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Il prossimo decreto Aprile (titolo provvisorio) destinato alla prima ripartenza economica dopo il “Cura Italia” (altrimenti detto decreto Marzo) per gli interventi d’urgenza per la pandemia, “avrà una dotazione paragonabile al primo. Che valeva 25 miliardi” dice al Foglio Antonio Misiani, viceministro dell’Economia, del Pd.

“La copertura verrà in parte dal recupero dei fondi europei non ancora impiegati e dalle risorse del Fondo di sviluppo e coesione, circa 10-12 miliardi che sarebbero dovuti tornare al bilancio comunitario ma che Bruxelles ha autorizzato a trattenere. Il resto, da ulteriore disavanzo”.

Il totale potrebbe arrivare a una trentina di miliardi; che contribuiscono, assieme ai 25 precedenti e alla vecchia manovra di bilancio, a portare il deficit italiano intorno ai quattro punti e mezzo.

“Ci muoviamo in base alla sospensione del Patto di stabilità e crescita decisa da Bruxelles. Consapevoli certo che poi bisognerà rientrare, ma si tratta di una scelta necessaria, per noi così come per il resto d’Europa”.

Gestibile è il termine usato dal ministro Roberto Gualtieri per illustrare in Parlamento la recessione alla quale l’Italia sta andando incon- tro.

In che ordine di grandezza siamo?

“Stiamo monitorando giorno per giorno la situazione economica e dell’occupazione. Un ordine di grandezza non c’è, gli stessi centri di ricerca danno indicazioni divergenti. L’essenziale è che al calo, inevitabile e profondo, segua una rapida ripresa. Ciò che ci caratterizza è l’essere entrati prima nella fase acuta del contagio, il che lascia prevedere che ne usciremo prima.

Ma l’Italia è un paese esportatore, non si può immaginare una ripresa autarchica. Ciò però significa anche che gli stimoli economici europei e mondiali non potranno fermarsi ai prossimi mesi”.

Misiani si concede una battuta: “Dopodiché servirebbe un decreto per mettere fine subito a questo 2020, che oltretutto è pure bisestile”.

Ma subito riprende con i numeri, anche perché è in agguato un’opposizione che di miliardi freschi ne chiede 100, cioè il doppio. “In realtà siamo già ben oltre” risponde.

“Una parte dei 25 miliardi del primo decreto attivano 340 miliardi di liquidità per le imprese”.

E cioè? “Una moratoria sui prestiti per le micro imprese, partite Iva, piccole e medie aziende, professionisti e ditte individuali: 220 miliardi. Si tratta del congelamento del rimborso di linee di credito, anticipi, scadenze di prestiti, rate e canoni, al momento fino al 30 settembre. Il Fondo centrale di garanzia per le piccole e medie imprese sarà implementato per attivare liquidità per 100 miliardi attraverso strumenti di vario genere.

A chi è escluso da queste facilitazioni la Cassa depositi e prestiti, attraverso garanzia pubblica, erogherà 10 miliardi. Altri 10 saranno liberati dalle banche che potranno cedere crediti incagliati e anticipare i relativi crediti di imposta. Il Fondo di solidarietà per i mutui di acquisto della casa verrà esteso agli autonomi, senza vincoli Isee.

Verranno rafforzati i Confidi, le coperture Sace alle regioni per gli acquisti dall’estero di materiale sanitario, le tutele per le assicurazioni contro la volatilità del mercato. Mettendo tutto insieme, siamo al 19 per cento del pil. La Germania ha annunciato garanzie per 550 miliardi, il 16 per cento del suo pil. Ora parlano di 1.100. La Francia per 300, il 12 per cento. La Spagna di 200, il 16″.

I confronti europei portano alla querelle su Bruxelles e sulla riforma del Mes, l’ex Fondo salva stati. In vista del Consiglio europeo di oggi, i governi di Italia, Francia, Spagna, Portogallo, Slovenia, Belgio, Grecia, Irlanda e Lussemburgo hanno sottoscritto un documento congiunto per sbloccare intanto i Covid-bond destinati a specifici investimenti nel settore sanitario e nelle ricadute dell’epidemia.

Anche Angela Merkel ha aperto a una forma temporanea di questa prima forma di Eurobond, sia pure finalizzati.

“E anche Lagarde ha appena invitato a considerare l’uso di Covid-bond one-off, una tantum”.

La presidente della Bce ha sollecitato linee di credito specifiche del Mes, con condizionalità soft, cioè la mera garanzia del destinatario della sostenibilità del debito. “Abbiamo detto e lo ripetiamo che non accetteremo interventi di controllo esterno, sulla Grecia hanno fatto tutti autocritica e non siamo certo in quelle condizioni. Le Enhanced conditions credit lines significano ‘a condizionalità migliorata’.

Di che si tratta? Va chiarito. Quel che è certo è che quel muro francotedesco si sta incrinando. Quello di Berlino venne giù in una notte, e anche lì le crepe c’erano da tempo”.