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Luigi Zanda, capogruppo dei senatori Pd nella scorsa legislatura, è uso non perdere mai l’aplomb sardo-britannico. Eppure in queste giornate roventi di agosto, con le Camere avviate alla chiusura, eccolo tirare fuori un disagio inedito. Lui la definisce «paura». Paura per quel che può succedere in autunno all’Italia, guidata da una maggioranza di governo che «vive in una bolla d’aria malata», una maggioranza che «dichiara qualsiasi cosa senza pensare alle conseguenze che si possono produrre in economia sul piano internazionale».
 

Senatore Zanda, che cosa sta succedendo al Paese?

 
«Sono molto preoccupato per l’economia italiana. Anzi, le dico che ho una vera paura per i mesi che ci aspettano. Chi ha vissuto come me l’estate del 2011 vede segnali inquietanti. Lo spread che da mesi è schizzato di 150 punti, le posizioni sulla Tav, sul gasdotto nel Salento, che segnano discontinuità inedita nei rapporti fra gli Stati, l’indecisione sull’Ilva, l’incomprensibile cacciata di tutto il Cda delle Ferrovie dello Stato, quella vergognosa richiesta di impeachment di Di Maio nei confronti di un galantuomo come Mattarella… Tutto questo rischia di minare l’affidabilità, la credibilità del nostro Paese, tutto questo può crearci seri problemi sotto il profilo economico».
 

Salvini l’ha già detto: vedrete che i poteri forti ci faranno ballare in autunno.

 
«Ma sono loro, con certe parole e certe iniziative, a far ballare il Paese! Pensano che non abbia effetti negativi, sulla credibilità, il rinvio con un emendamento dell’obbligo di vaccinarsi, l’insistenza nel voler eletto un presidente Rai bocciato dal Parlamento, un ministro che chiede di abrogare la legge Mancino che punisce l’incitamento all’odio razziale? L’impressione è di un disordine legislativo, sociale. Se il presidente della Repubblica è attaccato sul web da operatori russi, uno si aspetta che il premier gli esprima forte solidarietà. Ma questo Conte che non conta non mi sembra abbia avuto grandi reazioni. Aggiungo anche le dichiarazioni quotidiane sulla possibilità di sforare il 3 per cento del deficit».
 

C’è il ministro Tria a presidiare.

 
«È certo visibile una dialettica. Da una parte il ministro dell’Economia cerca di tenere i conti in ordine dall’altra i due vicepremier pianificano gli interventi in deficit».
 

Lei addirittura dice: ho paura per l’Italia.

 
«Sì, temo un autunno molto rischioso per la nostra economia. Siamo monitorati. Ogni anno l’Italia deve trovare chi le acquista 400 miliardi di titoli di Stato. Abbiamo un bisogno vitale di investimenti internazionali, una necessità quotidiana di garantire al Paese stabilità e affidabilità. Questo governo finora ha operato al contrario con i suoi annunci, le dichiarazioni smodate, in politica ed economia. È un atteggiamento molto pericoloso. Gli osservatori dei mercati possono percepire un’Italia debole».
 

Nella sua memoria ritrova un periodo simile a questo?

 
«Direi di no. La Repubblica ha vissuto anni terribili, picchi di crisi economica. Ma nessuno dei partiti di allora ha mai agitato il panno rosso della democrazia diretta, nessuno si è mai sognato, come fanno Casaleggio e Grillo, di mettere in discussione la sopravvivenza del Parlamento. Dobbiamo vigilare sul rischio che la democrazia passo dopo passo scivoli in regime».
 

L’opposizione è un po’ anemica.

 
«Non serve un’opposizione che urli ma un’opposizione che faccia politica, che proponga un orizzonte di salvezza per il Paese e si ancori ai valori originari dell’Europa. Solo l’Europa ci può salvare».