I sette miliardi di euro di entrate da lotta all’evasione ci saranno, assicura il viceministro dell`Economia, Antonio Misiani (Pd), ma soprattutto la prossima manovra «tutelerà i ceti medi», sia sul fronte delle tasse sia su quello della sanità.

Banca d’Italia, Corte dei Conti, Ufficio parlamentare di bilancio hanno tutti messo in dubbio le entrate da lotta all’evasione.

«L’obiettivo del governo è ambizioso, ma è sostenuto da un insieme di misure incisive che saranno sottoposte al vaglio rigoroso della Ragioneria generale dello Stato. Non tutte verranno cifrate, ma il pacchetto finale sarà coerente con la Nota di aggiornamento al Def e con l’obiettivo di ridurre in misura importante i circa no miliardi di euro sottratti ogni anno al fisco dagli evasori».

Dopo le aperture del ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, si lavora ancora all’ipotesi di modulare l’Iva, per esempio aumentando quella su ristoranti e alberghi e diminuendo quella su bollette e pannolini?

«Sui tavoli tecnici ci sono diverse ipotesi. Ma l’orientamento politico che abbiamo condiviso è che non ci sia un aumento del gettito Iva. In materia fiscale il governo punta nell’arco della legislatura ad un ridisegno complessivo del sistema, che riguarda innanzitutto l’Irpef e che punta a rendere meno gravosa e più equa la tassazione dei cittadini e delle imprese».

Ma qualche aggiustamento sull’Iva, sulla scorta degli esempi che facevo prima, potrebbe già scattare nel 2020?

«È difficile. In ogni caso, rimangono fermi gli impegni assunti con il Parlamento. La pressione fiscale nel 2020 diminuirà non solo rispetto alle previsioni del governo precedente, ma anche rispetto al livello del 2019».

Tra le misure del pacchetto contro l’evasione fiscale ci saranno anche quelle dedicate al fisco locale?

«Tra le ipotesi c’è il rafforzamento della lotta all’evasione su Imu e Tasi, dove c’è un fax gap di circa 5 miliardi, generalizzando l’invio dei modelli precompilati, come già fanno alcuni comuni, e soprattutto potenziando gli strumenti della riscossione locale. Una riforma alla quale sta lavorando la viceministra Laura Castelli e che potrà dare frutti importanti».

Tuttavia parliamo di una manovra che, impegnata per 23 miliardi a disinnescare gli aumenti dell’Iva (clausole di salvaguardia), potrà destinare non più di 6-7 miliardi alla crescita.

«La manovra va letta in un orizzonte triennale, evitando di fermarsi solo agli impegni per il 2020. Innanzitutto, verranno disinnescate in parte anche le clausole di salvaguardia per gli anni successivi, liberando spazi per le prossime manovre. Inoltre, approveremo 5o miliardi di risorse che si aggiungono a quelle già stanziate con le ultime tre leggi di Bilancio (circa 120 miliardi) e che finanzieranno un piano di investimenti pubblici che si concentrerà sulle politiche ambientali e sulle infrastrutture sociali, a partire dall’aumento dell’offerta di asili nido».

Cinquanta miliardi in quanti anni?

«Per i prossimi 15 anni: si tratta del maggior finanziamento pluriennale mai deciso con una manovra di bilancio. Lo stesso vale per la sanità: la conferma dell’aumento di due miliardi nel 2020 e di un miliardo e mezzo nel 2021 previsto dalla legislazione vigente è una scelta politica importante e non scontata».

In realtà si mantiene il fondo sanitario senza i tagli previsti. E poi c’è allo studio una riforma dei ticket per legarli ai redditi. A pagare sarebbero soprattutto i ceti medi, cioè i soliti noti.

«Un aumento del fondo sanitario di queste dimensioni non avveniva dal 2014, quando peraltro fu imposto da una sentenza della Corte Costituzionale. La riforma dei ticket è un processo graduale che avvieremo e nel quale staremo ben attenti a tutelare i ceti medi. È la stessa preoccupazione che ci guiderà nella riforma dell`Irpef, anche questa un percorso a tappe».

Di nuovo, nel 2020 solo briciole.

«La prossima manovra è come un treno in corsa sul quale questo governo è salito appena un mese fa. Ci sarà intanto lo stop all’aumento dell’Iva, l’avvio del taglio del cuneo sul lavoro, l’aumento degli asili nido e la gratuità degli stessi».

E l’assegno unico per i figli?

«Arriverà con un provvedimento specifico, diverso dalla legge di Bilancio. Per realizzarlo infatti bisognerà prima riordinare e unificare, come prevede il disegno di legge delega incardinato alla Camera, tutti gli strumenti in campo: detrazioni, assegni famigliari, bonus bebè, eccetera. E un lavoro molto complesso. Poi si potrà procedere».

Il taglio del cuneo invece si farà nel 2020, ma solo da metà anno. Si partirà dagli incapienti?

«A mio giudizio è la strada migliore. Ci sono 3,7 milioni di lavoratori dipendenti e collaboratori con redditi inferiori a 8 mila euro annui che non ricevono il bonus da 8o euro. Di questi, solo 300-400 mila accedono al reddito di cittadinanza. È un’area di lavoro fragile e in sofferenza. Si potrebbe aiutarli introducendo una sorta di imposta negativa, cioè un assegno proporzionale al reddito, che partendo dal basso raggiunga, per esempio, gli 8o euro al mese a 8 mila euro di reddito. In ogni caso, sulle modalità di taglio del cuneo il governo si confronterà con le parti sociali».