SERGIO CHIAMPARINO
SERGIO CHIAMPARINO

Parla di »moto d’orgoglio dei piemontesi», di esponenti del governo che ascoltano «solo chi appartiene alla loro tribù». Il presidente del Piemonte Sergio Chiamparino rompe gli indugi. «Se il governo bloccherà la Torino-Lione io sono pronto ad andare fino in fondo e convocare un referendum popolare».

Presidente Chiamparino vuole chiamare i piemontesi al voto sulla Tav?
«Sono pronto a farlo, anche se mi auguro che il governo non prenda una decisione così folle come quella di bloccare una ferrovia che è strategica sotto tutti i punti di vista: economico, ambientale e culturale. Bloccarla significa isolare il nord ovest».

Una decisione che coinvolge anche Liguria e Lombardia?
«Beh, io mi aspetto che Toti e Fontana battano un colpo. Se si dovesse mai davvero bloccare la Torino-Lyon, anche le altre grandi opere, a partire dal Terzo Valico e dalla Pedemontana, sarebbero da rivedere, perché perderebbe forza il progetto di piattaforma logistica del nord ovest».

Sembra una minaccia.
«Non lo è, ma è evidente che le cose non si fanno a metà. Se non c’è un sistema, il valore strategico dell’investimento viene meno. È troppo comodo se si guarda solo ai propri interessi».

Secondo lei c’è una scelta politica anti-Piemonte?
«C’è sicuramente disinteresse verso il nostro territorio. L’incertezza sulla Tav è il segno più eclatante, ma anche sull’Asti. Cuneo ci si è fermati quando mancava solo l’ultimo passaggio per veder completata un’opera attesa da decenni. Non so se è così perché non si conoscono bene i problemi, o se ci sono ragioni politiche: perché io non appartengo alla tribù dei 5 stelle e allora non vengo preso in considerazione».

La Lega però ha detto che si va avanti: è positivo?
«Dipende da quanto dura. Trovo intollerabile questo balletto. Al mattino si fa la Tav, quando si va a dormire non si fa più. Nulla si governa in questo modo, se fossero alla guida di un’azienda l’avrebbero già fatta fallire. È stucchevole».

Per questo chiede un moto d’orgoglio?
«I leghisti, che ormai sono tutto il centrodestra, hanno preso voti anche promettendo le grandi opere, e penso che debbano far sentire la loro voce. Invece mi pare che su questo siano alla mercé dei grillini che usano la Tav per mandare messaggi al proprio elettorato».

In che senso?
«Non si può dare via libera al Tap e allora fermare la Torino-Lyon. E si lancia un messaggio per bilanciare le uscite di Salvini sulla politica interna. Mi amareggia un po’ che sia fatto sulla pelle del Piemonte e dei piemontesi per i quali la Tav significa sviluppo».

Cosa intende fare?
«Voglio convocare a settembre gli “Stati generali del Piemonte economico”. Coinvolgere le categorie produttive, i sindacati e le forze politiche. Mi aspetto che per allora il governo abbia detto un “sì” chiaro alla Tav».

Ha già incontrato il ministro Toninelli?
«Macché. Ho chiesto un appuntamento e non ha mai risposto. Ma io non sono un mendicante. Se ci si parla solo per tweet, mi comporterò nello stesso modo. È evidente che questo governo va avanti a messaggi, cose concrete ne ha fatte ben poche. Spero che il sì all’alta velocità sia presto una di queste».