Pier Carlo Padoan, ex ministro dell’Economia, vede una «crisi di fatto» del governo Conte che la conferenza stampa di lunedì non ha assolutamente risolto. Una crisi destinata ad esplodere nel momento in cui le promesse di Lega e M5S dovranno fare i conti con l’Unione europea.

In fondo quello del premier è sembrato un penultimatum ed è emerso il desiderio di andare avanti.

«Io la penso come Zingaretti e come Gentiloni che parlano per convinzione non per fare propaganda. La frattura mi sembra grave, dev’essere ricomposta e non è affatto semplice».

Il premier punta sul dialogo con l’Europa. È quello il vero nodo?

«L’Europa si aspetta una cosa semplice: di parlare con un solo governo italiano. Se i governi che parlano sono tre non sa a chi dare i resti. Per il momento l’Italia ha garantito soltanto una grande confusione».

E se Salvini e Di Maio facessero solo finta di litigare?

«La mia impressione, la stessa di tutti gli italiani fino a qualche giorno fa credo, era quella. Ma se la lite dura troppo tempo si va oltre il limite del fare finta. E quando metti sul tavolo avvertimenti, ultimatum, aut aut il gioco diventa pericoloso e rischia di scapparti di mano».

Come possiamo pagare la promessa di Salvini di sforare il 3 per cento del deficit?

«Per carità, lo sforamento è una cosa in teoria fattibile. A dire il vero se mettiamo insieme tutte le dichiarazioni del leader della Lega siamo ben oltre il 3 per cento. Bisogna però poi fare i conti con l’esplosione del debito e con lo spread che schizza di nuovo verso l’alto».

E l’Italia non se lo può permettere. Come la flat tax, no?

«La flat tax ha la caratteristica di essere semplice e di promettere abbassamento delle tasse. Se l’aliquota è elevata si hanno certi effetti ma appunto dipende dal livello dell’aliquota».

In questo caso è il 15 per cento.

«Che significa che diventa una tassa iniqua, regressiva e ha problemi di copertura. Tutto dipende da come la si costruisce. Così come la disegna Salvini, tradotta in soldi costa dai 15 ai 40 miliardi. Dipende dalle detrazioni fiscali».

Cioè è una promessa irrealizzabile?

«Non è possibile avere lo sforamento del deficit, la stabilità dei conti e una gestione oculata delle tasse. Sono cose che non si tengono assieme».

Qualcuno nel Pd paventa una patrimoniale.

«Ma non per la flat tax. L’unico modo per finanziare questa misura e allo stesso tempo non far scattare l’aumento dell’Iva è quello di sforare il deficit. Con il conseguente aumento del debito».

Come risponderà la commissione europea alla lettera del ministro Tria?

«Se oggi la commissione decide di aprire una procedura d’infrazione il prossimo passo sarebbe la decisione dei ministri dell’Ecofin. Non è una buona notizia per l’Italia. Purtroppo il nostro Paese non ha saputo costruirsi alleanze solide in quella sede. Sarebbero servite».

Non pensa che l’Unione sarà più morbida dopo aver visto i numeri della Lega alle Europee?

«Se si riferisce alle alleanze europee messe in piedi da Salvini sbaglia di grosso. Sarebbe illusorio pensare che i governi di Paesi cosiddetti sovranisti possano concedere all’Italia, come dire, un rilassamento delle regole fiscali. I Paesi sovranisti sono più rigoristi degli altri. Questa è la verità».

Se ci presentiamo con queste premesse al negoziato con Bruxelles per la legge di bilancio saremo bocciati?

«La trattativa con la Commissione europea andrebbe fatta con una chiarezza di intenti e con il massimo sforzo possibile. Il Paese dovrebbe presentarsi con una linea coerente che finora non c’è stata. La credibilità è il primo requisito quando si affrontano queste discussioni. Invece l’esecutivo non ha una visione di lungo periodo del Paese e queste mancanze si pagano».

Fa bene il segretario del Pd Zingaretti a chiedere elezioni anticipate anche se il partito è molto lontano dalla Lega?

«Zingaretti ha sacrosanta ragione a chiedere il voto subito. Quali sono le alternative? Nessuna. La legislatura si deve chiudere con la fine e con la sconfitta del progetto di governo gialloverde. Solo così si può immaginare una rimonta nelle urne».