Teresa Bellanova, Ilva Taranto
TERESA BELLANOVA / Ph. Imagoeconomica

Potrebbe essere Teresa Bellanova a sfidare Luigi Di Maio alla Festa dell`Unità, se il ministro accetterà l`invito Pd. Un confronto tra il giovane ministro e la battagliera ex sottosegretaria del governo Renzi che, se mai ci sarà, si annuncia infuocato.
 

Si aspetta che Di Maio accetti? Nella “tana del lupo” troverà filo da torcere…

 
«Se il ministro accetta intanto troverà un luogo di passioni civili, militanti e cittadini che impegnano una parte delle loro ferie per organizzare la festa, i nostri volontari. In genere sono persone molto educate e capaci di ospitalità eccellente. Per quanto mi riguarda, se dovesse essere disponibile certamente non mancheranno gli elementi per un confronto molto di merito: il lavoro, lo sviluppo, l`occupazione… È un giovane cittadino impegnato in una battaglia per il cambiamento. Io sono una pacata signora, potremo confrontarci con grande serenità. Credo sarebbe un bel segnale per il nostro paese».
 

Cosa gli direbbe come prima cosa?

 
«Di uscire dalla propaganda e di cominciare ad affrontare i temi…»
 

Ecco, appunto…

 
«Ma il punto è questo! Sulla vicenda Ilva, ha detto che prima di convocare il tavolo deve leggere le 23 mila pagine di dossier che gli abbiamo lasciato. Se i tempi sono quelli del decreto Di Maio, dove non ha trovato il tempo di leggere 12 pagine di relazione tecnica… Il governo non trova il tempo per convocare un tavolo di trattativa per Ilva, mentre ci sono 20mila lavoratori, tra azienda e indotto, che continuano a stare appesi a una decisione. C`è la possibilità di rendere l`Ilva più competitiva e rispettosa dell`ambiente. Il consiglio che gli darei è: uscire dalla propaganda e incominciare a svolgere la fatica del governare. Stare al governo è un po` più complicato che fare un tweet o una diretta facebook. Governare significa assumere la responsabilità della decisione, non del rinvio».
 

Ma nel cosiddetto “decreto dignità” non c`è niente che vada bene?

 
«Sarebbe più opportuno chiamarlo – purtroppo – decreto licenziamenti. Basta parlare con chi ha un contratto a tempo determinato, magari in essere da 24 mesi, e stava per essere prorogato per altri 12 mesi e invece non avrà la proroga. Il decreto porta a licenziamenti. Come giustamente dice il presidente dell`Inps Boeri. Io sono molto preoccupata, un ministro dovrebbe leggerla la relazione tecnica Inps al decreto. Mi pare inqualificabile che un decreto che doveva eliminare la precarietà e invece provoca licenziamenti. E si riduce anche il sostegno al reddito per i licenziati, da 16 mesi a 12 mesi».
 

In campagna elettorale ci fu una polemica perché molti del Pd dissero che Di Maio, ex venditore di bibite allo stadio, non aveva il curriculum per fare il candidato premier. Quel giudizio è stato un errore?

 
«A me interessa cosa fa Di Maio quando svolge una funzione di governo. Per me qualunque esperienza di lavoro è utile, non sono io che devo giudicare. Adesso è il ministro del Lavoro e vicepremier: ha il dovere di governare, di confrontarsi. Questo è il gioco della democrazia».