Tommaso Nannicini
Tommaso Nannicini

Il Pd dice di avere un programma credibile, lo testimonierebbe milione di posti di lavoro creati nella legislatura. Ma la disoccupazione è ancora a due cifre. L’8o% e oltre delle assunzioni è di nuovo a termine. Un bilancio di luci e ombre, verrebbe da dire.
«Non abbiamo mai detto che nel mercato lavoro va tutto bene – replica Tommaso Nannicini, economista, estensore del programma e candidato al Senato a ‘Milano – Non per nulla il lavoro di qualità è al centro del nostro programma. Aver creato, nonostante la crisi, più di un milione di occupati dipendenti, più della metà a tempo indeterminato, è un risultato oltre le aspettative. L’abolizione dei cocopro e la riduzione delle finte partite Iva lo stesso. Altro che boom del precariato».

Resta il fatto che mentre il centrodestra punta sul taglio delle tasse con la fiat tax, il Pd non propone nulla sulla curva dell’Irpef.
«Noi – dice Nannicini – vogliamo una riduzione dell’Irpef per le famiglie con figli, per favorire natalità e occupazione femminile. Per questo proponiamo 240 euro al mese su ogni figlio fino agli 8 anni e poi 8o euro fino a 26 anni, senza distinzioni tra incapienti, dipendenti e autonomi. La flat tax costa 6o miliardi l’anno a vantaggio dei più ricchi».

Ma il Pd, oltre ai 240 euro sui figli, propone anche il taglio dei contributi dal 33 al 29%, più investimenti pubblici, il potenziamento del reddito d’inclusione e dell’indennità di accompagnamento per i non autosufficienti: come è possibile che stimi i costi di questo programma solo in 35 miliardi di euro in 5 anni?
«L’Osservatorio di Carlo Cottarelli – risponde Nannicini – li ha stimati in 38 miliardi, appena tre in più di quello che diciamo noi, contro i 136 miliardi del programma del centrodestra e i 103 miliardi di quello dei 5 Stelle. Noi facciamo proposte sostenibili e contiamo sul loro effetto strutturale».

Parte delle coperture arriverebbe però da una diminuzione del deficit minore rispetto ai vincoli dell’Unione Europea. Molti non lo ritengono realistico.
«È quello che abbiamo fatto finora, scambiando flessibilità sui conti con le riforme. È il sentiero stretto di cui ha parlato il ministro Padoan» dice l’economista del Pd. Secondo il quale non servirebbe nemmeno la manovra aggiuntiva da 3-4 miliardi di euro subito dopo le elezioni: «Tutti gli anni se ne è parlato e tutte le volte non c’è stata. Certo – aggiunge – l’equilibrio dei conti dipende anche dall’avere un governo credibile dopo il voto. Noi abbiamo dimostrato in questi anni di essere credibili e per il futuro non cavalchiamo la tigre di promesse irrealizzabili».