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“Continua la crescita dell’occupazione sull’anno (+242mila) e comincia a migliorare anche la sua componente demografica: crescono cioè anche i giovani occupati. I dati provvisori di dicembre consegnano un mercato del lavoro in corso di assestamento. Se il numero di posti di occupati rimane sostanzialmente stabile con un aumento di 1000 posti, continua a cambiare la composizione della forza lavoro nella direzione tracciata dal jobs act”. Lo afferma Filippo Taddei, responsabile Economia del Pd commentando i dati Istat su occupati e disoccupati a dicembre 2016.

“In particolare: continuano ad aumentare i lavoratori a tempo indeterminato e calano i lavoratori indipendenti. Questo calo non deve sorprendere se pensiamo che alla strutturale e sproporzionata fetta di questa tipologia di lavoratori rispetto alle economie spagnola, francese e tedesca. Tra l’altro continuano a calare gli inattivi, che si riaffacciano nel mercato del lavoro, dimostrando di credere nelle dinamiche in atto, determinando paradossalmente, una crescita dei disoccupati.

Il secondo dato in controtendenza che emerge è quello relativo al numero di occupati under 35. Nel mese di dicembre osserviamo una ripresa dell’occupazione tra i giovani lavoratori italiani (+46mila). Dal momento che questo era e rimane uno dei principali obiettivi dell’attività di Governo e del PD, il dato è molto importante”, conclude.

 


Per Alessia Rotta, componente della segreteria del Pd: “il Jobs Act va nella direzione giusta, no a passi indietro” .
“Cresce l’occupazione su anno (+242mila) e il lavoro giovanile, nella fascia 15-24 anni, passa da 918mila unità del febbraio 2014 a 960mila di dicembre, mentre diminuiscono di 87mila unità gli inattivi. Positivo anche il dato dell’occupazione femminile: a febbraio 2014 lavoravano 9milioni 306mila donne, mentre oggi a febbraio 2016 sono 9milioni 522mila. A questo, aggiungiamo che sta aumentando il numero dei giovani occupati. In generale, migliora anche la qualità del lavoro con un incremento dell’occupazione a tempo indeterminato, mentre diminuiscono gli indipendenti. E’ il segnale che gli effetti del Jobs act vanno nella direzione auspicata”.

“Inoltre calano gli inattivi – prosegue Rotta – a dimostrazione del fatto che sempre piu’ persone, di tutte le età si rimettono in cerca di lavoro. Il Jobs act quindi fa registrare, pur in un contesto difficilissimo, una positiva inversione di tendenza. In generale si tratta di un pezzo delle politiche del lavoro messe in atto dal Governo Renzi e su cui è necessario insistere. Anzi la situazione internazionale suggerisce la necessità da parte del legislatore di guardare e possibilmente anticipare le trasformazioni in atto. Anche per questo l’idea vagheggiata da alcuni ad un ritorno ad una inesistente età dell’oro è semplicemente assurda”.