“Il Partito democratico porterà al tavolo convocato al Ministero dell’economia sull’utilizzo degli 8 miliardi per il capitolo fiscale della manovra, le due priorità della riduzione del cuneo fiscale sui lavoratori e dell’alleggerimento della pressione sulle piccole e medie imprese”.

Così il responsabile economico del PD e senatore Antonio Misiani in un’intervista a Il Sole 24 Ore.

Questa mattina al tavolo al Mef il Pd porterà “le due priorità della riduzione del cuneo fiscale sui lavoratori e dell’alleggerimento della pressione sulle piccole e medie imprese.

Le soluzioni tecniche sono più di una, ma bisogna privilegiare l’Irpef. Sul lato delle imprese, l’Irap non è l’unica misura possibile: una buona alternativa è il taglio del contributo Cuaf per i datori di lavoro”.

“La legge di bilancio propone diverse opzioni – dice Misiani -. Una di queste è una revisione organica del sistema delle detrazioni per redditi da lavoro dipendente e del trattamento integrativo. Questo intervento avrebbe un duplice effetto positivo: ridurre il cuneo fiscale sui lavoratori e aumentare il grado di equità dell’imposizione, aiutando a superare l’andamento erratico delle aliquote marginali effettive sui redditi da lavoro dipendente”.

Quanto all’Irpef per Misiani “le aliquote e gli scaglioni vanno senza dubbio rivisti. Si potrebbero addirittura superare e sostituire con il modello tedesco della progressività continua, che ha diversi vantaggi. Siamo pronti a discuterne, a patto di non disperdere le risorse disponibili, oggettivamente limitate, su una platea troppo ampia”.

Sul versante delle imprese, “una buona soluzione – spiega Misiani – potrebbe essere il taglio del contributo Cassa unica assegni famigliari, che vale quasi due miliardi a carico sui datori di lavoro e appesantisce il cuneo fiscale. Con l’entrata a regime del nuovo assegno unico una sua rivisitazione avrebbe molto senso”.

Inoltre, sull’Irap “non abbiamo pregiudiziali di alcun genere. Bisogna però considerare che l’Irap dei privati vale 13 miliardi all’anno, e oggi non ci sono gli spazi per un suo superamento a carico della fiscalità generale”.

E “anche sull’idea di fusione con l’Ires bisogna essere cauti, e misurare con attenzione i possibili effetti redistributivi determinati dal fatto che le platee delle due imposte non coincidono”.