Pier Carlo Padoan, elezioni 2018
PIER CARLO PADOAN - Foto di Paolo Cerroni / Imagoeconomica

Dopo quasi due mesi di attività, qual è il suo giudizio sul governo gialloverde?
«Il governo è in attività da due mesi – risponde l’ex ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, oggi deputato Pd – ma per cercare di comprendere la natura di questa maggioranza bisogna andare un po’ più indietro. Non dimentichiamoci che c’è un contratto sul quale si è formato il governo composto da misure strutturali, dalla flat tax, al reddito di cittadinanza, alla cancellazione della Fornero, che messe insieme non sono sostenibili per la finanza pubblica».

Per ora tuttavia il governo ha fatto ben poco: che pensa del cosiddetto decreto dignità?
«Più che decreto dignità lo chiamerei “dl” Luigi Di Maio. È un provvedimento che contiene una serie di misure l’una accanto all’altra di cui ci si chiede la logica. L’unica risposta che si può avanzare è che il provvedimento ha un carattere punitivo per l’economia: la logica è quella della proibizione, si proibisce l’estensione dei contratti a termine, si aumentano i costi chiedendo una argomentazione causale per il rinnovo, impedendo così il fluido funzionamento del mercato. Si multano le imprese per la delocalizzazione, invece di creare incentivi per la localizzazione».

La Lega sembra che voglia introdurre qualche cambiamento più a favore delle imprese.
«Vedremo, ma le divisioni del governo e della maggioranza sono interpretate come ulteriore indicatore di incertezza».

Scorge altri motivi di preoccupazione?
«Sì, ad esempio una serie di misure di finanza creativa che fanno sempre parte del messaggio di fondo e non sono mai state smentite. Come i mini-Bot e l’idea di chiedere di congelare 250 miliardi di titoli di Stato».

Sembra che si navighi a vista e che l’obiettivo principale sia quello di smantellare quello che è stato
fatto.

«Sì, l’obiettivo è lo smantellamento. Dall’Ilva, all’attacco al jobs act, alla minaccia di rinviare la riforma delle Banche di credito cooperativo che favoriva sviluppo e capitalizzazione pur mantenendo i legami con il territorio».

Corriamo rischi?
«Il rischio è l’aumento dell’incertezza che ha come conseguenza immediata la sospensione delle decisioni di investimento proprio nel momento in cui l’economia stava riprendendo a crescere. Affermazioni come quella di Di Maio che intende “farla pagare” alle banche hanno un sapore punitivo nei confronti dell’economia».

All’estero, immagino, ci seguono da vicino. Cosa percepisce?
«Si avverte il rischio che si accentui l’incertezza sui mercati e ci si interroga su cosa potrà accadere in futuro. Una alternativa, che ci avrebbe messi al riparo, sarebbe stata quella di continuare lungo la strada del consolidamento di bilancio e delle riforme strutturali. Invece stiamo percorrendo una politica punitiva nei confronti dell’economia e dunque di noi stessi».

E la partita europea? Forse è la più delicata: ci sono dossier vitali come quello della flessibilità di bilancio che l’Italia vorrebbe chiedere. Che spazi abbiamo?
«Bisogna renderci conto che siamo più deboli sul piano negoziale. Era stata avviata con Bruxelles una linea di utilizzazione flessibile di margini di bilancio, ma in un contesto di riduzione del debito e in cambio di riforme strutturali che erano state avviate nella passata legislatura. Invece qui si fanno le controriforme strutturali».

Teme per la tenuta dei conti pubblici?
«E certo che se ci fossero significativi cambiamenti di bilancio indebolirebbero la nostra posizione negoziale ma al tempo stesso il paese e la sua economia. Il tema della pace fiscale è meno alla ribalta negli ultimi giorni, ma la proposta sta nel contratto. Speriamo che non voglia dire una propensione ad un condono generalizzato. Si tratterebbe di un ribaltamento della politica di lotta all’evasione».

Anche sui dazi, il governo non sembra accorgersi dei danni.
«Per un paese esportatore come l’Italia un atteggiamento protezionistico è un danno, peraltro nelle guerre commerciali non c’è mai un vincitore. Ci colpiranno ma noi in Europa dovremmo avere una voce molto ferma per ribadire il sostegno al libero commercio».

Prevede nuove turbolenze sui mercati, magari già da agosto?
«I mercati stanno di nuovo in fase di attesa ma lo spread è aumentato di 100 punti base rispetto a prima delle elezioni, speriamo che non ci siano ulteriori accelerazioni con conseguente aumento della spesa per interessi e riflessi negativi sui bilanci delle banche. Non stilerei un calendario, ma è certo che il vero appuntamento sarà a settembre quando si vedranno la nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza e, successivamente, la legge di Bilancio».