Foto di Alessandro Paris / Imagoeconomica

Quale sia la direzione di marcia lo dice il titolo della mozione con la quale Roberto Giachetti, deputato, ex candidato sindaco di Roma, si presenta – in tandem con Anna Ascani – alla corsa per le primarie per la segreteria nazionale del Pd.

 

SempreAvanti” è, infatti, il monito del documento congressuale: senza rinnegare nulla del governo e del Pd a guida renziana. Contenuti e obiettivi della sua proposta politica saranno illustrati oggi a Genova in un incontro pubblico al quale Giachetti parteciperà alle 17.30 al Mentelocale bar Bristol, in via XX Settembre, prima di trasferirsi in serata a Savona. A Genova, Savona e nel Tigullio si sono già costituiti, infatti, comitati a sostegno della sua candidatura, e fra i supporter genovesi ci sono Claudio Pontiggia, coordinatore dei comitati liguri, e Paolo Turci.

 

I renziani si presentano in ordine sparso a questo congresso: come valuta questo fatto?

«Il congresso è l`unico momento nel quale deve esserci un confronto il più possibile ampio e libero e, quindi, è normale che le strade si dividano».

 

Però ci sono anche valutazioni politiche diverse sul governo e sulla leadership di Matteo Renzi.

«Noi abbiamo detto subito che siamo in campo senza rinnegare nulla di quello che è stato fatto. Quando si prendono decisioni e si agisce si possono fare errori ma il problema è che quello che è stato fatto in Italia negli ultimi anni avrebbe dovuto essere fatto negli scorsi 20 anni».

 

Gli elettori, però, non vi hanno premiato.

«Abbiamo perso per divisioni interne e per la responsabilità di chi, non avendo più la macchina di governo del partito, ha lavorato per indebolire chi la guidava: mi riferisco a chi è uscito ma anche a chi è rimasto e ha usato spesso parole più pesanti di chi stava fuori. Penso, però, che gli elettori comincino a rendersi conto che il Paese si era rimesso in piedi, mentre adesso sta tornando pericolosamente indietro».

 

In che cos’altro si differenzia la vostra proposta politica rispetto a quella degli altri candidati?

«Noi siamo gli unici a dire chiaramente che non faremo un’alleanza con il movimento 5 Stelle. Sia Zingaretti che Martina, invece, sono molto più ambigui su questo. La nostra posizione, invece, è nettissima e inequivocabile».

 

Che idea di partito proponete?

«Pensiamo che il Pd debba avere una vocazione maggioritaria e, quindi, non siamo favorevoli ad alleanze. Diversamente da altri, pensiamo poi che il segretario del partito debba essere il candidato alla guida del governo e vorremmo anche un partito più federale, nel quale i circoli abbiano più potere anche decisionale, per esempio anche attraverso strumento dei referendum interni».

 

Lei arriva a Genova, dopo la tragedia del ponte Morandi e nel mezzo della crisi di Banca Carige. Che cosa pensa delle misure adottate dal Governo per affrontare queste due emergenze?

«Per quanto riguarda il Morandi so che la situazione è delicata e che non si può usare la bacchetta magica: il problema, però, è che non devi fare il “bullo” perché poi la realtà ti piega e ti rendi conto che ad andarci di mezzo sono i cittadini. E ancora non le abbiamo viste tutte, perché bisogna vedere cosa farà Autostrade e se i tempi verranno rispettati. Quanto a Carige, penso che il governo abbia fatto bene: solo che gli stessi che adesso hanno deciso di intervenire avevano attaccato il nostro governo quando lo aveva fatto con altre banche.