STEFANO CAROFEI / Imagoeconomica

Sando Gozi, sottosegretario agli Affari europei, è il tessitore del Patto del Quirinale che dovrebbe inaugurare una nuova stagione di collaborazioni anche industriali tra Parigi e Roma.
 

Le tensioni su Fincantieri con i francesi sono acqua passata?


 
«La pagina dell’incomprensione si è chiusa col vertice di Lione dice Gozi dove era emersa l’idea di un patto formalizzato poi da Macron e Gentiloni a Roma».
 

Il patto del Quirinale. Ma a che punto è la sua costruzione?


 
«Ce ne stiamo occupando io per l’Italia e la ministra francese Natalie Loiseau con esperti dei due Paesi. La prima riunione del gruppo di lavoro italiano sarà mercoledì (domani per chi legge, ndr) e il 27 gennaio a Firenze faremo la prima bilaterale italo-francese».
 

Quali obiettivi avrà il trattato?


 
«Rafforzare la cooperazione industriale in modo ampio nei settori del digitale, delle piccole e medie imprese, nell’industria della difesa dove esistono già forti rapporti industriali. Ma vogliamo anche rafforzare i rapporti culturali: la ricerca, la scuola e l’università».
 

Con quali strumenti?


 
«Con uno strumento snello, efficace e rapido per concertare le grandi scelte di politica europea: incontri bilaterali regolari, magari un segretariato comune».
 

Si intensificheranno le relazioni economiche?


 
«Si svilupperanno progetti industriali, di ricerca e nel campo dell’educazione. Metteremo in comune anche le buone prassi: possono diventare progetti europei».
 

Un esempio concreto?


 
«Il bonus cultura dei 18 enni. Macron ha ripreso questa idea in Francia e abbiamo portato in Europa la proposta di creare una carta europea dello studente».
 

Vedremo anche joint venture?


 
«Certo. Ma anche consorzi bilaterali e nuove iniziative industriali di interesse comune, andando oltre all’esistente».
 

Perché questa urgenza?


 
«Perché oggi c’è una convergenza politica importante. Italia e Francia si impegnano in un trattato bilaterale, mentre Parigi e Berlino aggiornano il trattato dell’Eliseo dopo oltre mezzo secolo. Macron è europeista, a Berlino si sta formando una coalizione europeista. Italia, Germania e Francia possono guidare lo slancio alla rifondazione europea già nel 2018».
 

L’Italia non soffre la competizione di Berlino?


 
«No, perché abbiamo di fronte una battaglia politica comune contro le forze euroscettiche».
 

Con l’Europa però restano questioni aperte. Ad esempio, l’Italia ha rinviato l’applicazione della direttiva Bokenstein.


 
«Si tratta di tutelare le specificità dei Paesi, nel caso italiano soprattutto legate agli stabilimenti balneari che hanno una struttura economica e giuridica specifica che richiede un adattamento della direttiva».
 

Gozi, domani porterà da Renzi Alber Riverac leader dei Ciudadanos, partito spagnolo liberai democratico: è un cambio di riferimenti politici?


 
«Il Pd in Europa è nel gruppo dei socialisti e democratici, che spinge sempre più su posizioni riformiste. Ma di fronte alle sfide epocali di oggi la divisione politica è tra chi pensa che l’Europa possa essere la soluzione e chi si illude di chiudere il mondo fuori».
 

Per la macro regione adriatico-ionica ci sono disponibilità finanziarie enormi. Arrivano i progetti per utilizzare i fondi?


 
«Il governo e la Regione Emilia-Romagna stanno stimolando progetti nel settore di infrastrutture, turismo sostenibile e ambiente. Ci sono notevoli disponibilità che aspettano solo idee importanti».