«Dal primo gennaio 2021 gli italiani pagheranno meno tasse grazie alla riforma Irpef. E se troveremo l’accordo con i sindacati, Quota 100 sarà sostituita da un meccanismo più equo e meno costoso». È l’auspicio di Antonio Misiani, viceministro pd dell’Economia. «Non sottovalutiamo i segnali preoccupanti di inizio anno, ma non lo diamo nemmeno per perso. Il governo farà la sua parte. È essenziale uno sforzo analogo da imprese e sindacati. Per questo dico alla maggioranza che è il momento per costruire, non per picconare. Parliamo meno di prescrizione, più di economia e lavoro».

Viceministro, il governatore di Bankitalia Ignazio Visco teme “rilevanti rischi al ribasso” per l’economia italiana, anche per l’impatto globale del coronavirus. Condivide l’allarme?

«L’epidemia cinese, se non riportata rapidamente sotto controllo, potrà avere conseguenze negative anche sul nostro Paese, visto che la Cina è il primo esportatore mondiale e terzo fornitore dell’Italia con oltre 30 miliardi di euro di prodotti venduti, tra cui macchinari e componenti semilavorati essenziali per il nostro apparato produttivo».

 

Quale impatto per il Pil?

«I previsori calcolano per la Cina tra -0,2 e -0,7%. Da noi è presto per dirlo».

 

La stima di crescita dello 0,6% in Italia nel 2020 sarà rivista in primavera nel Def?

«Ad aprile faremo il punto con dati più aggiornati. Non sottovalutiamo le insidie di questi primi mesi, dalla Brexit alla guerra dei dazi, dalla Cina alle tensioni geopolitiche. Dobbiamo raddoppiare gli sforzi per far ripartire lo sviluppo. A cominciare dalle proposte che il Pd porterà al tavolo per la “fase 2″».

 

Come pensate di smuovere l’inerzia del Paese e contrastare la “deglobalizzazione”, come la chiama Visco?

«La chiave per superare la stagnazione è un robusto rilancio di investimenti pubblici e privati, orientati allo sviluppo sostenibile. In legge di Bilancio abbiamo stanziato 58 miliardi per le opere pubbliche nei prossimi 15 anni, in aggiunta ai fondi dell’ultimo triennio e a quelli Ue. Essenziale accelerarne la ripartizione. A fine gennaio abbiamo distribuito 2,5 miliardi ai Comuni, un primo passo. Ne devono seguire altri».

 

Qualche esempio?

«Entro poche settimane vareremo i decreti attuativi della riforma degli incentivi di Industria 4.0 per aiutare le aziende che vogliono comprare macchinari e software. Pensiamo anche a un pacchetto semplificazioni per riportare, entro la legislatura, l’Italia tra i primi 25 Paesi della classifica DoingBusiness che misura la facilità di fare impresa: oggi è 58esima. Abbiamo rilanciato i Pir, piani individuali di risparmio. E l’Ace, l’aiuto alla crescita economica. Bisogna andare avanti su questa strada, anche potenziando i canali di accesso a finanziamenti alternativi a quelli bancari per le aziende».

 

Il ministro dell’Economia Gualtieri dice che nel 2019 l’Italia ha risparmiato 3 miliardi di interessi sui titoli di Stato, grazie al ribasso dello spread. Nel 2020?

«In legge di Bilancio ne calcoliamo altri 7 di miliardi. Potremmo andare oltre. Dopo le elezioni regionali lo spread è sceso a 130 punti: un segnale incoraggiante. I mercati si fidano dell’Italia e della stabilità di questo governo. Il dividendo dello spread può essere usato per la crescita».

 

Litigate però sulla riforma dell’Irpef. Pensate di alzare l’Iva per finanziarla?

«Da luglio 16 milioni di lavoratori dipendenti pagheranno meno tasse. E senza toccare l’Iva. Ad aprile arriverà in Parlamento la legge delega per riformare l’Irpef e aiutare ceti medi e famiglie, estendendo i benefici anche ad autonomi e pensionati. Voglio essere chiaro: sull’Iva non c’è alcuna discussione aperta. Può essere rimodulata per renderla più equa e razionale, non per fare cassa. Il nostro dovere è piuttosto recuperare i 37 miliardi di Iva evasa su 110 miliardi totali di evasione».

 

Come farete allora? Ci sono 20 miliardi di nuove clausole Iva da disinnescare e la riforma delle pensioni su cui vi siete impegnati.

«Le riforme di fisco e pensioni vanno costruite dialogando sin da ora con le parti sociali. Tutto subito è impossibile. Bisognerà selezionare le priorità e costruire un percorso pluriennale».

 

Se trovate l’accordo con i sindacati sulla flessibilità in uscita, siete disposti a fermare Quota 100 a fine 2020?

«Non abbiamo preclusioni. Importante è dare certezza a chi deve andare in pensione nel 2021. E fare una riforma equa e sostenibile che tuteli i giovani e le categorie più fragili con costi inferiori a quelli di Quota 100».