersi la casa. Bisogna rinnovare l’intervento per gli autonomi e portarlo a 800 euro.

 

Gualtieri ha detto che è per il reddito di cittadinanza senza se e senza ma. È abbastanza?

Gualtieri sta lavorando benissimo e con lui Conte. Sanno che per estendere le tutele serve iniettare più liquidità.

Il sito dell’Inps è andato in tilt il giorno che sono iniziate le richieste per l’una tantum. Tridico si deve dimettere?

Non è tempo di capri espiatori, ma è assurdo quello che abbiamo visto anche perché era prevedibilissimo. Bisogna dividere gli accessi per fasce e dire chiaramente che le risorse bastano per tutti e non serve arrivare primi. Anche il Copasir si interroga su eventuali hackeraggi. È molto inquietante l’idea che centrali straniere possano inquinare un organismo strategico come l’Inps. Se non è un plot di Ken Follett è un rischio per la democrazia.

 

Si parla molto in questi giorni di tornare a un sistema sanitario centrale, non regionale. D’accordo?

Nel 2001 si riformò il Titolo V pensando di togliere voti alla Lega. Fu un errore e gli italiani lo hanno pagato caro. Dopo questa tragedia si tornerà a investire sul servizio sanitario pubblico. Purtroppo a lungo a sinistra si è ceduto all’idea che il privato fosse di per sé moderno e il pubblico una zavorra, anche per questo abbiamo perso voti e fiducia. Adesso è tempo di ripensare le priorità del dopo.

 

Non ci siamo fatti trovare impreparati, proprio a livello di Sanità, sulla gestione di questa emergenza?

Nessuno aveva immaginato potesse accadere ciò che è accaduto. Ma voglio ricordare quanto scriveva Walter Ricciardi un anno fa: ‘Il Sistema sanitario nazionale è uno dei maggiori successi della nostra storia,ma mostra segni di logoramento’. Senza affrontarli “rischiamo morti e feriti”. Non era una profezia macabra, ma la fotografia del reale e si indicavano le risposte a partire da una regia nazionale che oggi si rivela decisiva.

 

Come vede la trattativa in corso con l’Europa?

Ci sono segnali incoraggianti, da ultimo il fondo Sure ma il punto è uno: o l’Europa ne esce insieme o non ce la farà nessuno. Rispetto ad alcune rigidità nordiche, ricordo le parole di Helmut Schmidt, 93 anni, nel 2011 al congresso dell’Spd: ‘La verità è che dobbiamo difenderci da noi stessi’. Ecco, anche oggi la sfida è questa.