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Presidente Delrio, c’è aria di crisi di governo?

«Tutti i governi sono più forti se risolvono i problemi e sono più deboli se li lasciano abbandonati a se stessi. Quindi ci vuole da parte nostra l’assunzione piena di responsabilità sulla questione dell’Ilva. Perché, come ho avuto modo di dire in Parlamento, Taranto è l’Italia e l’Italia ha bisogno di un governo forte che costringa Mittal a rispettare gli accordi e convinca tutto il Paese a mobilitarsi in difesa dell’industria nazionale senza la quale siamo tutti più poveri».

È d’accordo a nazionalizzare l’Ilva?

«Noi adesso dobbiamo pretendere che l’azienda rispetti gli accordi presi e che non si nasconda dietro a finte motivazioni, che prosegua con il piano industriale e con quello di risanamento ambientale. Prima di tutto vengono i posti di lavoro: non possiamo e non vogliamo perderne nemmeno uno. Questa deve essere la priorità qualsiasi piega prendano le trattative con Arcelor. Certamente se non ci sarà modo di andare avanti, è da valutare anche l’ipotesi di nazionalizzazione. Però ripeto prima bisogna giocare fino in fondo questa partita con Arcelor. Non è pensabile ne va anche della sovranità nazionale che noi perdiamo la più grande acciaieria di Europa. Lo Stato deve farsi valere con tutte le forme e con tutti i mezzi».

Però dovreste anche rimettere lo scudo penale e i 5 Stelle non vogliono.

«Io ho già detto in Aula che è stato un errore offrire questo pretesto, però non è quello il tema: l’azienda già da tempo meditava di sfilarsi. Comunque all’errore fatto si può rimediare facilmente facendo una norma di carattere generale che preveda che chi fa operazioni di risanamento ambientale non può e non deve essere perseguibile. Ma sappiamo tutti che alla ditta non interessa portare a casa lo scudo, ma ridurre la produzione, smettere di gestire l’altoforno 2 e tagliare i lavoratori. Comunque, io sto a quello che hanno detto il presidente del Consiglio e il ministro dello Sviluppo. E cioè che si può fare di tutto per salvare questa fabbrica incluso il fatto di studiare una norma più generale rispetto alla precedente. E infatti avevo preparato un emendamento in questo senso ma l’abbiamo congelato perché è molto meglio che lo faccia il governo, così diventa immediatamente esecutivo».

Sì ma ora tutti i 5 Stelle non vogliono lo scudo, non solo un gruppo di ribelli.

«Io credo che non sia un problema approvare una norma del genere perché se lo fosse saremmo veramente dei pazzi, perché non si può mettere sullo stesso piano il destino di ventimila lavoratori e un emendamentino».

È complicato governare con i 5 Stelle?

«Io sono abituato a guardare la sostanza e non i dettagli. E la sostanza è che noi abbiamo sottoscritto un programma con i 5 Stelle che dice l’industria è parte integrante del nostro sviluppo».

Dopo Dario Franceschini, anche Luigi Di Maio propone di rinegoziare il patto Pd-5 Stelle. Segno che i problemi tra voi ci sono.

«Certamente occorre rivitalizzarlo. Non bisogna fermarsi in questo momento. Quindi quello che rafforza le ambizioni di questa maggioranza a me va bene. Ma attenzione: quelli che cercano di piantare delle bandierine per dire questo l’ho fatto io, secondo me perdono di vista il fatto che la sfida che abbiamo davanti è molto più grande. Noi stiamo cercando di dare un’anima e una direzione allo sviluppo di questo paese. L’anima è quella di una maggioranza che per ora si pone l’obiettivo di tracciare un percorso e all’inizio non poteva essere che quello di bloccare i 23 miliardi di tasse che ci aveva lasciato in eredità Salvini e di provare a ridurle. I problemi del Paese sono grandi: chi immaginava di entrare in questo governo pensando che sarebbe stato tutto rose e fiori e sorrisi e interviste probabilmente ha sbagliato indirizzo. Quindi o al governo ci si sta per lavorare per la povera gente oppure il governo non ha senso. Non può vivacchiare, questo è fuori discussione».