Mezzogiorno
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Voce soave, modi felpati e dietro o sogivardo furbissimo dietro gli occhiali. Il numero due del Tesoro, Antonio Misiani, è ritenuto da molti il ministro ombra, ma lui nega. Così come rifiuta l’idea che il governo di cui fa parte non abbia ancora messo a segno alcun provvedimento espansivo per il rilancio del Paese. «Cinquantanove miliardi di investimenti pubblici per l’ambiente non è la cosa migliore che possiamo fare per le nuove generazioni?» domanda retorico il bocconiano di Bergamo, classe ’68. «Un piano di investimenti pubblici così fortemente orientato verso lo sviluppo sostenibile non lo aveva mai fatto nessuno in Italia».

Che faccia ha fatto sua moglie quando le ha detto che andava al governo con i Cinque stelle?

Diciamo che ho passato un’estate particolare, stavamo programmando le vacanze con i figli, ma la chiamata a far parte del governo ha sconvolto tutto.

 

Che cosa ha detto?

«Sei un gran lavoratore, fa’ che questo lavoro ti venga riconosciuto».

 

La paura che la «supercazzola» di Giuseppe Conte rubi sempre la scena?

Intende che è abile a non dire niente?

 

Già.

Beh, ma la «supercazzola» è uno sport in cui nel mondo politico italiano abbiamo punte di eccellenza europea.

 

Ma come sono i Cinque stelle visti da vicino?

Lì dentro, nel Movimento, qualunque leader sarebbe messo a dura prova.

 

Una difesa d’ufficio di Luigi Di Maio?

È un giovane che si sta misurando con sfide impegnative, non va sottovalutato.

 

Sulla riforma del Mes, l’Italia ha rinviato tutto a giugno, andando nella direzione della logica «a pacchetto», che apre la discussione sull’Unione bancaria. Restano però dubbi.

La riforma è frutto di un negoziato complesso. È un compromesso tra istanze diverse, il testo è migliore rispetto alle proposte iniziali e il meccanismo, che è operativo dal 2012, è fondamentale per il buon funzionamento della zona euro. Di fatto è una mutua assicurazione a favore dei Paesi in temporanea difficoltà finanziarie.

 

Ma l’Italia non potrebbe accedere agli aiuti perché non rispetterebbe i parametri…

Non ha mai avuto bisogno di accedere agli aiuti e non ne avrà bisogno nemmeno in futuro perché il nostro debito pubblico è sostenibile. Ciò detto, una rete di protezione per la zona euro è di fondamentale importanza per evitare i disastri che si sono verificati tra 2009 e 2011 per la cattiva gestione della crisi greca.

 

Il nostro Paese potrebbe comunque accedere al fondo?

Oggi il rischio maggiore che corre l’Italia non deriva dalla riforma del Mes, ma dall’ipotesi di diverso trattamento dei titoli di Stato presenti nelle banche.

 

Serve il completamento dell’Unione bancaria?

Completamento che passa attraverso l’assicurazione sui depositi (Edis), che incrocia il dibattito tra riduzione e condivisione dei rischi, con la Germania che insiste sul ridurli. Noi abbiamo un’impostazione di segno opposto.

 

Quindi per ora la garanzia sui depositi esiste solo a livello nazionale…

Sì, esiste la garanzia dei 100 mila euro del bail-in.

 

Invece i conti correnti postali sono garantiti senza limiti?

Poste effettivamente non aderisce al Fondo interbancario di tutela dei depositi.

 

Il governo è alle prese con l’ennesima banca in difficoltà, la Popolare di Bari.

Vanno aiutati i correntisti e i lavoratori dell’istituto di credito più importante del Mezzogiorno ed è necessario puntare alla costituzione di un polo creditizio a servizio dell’economia del Sud, questione che già si poneva, a prescindere dalla Popolare di Bari.

 

Ma scusi, come fa il Pd ad andare d’accordo con i Cinque stelle sui salvataggi delle banche?

Quando si è al governo bisogna mettere da parte le parole d’ordine demagogiche e pensare alla concretezza dei problemi. Mica vogliamo salvare i banchieri, noi!

 

E l’ex Ilva?

Abbiamo bisogno dell’acciaio prodotto a Taranto e il lavoro parte dal capire come mantenere l’insediamento produttivo e rilanciarlo, ovviamente con un piano industriale, proteggendo la salute dei cittadini.

 

ArcelorMittal potrebbe tirarsi indietro?

Speriamo di no. S’imbarcherebbero in un contenzioso miliardario.

 

Lotta al contante: come pensate di non farla pesare sui commercianti?

Abbiamo detassato le commissioni e stiamo cercando di azzerarle sulle transazioni più basse. Sa che la gestione dei contanti costa oltre 10 miliardi di euro?

 

Gli italiani non amano la moneta elettronica?

Le transazioni procapite sono 101 all’anno, contro le 231 della media europea.

 

Alitalia. Siamo un Paese che attrae 50 milioni di turisti l’anno, ma rischiamo di rimanere senza un vettore nazionale del trasporto aereo.

Non è immaginabile che l’Italia, a differenza di tutti gli altri grandi Paesi europei, diventi un mercato in cui operano solo vettori stranieri.

 

Da quando c’è stato il referendum per la Brexit il Pil inglese è salito e la disoccupazione è scesa…

Nel medio lungo periodo la Brexit avrà un impatto negativo sull’economia inglese e anche su quella degli altri Paesi europei.

 

La gente però è scontenta della Ue.

Va ricostruita una connessione sentimentale tra l’opinione pubblica e la Ue.

 

E il Fiscal compact la modificherebbe?

Quelle regole sono state concepite in una stagione, la crisi finanziaria del 2011 e 2012, con un orientamento pro austerità che ha dimostrato tutti i suoi limiti. Ora vanno cambiate nella direzione del rilancio allo sviluppo economico, ambientale e sociale.

 

Tornando a casa nostra, visioni economiche differenti dividono il Pd dai Cinque stelle.

Non abbiamo l’impostazione duramente statalista del Movimento.

 

Renzi che alleato di governo è?

Complicato, molto assertivo e ora vuole far sentire la sua voce in modo troppo aggressivo.

 

Il problema sarà presto incontenibile?

Spero di no.

 

Quando si andrà a votare?

Non ho la sfera di cristallo.

 

Si arriverà a fine legislatura?

Se si metterà a vivacchiare il governo non andrà molto lontano.

 

Conte vuole fare questa ripartenza del governo…

E ha ragione! Siamo al governo per dare risposte concrete agli italiani, se ci dimostreremo in grado di darle, bene, altrimenti è sbagliato rimanere solo per galleggiare.

 

E da che cosa si ripartirà?

Dalla riforma organica del fisco, che l’Italia aspetta dal 1973. Le sue iniquità e complessità sono uno dei motivi del ritardo dello sviluppo italiano.

Andrà nel senso caro alla sinistra di appesantire chi già paga senza stanare gli evasori totali?

No, no, no! La riforma dovrà rendere più semplice il sistema fiscale e riorientare il carico fiscale aiutando chi lavora, chi fa impresa, nella direzione dello sviluppo sostenibile.

 

Quando non si occupa di numeri, che cosa fa?

Adoro le serie di Netflix, come Gli ultimi zar… Poi colleziono i fumetti di Nathan Never, che è un personaggio solitario come me.

 

Allora le pesa fare il viceministro?

No, è terapeutico, mi costringe ad avere rapporti con il resto del mondo.

 

Sport?

Cammino il più possibile, mi sposto tra i palazzi a piedi.

 

A chi è che si ispira per la sua azione, a Bersani, a Visco?

No, preferisco Beniamino Andreatta. Perché è stato rigoroso, combattivo.