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«Il deficit al 2,4%? Così, sono numeri azzardati e basta. Nella nostra proposta di manovra alternativa noi abbiamo previsto un deficit appena sotto il 2%, perché l’importante è continuare nel percorso discendente. Ma la cosa grave è il contenuto della manovra economica che il governo sta mettendo in campo (e qui sottolineo la vergogna di una Nota di aggiornamento al Def che a una settimana dal festeggiamento sul balcone di Palazzo Chigi ancora non si vede): una manovra ingiusta e propagandistica che scarica i costi futuri – circa 100 miliardi – sui giovani, una manovra in cui mancano del tutto i temi del lavoro e le politiche per la crescita».
 
Quando si siede a ragionare con noi del rischio per i conti pubblici e della legge di bilancio annunciata dal governo giallo-verde il segretario del Pd Maurizio Martina ha appena presentato alla stampa la “contromanovra” del Pd messa a punto assieme all’ex consigliere economico di Matteo Renzi, Tommaso Nannicini.

  • Taglio stabile del costo del lavoro di un punto all’anno per quattro anni per tutti i contratti a tempo indeterminato a tutele crescenti;
  • aumento degli investimenti pubblici per riportarli al 3% del Pil e di quelli privati attraverso un potenziamento di Industria 4.0;
  • pensioni di garanzia (minime a 750 euro al mese) per i giovani con carriere discontinue e che andranno in pensione con il contributivo;
  • sostegno a tutte le famiglie con reddito al di sotto dei 100 mila euro annui tramite assegno di 240 euro al mese per ogni figlio;
  • rafforzamento del reddito di inclusione per coprire tutta la platea delle famiglie in povertà assoluta.

Sono misure già presenti nella sostanza nel programma del Pd alle ultime elezioni politiche, alle quali si aggiunge la misura sociale delle detrazioni sugli affitti uguali a quelle sui mutui casa.
 
«Una manovra del costo di 17 miliardi di euro, ai quali vanno aggiunti i 12 delle clausole di salvaguardia. Una manovra credibile, di protezione sociale e di stimolo alla crescita, che mantiene il deficit sotto il 2%».
 

Segretario Martina, non c’è proprio nulla che va bene nelle misure annunciate dal governo?

 
«È una manovra da bocciare e da contrastare con fermezza, nel metodo e nel merito. Manca del tutto il lavoro. Mancano le politiche per la crescita, voce che noi affrontiamo anche con il taglio stabile del cuneo e con il rilancio degli investimenti».
 

Tuttavia il reddito di cittadinanza tenta di rispondere al bisogno di protezione sociale. Non era a questo bisogno che pensava quando durante la manifestazione del Pd contro il governo di domenica ha detto, rivolgendosi agli elettori che vi hanno abbandonato, «abbiano capito la lezione, ora dateci una mano»?

 
«Il reddito di cittadinanza per loro diventa una specie di social card assistenziale. Per noi la questione sociale si deve affrontare in altro modo. Non è un caso se nella nostra proposta ci sono alcune misure chiare: il rafforzamento del Rei, la pensione di garanzia per i giovani, il sostegno alle famiglie con figli che include anche gli incapienti, l’aiuto sugli affitti pensato soprattutto per le giovani famiglie. Certo la risposta non è il reddito di cittadinanza, che non aiuta a creare lavoro e che soprattutto al Sud può provocare un drammatico cortocircuito il cui effetto sarà l’aumento del lavoro nero già così diffuso. E i costi di queste misure, tra cui va conteggiata anche la famosa “quota 100” per superare la Fornero che rischia di essere un boomerang per le lavoratrici, ricadranno tutte sui cittadini: prima sotto forma di aumento dei tassi di interesse, a cominciare dai mutui, poi con inevitabili tagli a sanità, scuola e ammortizzatori sociali. Anche con il famoso 2,4% mancano all’appello almeno 15 miliardi: dove li prenderanno?».
 

Non solo protezione sociale. Il ministro dell’Economia Giovanni Tria ha parlato di 5 miliardi l’anno per investimenti per i prossimi tre anni.

 
«Vedremo i testi. Al momento, ripeto, mancano all’appello almeno 15 miliardi. Chiedo al premier Conte: perché non si sbloccano gli investimenti in attesa? Parliamo di 38 miliardi per il 2018. Già solo con la Torino-Lione sono 5 miliardi».
 

Una domanda sul Pd che si avvia al congresso è d’obbligo: pensa di candidarsi alle prossime primarie?

 
«A fine mese abbiamo il forum nazionale a Milano, dopodiché avvieremo il percorso congressuale. Le rispondo così: prima le idee, poi le persone».