«L’accordo nella Cgil è una soluzione saggia. Consente di valorizzare due dirigenti di grande spessore e grande capacità. Ed essendosi rotta da moltissimo tempo la cinghia di trasmissione tra partiti della sinistra e Cgil, chiunque sarà segretario del Pd avrà il compito di ricostruire il rapporto con il sindacato. Compito di uguale importanza per il segretario della Cgil». Andrea Orlando, che adesso appoggia Nicola Zingaretti nella corsa per il Nazareno, non nasconde le difficoltà che ci sono state negli scorsi anni. E neanche la dialettica che promette di esserci tra i Dem e la Cgil di Maurizio Landini.
 

Quella di Landini è una leadership forte: un problema per un Pd in perenne ricerca di un’identità politica, con dubbie leadership in campo?

 
«Considero Nicola Zingaretti un leader autorevole e capace. Il segretario del Pd, inoltre, sarà eletto da centinaia di migliaia di persone. Non vedo questo rischio di squilibrio».
 

La forte connotazione di sinistra di Landini può essere un problema?

 
«Landini si è caratterizzato per posizioni radicali, ma anche per forti temi di pragmatismo. Ne ho apprezzato la concretezza quando abbiamo affrontato il commissariamento dell’Ilva. Il sindacato ha interesse ad avere un’interlocuzione utile con il mondo politico. Quando si è pensato di risolvere la questione rivolgendosi solo a una parte del centrosinistra si è potuto constatare i limiti di questa scelta».
 

Lei andò a prendere un caffè con Landini, nel momento della sua massima frizione con Renzi.

 
«Con Landini si è sempre mantenuto un rapporto, che si è costruito sulla base di un lavoro comune: come dicevo prima la Fiom sul commissariamento dell’Ilva è stata molto costruttivo. Sono convinto che Landini ci sorprenderà per concretezza».
 

Vi muoverete insieme contro il governo?

 
«Mi sembra abbastanza evidente la convergenza dei giudizi. Questo governo non affronta nessun problema del Paese, si approccia a povertà e disoccupazione con misure inadeguate. Io non ho mai creduto che Landini volesse portare la Cgil a essere il sindacato dei M5S, visto che loro teorizzano e praticano la disintermediazione».
 

Ma il primo a farlo è stato Renzi.

 
«Renzi l’ha più predicato, sbagliando, che praticato. Invece i M5S hanno dichiarato l’obiettivo della destrutturazione del sindacato. Di Maio ha detto che intendeva mettere insieme ministero dello Sviluppo economico e del Lavoro per far sì che lavoratori e imprenditori non litigassero più. Un’impostazione neocorporativa che un sindacato (che vive perché interpreta il conflitto) non può accettare».
 

Il reddito di cittadinanza non è un tipo di misura che avreste dovuto fare voi?

 
«Avremmo dovuto pensare prima e in maniera più ampia al Rei. Questo non ci esime dal criticare questo strumento: la finalità è giusta, ma produrrà gli effetti contrari».