«Da gennaio si parte, vogliamo riformare l’Irpef». Pier Paolo Baretta, sottosegretario all’Economia, non ha dubbi. Conferma l’addio alla flat tax e assicura che il taglio delle aliquote favorirà non solo i redditi medio-bassi ma anche le partite Iva.

La manovra 2020 è a un passo dal traguardo. Si poteva fare qualche cosa in più?

«Abbiamo ottenuto il massimo, soprattutto se si considera che una parte preponderante della manovra, oltre 23 miliardi, è stata impegnata per evitare l’aumento dell’Iva che avrebbe pesato per 500 euro a famiglia. Inoltre, ci sono 3 miliardi nel 2020 e 5 miliardi nel 2021 per tagliare il cuneo fiscale e ridurre le tasse ai redditi bassi. Dobbiamo tutti essere soddisfatti per gli obiettivi raggiunti».

L’opposizione la pensa in maniera diversa. E anche nella maggioranza ci sono partiti come Italia Viva che non hanno rinunciato all’idea di cancellare la plastic e la sugar tax…

«In primo luogo, sono state molto ridimensionate. Inoltre, con l’eredità delle clausole Iva, era davvero difficile fare una manovra diversa. Senza considerare che stiamo parlando di imposte che vanno nella direzione di una sostenibilità migliore dell’economia e della società».

Superata l’emergenza dell’Iva, cominceremo davvero a ridurre le tasse?

«I tempi sono molto maturi per una riforma dell’Irpef. È vero che anche nel 2021 dovremo trovare circa 20 miliardi per disinnescare le clausole di salvaguardia dell’Iva. Ma agiremo in un contesto diverso».

Che cosa vuole dire?

«Che abbiamo tutto il tempo per studiare la situazione e individuare percorsi finanziari adeguati. Con l’ultima manovra siamo entrati in corsa, non potevamo preparare un programma di riforma fiscale».

In concreto, che cosa ha intenzione di fare il governo?

«Da gennaio vogliamo far partire una discussione molto ampia coinvolgendo le parti sociali su come riformare il fisco. Vogliamo ragionare a 360 gradi, parlando anche di Iva e di tax expenditures, di come questi capitoli possano generare risparmi di spesa o risorse da destinare alla riforma dell’Irpef, partendo dai redditi medio bassi».

Accantonando del tutto il progetto della flat tax?

«Sì, soprattutto perché uno dei principi cardine della riforma dell’Irpef sarà quello della progressività, anche se si riduce il numero delle aliquote».

Non c’è il rischio di penalizzare le partite Iva che speravano in una flat tax più estesa?

«Per il 2020 abbiamo confermato la flat tax già esistente e non abbiamo introdotto quella promessa. Ma nel cantiere della riforma Irpef ci saranno anche le partite Iva. Molte rientrano naturalmente nella fascia dei redditi medio-bassi. Ma bisogna garantire, nello stesso tempo, un’adeguata lotta all’evasione fiscale».

Si sta cominciando a fare sul serio su questo fronte?

«Mi sento di dire sì, e non solo per ragioni di volontà politica. Oggi disponiamo di tecnologie e strumenti molto efficaci: dalle banche dati alla fatturazione elettronica. Ma, bisogna anche incentivare i cittadini. La lotteria degli scontrini, i bonus, la lotta all’uso del contante, vanno in questa direzione».

Per ridurre le tasse, però, dovremo superare i veti che arrivano dall’Ue.

«Abbiamo riconquistato credibilità con l’Unione Europea. E c’è una congiuntura fortunata: il presidente del Parlamento Ue e il commissario agli Affari economici sono italiani. Inoltre il ministro Roberto Gualtieri ha costruito negli anni una rete autorevole di rapporti a livello europeo. A tutto questo bisogna aggiungere che l’Europa sta cambiando. Un’occasione unica per fare finalmente la riforma del fisco».