Sottosegretario Manzella, c’è un bug in questa legge di bilancio o è un malinteso, una cattiva interpretazione della norma?

«Partiamo dalle cose per come stanno. Industria 4.0 è uno dei programmi di politica industriale di maggior successo negli ultimi anni. Su questo sfondo, Transizione 4.0 è una innovazione che abbiamo voluto fondamentalmente per due ragioni. Primo per rendere più semplice l’utilizzo dell’agevolazione. E poi per ampliarla alle Pmi, che abbiamo scoperto aver utilizzato questo strumento meno di quanto avremmo voluto».

 

Si dice che il diavolo sia nei dettagli…

«Il nostro obiettivo è chiaro: raggiungere il 40% in più di imprese. Nascono da qui le modifiche al credito d’imposta su cui c’è stato un allarme infondato, forse legato alla tecnicità del testo. La nuova impostazione non ha infatti nessun elemento peggiorativo. Abbiamo, prima di tutto, modificato l’ambito di applicazione della misura del credito per l’innovazione. Prima era limitato alle sole attività di ricerca e sviluppo, ora lo abbiamo esteso alle innovazioni tecnologiche di prodotto e di processo: quelle che presuppongono una novità per l’impresa e non più una novità assoluta. Non solo. Le abbiamo ampliate alle attività di innovazione non tecnologica. Pensiamo al design e alle creazioni estetiche, elementi sempre più essenziali per la nostra competitività. Ma è solo il primo punto. Con la legge di bilancio 2020 superiamo il cosiddetto approccio incrementale: il credito non sarà più calcolato sulla differenza tra le spese sostenute nell’anno rispetto alle medesime spese del triennio 2012-14. Ora il credito si calcola sullo stock di ricerca e sviluppo, senza disparità di trattamento tra vecchie e nuove imprese».

 

Non c’è nessun depotenziamento del credito di imposta, né alcun danno al Made in Italy, insomma?

«Il contrario: abbiamo cambiato Industria 4.0 proprio per aiutare le Pmi ad investire in innovazione e per aiutarle a conquistare nuovi mercati. E mi faccia dire un’ultima cosa. La nuova disciplina introduce una premialità per le spese di personale assunto al primo impiego».

 

Che significa?

«Vuol dire portare giovani ricercatori e tecnici nelle nostre imprese. Anche qui per farle più competitive».