grafici di borsa
Image licensed by Ingram Image

Antonio Misiani non dimenticherà facilmente la giornata di lunedì 16 settembre. Si è cominciato al mattino con un momento di ritualità solenne eppure festosa, quando si è presentato insieme alla moglie Maria Ines e ai figli Chiara e Marco, 18 e 16 anni, a Palazzo Chigi per il giuramento da viceministro dell’Economia, il primo incarico di governo della sua vita dopo 2 anni trascorsi nelle commissioni Bilancio di Camera e Senato. Atmosfera delle grandi occasioni, e lui che per l’emozione non sa dove firmare. «Me l’ha dovuto indicare Conte», ricorda con un sorriso. Non è finita: scendendo le scale della presidenza la figlia maggiore «un’emozione forse ancora più grande» – gli annuncia che è stata ammessa alla facoltà di Scienze politiche della Luiss.
 
«La mia famiglia mi è sempre stata vicinissima, mi ha supportato senza reticenze, mi ha fatto sentire forte e motivato anche nei momenti difficili», confida. Ma la giornata di lunedì non è ancora finita, anzi. L’imprevisto degli imprevisti arriva in serata, quando Matteo Renzi annuncia il suo abbandono del Pd. Proprio lui, Misiani, che del Pd formato attuale è una delle colonne, è spiazzato e sconcertato. Perché Misiani è stato uno degli architetti della mozione Zingaretti per le primarie, a fianco dell’attuale segretario nel suo ingresso al Nazareno finché è stato nominato a fine primavera responsabile economico del partito.
 
E nella telenovela di agosto ha vissuto insieme a Zingaretti il tormento interiore e il travagliato percorso che ha portato alla nascita del governo giallorosso. Se c’è qualcuno che crede nel disegno unitario del Pd che sembrava finalmente compiuto, è proprio lui. Invece, tutto da rifare negli equilibri interni del centrosinistra. L’unità del partito, per cui Misiani si è battuto come un leone, è andata a farsi benedire.
 

SENZA INDUGI AL LAVORO

Il problema, quel lunedì, è che Misiani non ha tempo per pensarci né per indulgere in commenti. Deve correre in via XX Settembre, dove lo aspetta il ministro Roberto Gualtieri («qualcosa di più di un amico e un collega», lo definisce) perché c’è da mettere mano alla manovra economica senza perdere letteralmente neanche un minuto.
 
«Il ministro ha già cominciato a lavorare molto duramente, adesso lo affiancheremo immediatamente», si limita a dire ai giornalisti sul piazzale assolato. «Tre saranno i punti cardine: fisco, investimenti e ambiente», ci anticipa in queste ore frenetiche (il 27 c’è da consegnare la nota aggiuntiva e il 15 ottobre Ue deve arrivare alla Ue il Documento programmatico 2020-22).
 
«La priorità è bloccare l’aumento dell’Iva previsto dalla scorsa legge di Bilancio. Archivieremo la fiat tax che proponeva Salvini che costerebbe un botto e favorirebbe solo i redditi più alti. Vogliamo anivare al taglio al cuneo fiscale tutto a favore dei lavoratori e consolidare gli incentivi fiscali per gli investimenti privati». La svolta rispetto al precedente governo è marcata: «Verrà riesaminata – riprende Misiani – l’estensione dell’imposta fissa per i redditi professionali tra 65 e 100mila euro che presenta problemi con la normativa Ue.
 
L’obiettivo è abbassare la pressione fiscale a partire dai redditi medi e bassi». Tante sono le idee a cui si lavora: «Pensiamo a un fondo di investimenti pubblici per l’ambiente per 50 miliardi in dieci anni, e sul fronte dell’istruzione vogliamo realizzare il progetto di asili nido gratuiti per le famiglie con reddito inferiore a 25mila euro nato nel tavolo con Zingaretti».
 

OGNI WEEKEND A CASA

Misiani, nato a Bergamo nel 1968 e legatissimo alla sua città («da sempre torno a casa ogni weekend anche se ora con l’impegno nel governo diventerò un po’ più romacentrico»), mastica pane e politica dall’adolescenza. Laureato alla Bocconi, si è sempre occupato di economia, «la mia seconda passione insieme alla politica». Ha vissuto per intero la parabola che ha portato alla laboriosa trasformazione del vecchio Pci nell’attuale forza di centrosinistra (e ora testimonierà chissà quali nuovi sviluppi).
 
«Mi iscrissi alla Sinistra giovanile ne11992 quando era guidata da Zingaretti, poco dopo la svolta della Bolognina con la nascita del Pds», racconta. Nel partito diventa ne11998 segretario provinciale a Bergamo e nel 2000 entra in segreteria regionale. Negli anni è vicepresidente della commissione Bilancio del consiglio comunale di Bergamo, consigliere provinciale, assessore al Bilancio nel capoluogo orobico.
 

L’INGRESSO IN PARLAMENTO

Nel 2006 l’elezione a deputato: tre legislature a Montecitorio, nel marzo del 2018 il passaggio a Palazzo Madama. Ora, nella sua nomina a viceministro dell’Economia molti vedono una riproduzione del ticket Padoan-Morando dei governi Renzi e Gentiloni: il ministro valorizza la stima di cui gode a livello internazionale (Padoan era all’Ocse, Gualtieri al Parlamento di Strasburgo) e si concentra sulle trattative con Bruxelles, il suo vice, politico navigato, si cura degli aspetti interni a partire dal fisco e dalla manovra finanziaria.
 
«La situazione di partenza è molto complicata», spiega Misiani. «L’Italia è in stagnazione, la manovra di bilancio si presenta difficile come non mai. I problemi sono tanti, lavoreremo pancia a terra per superarli. L’Italia può e deve ripartire, vogliamo renderla più giusta e più “verde”. Ci sono le condizioni, la motivazione e anche il supporto europeo per rendere questi obiettivi realtà».