“Oggi è la giornata nazionale della sicurezza sul lavoro. Per alcuni può sembrare una delle tante ricorrenze, ma non lo è e dobbiamo ricordarlo con forza. Si parla di esseri umani, persone che perdono funzionalità importanti o la propria vita mentre svolgono l’attività basilare di ogni cittadino: lavorare. Non è retorica, purtroppo è una realtà: ancora oggi si muore nei luoghi di lavoro.

 

E’ vero che, in percentuale agli occupati, nel corso degli anni il tasso di infortuni e decessi è andato gradualmente diminuendo, ma a volte c’è l’impressione che questo lento miglioramento distolga l’attenzione da quella che invece è ancora un’emergenza.

Nel 2018 ci sono stati oltre 645 mila infortuni denunciati, di cui 1218 denunce di infortunio mortale: di queste l’INAIL ne ha accertate positivamente 704 (gli altri sono infortuni avvenuti fuori dall’azienda/ufficio, per lo più nel tragitto verso il lavoro), e 35 sono ancora in via di accertamento. Questo significa che ogni anno, ogni giorno inclusi i festivi, circa due lavoratori perdono la vita sul luogo di lavoro. Non è accettabile.

Nell’Italia del 2019 morire al lavoro dovrebbe essere come morire di influenza o di tbc: una storia del passato remoto. E invece non è così.

Cosa possiamo fare? L’Italia ha già una legge di riferimento in materia: la legge 81 del 2008 varata dal Governo Prodi. Una legge che ha rappresentato un’evoluzione importante della normativa italiana, e che ha portato importanti riduzioni del numero degli infortuni, sia totali che mortali.

Tuttavia ci sono ancora troppe realtà in cui la normativa viene aggirata, elusa, senza contare che, incredibilmente, mancano ancora dei decreti attuativi per renderla pienamente operativa.
Per non parlare dei controlli, che hanno bisogno di essere potenziati (non ci sono solo i controlli degli ispettori che dipendono dal ministero del lavoro, ma servono anche quelli dei tecnici della prevenzione delle asl, che sono solo 2000 circa in tutta Italia), così come è importante aumentare l’informazione e la consapevolezza degli stessi lavoratori.

Oltre a questo serve un ultimo importante elemento: non smettere mai di indignarci, di ricordarci che dietro ai numeri e alle statistiche ci sono persone, famiglie, bambini che perdono i genitori. E di chiedere sempre, con forza, che questo tema resti un tema cruciale per la politica”.

Irene Tinagli